* A proposito del film Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera, di Kim Ki-duk, 2003.

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È un film didattico, quasi didascalico. Fino a che punto, però, lo si può definire figlio di una religiosità improntata al buddismo? Alcuni elementi sono sicuramente caratteristici della cultura buddista. Per esempio l’essenzialità dei suoni, dei dialoghi, delle scene. Come pure la lentezza nella quale le scene sono apparentemente immerse. Dico “apparentemente” perché in realtà non vi è nulla di lento all’interno di tali parti, è la nostra aspettativa -educata da anni di film “d’azione” nei quali vengono condensati in pochi minuti decine di movimenti e accadimenti caotici- che dal di fuori ci fa percepire come lente scene che seguono il tempo reale dei fatti che rappresentano: un uomo che rema, una porta che si apre. Questa lentezza vuol essere espressione della pregnanza della vita e tale pregnanza non è rappresentata da segni occulti o prodigi ma dalla normalità dei gesti, degli oggetti, delle piante, degli animali e degli uomini. Il mistero vivente. Così pure appartiene alla didattica buddista l’accento sulla ciclicità; non tanto le stagioni, ma il riproporsi nella vita di ogni uomo del problema fondamentale che ciascun deve affrontare e risolvere da capo. Perché la storia religiosa ricomincia da zero in ogni uomo. Salvezza personale in un tempo personale.

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Poi l’evidenziata relazione tra desiderio dipendenza legame col mondo sofferenza e la forte e chiara contrapposizione della quiete monastica fuori dal mondo. Ma possiamo dire che ciò sia specificamente buddista? Non è forse l’antifona, la comune rappresentazione dei pregi del chiostro a fronte del disordine del mondo così come viene proposta da tutte le religioni?

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Se così stanno le cose, se ad ogni vita necessita un nuovo ciclo di salvezza, a parte il chiostro con il suo isolamento che già è patrimonio di tutte le religioni, qual è il sentiero che conduce e mantiene in salvo dalla sofferenza secondo il Buddha? In questo il film ci concede solo alcuni spunti, certamente scarni e di difficile decifrazione: la sequela, ovvero la necessità di vivere assieme, a lungo, con un padre spirituale. La saggezza e l’insegnamento del Sutra del Cuore che viene prima intonato e poi scolpito sul pavimento. Nulla è detto di questa saggezza e di questo insegnamento se non mostrarne i risultati nel luogo e nella vita che vi si svolge. A mio parere il regista usa simboli e richiami al buddismo in modo più spettacolare che sapiente, come non conoscesse appieno la valenza di ciò che sta maneggiando: le porte (di accesso al laghetto, nella casa) sono erette nel vuoto e uniscono spazi non altrimenti divisi, ma questo che cosa ci vuol far capire? Il dito è proprio quello, ma non indica null’altro che sé stesso. Persino l’attenzione devota del maestro appare meccanica, compensativa, fredda. Il suicidio rituale con l’ideogramma “chiuso” incollato sulla bocca, sugli occhi ecc. ha, forse, un qualche significato nella cultura coreana, non ha una particolare valenza di senso nel buddismo.

mym


2 Responses to “Primavera, estate…”

  1. fradamiano Says:

    Kim ki Duk è cattolico , ed anche a me il film non è sembrato molto “buddista”.
    Tra l’altro il monaco non medita mai , cosa abbastanza strana. L’ambientazione denota un sottofondo culturalmente buddista ma a volte lascia profondamente perplessi.Soprattutto se lo si confronta con il film coreano “perchè Bodhidarma è partito per l’ oriente “di Yong Kyun Bae (sconosciuto ai più…) che vinse il festival di Locarno nel lontano 1989 , e oggi introvabile anche in rete .
    Sicuramente per molti versi Kim Ki Duk si ispira al film di Yong Kyun Bae . Esempio il bambino orfano . La scoperta da parte del bambino della sofferenza . L’isolamento dei monci . Il mondo esterno che irrompe nella loro pratica . Ma in Estate… Kim Ki Duk dimostra la sua scarsa dimestichezza co il buddismo mantenendosi in superfice a una generica ricerca spirituale. La mia impressione è che il film Perchè Bodhidharma … in corea abbia quasi creato un genere , che viene molto apprezzato in occidente anche se la copia non raggiunge l’originale . Degenerazine del Dharma ?

  2. mym Says:

    Sì, anche a me ha ricordato Perché Bodhidharma…, devo averlo scritto da qualche parte. Le differenze sono estetiche e di contenuto: il film di Duk è più “bello”, il film di Bae è un tentativo serio di esprimere religiosità, o almeno lo si può considerare tale; quello di Duk è un’operazione -non solo ma decisamente- commerciale. Bisogna ammettere, però, che il film di Bae è di una noia … buddista (?).

    mym

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