I video, film, cortometraggi et alia che trovate in questa pagina non rispecchiano necessariamente la visuale dei curatori della pagina o della Stella. Li trovate qui perché sono stati reputati interessanti, originali, intelligenti o semplicemente … carini.

  • Samsara (film 2011) Da non confondere con l’omonimo film del regista indiano Pan Nalin, del 2001, che trovate in fondo a questa pagina- “Girato in pellicola per un periodo di quasi 5 anni in più di 100 luoghi distribuiti in 25 paesi, Samsara, film senza dialogo o testo descrittivo, ci trasporta in luoghi sacri, zone sinistrate, siti industriali e meraviglie naturali” (Wikipedia). Diretto da Ron Fricke.
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  • Zen – di Julius Dettmer (2013). “This was my first 3D Animation project from my studies” (J.D.). Un breve video su l’uso del rastrello ‘al modo’ dei giardini giapponesi dello zen.
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  • Alla ricerca del bodhisattva Mañjuśrī – la storia della donna povera che elemosina cibo – animazione, sottotitoli in inglese.
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  • Ikkyūsan il piccolo bonzo e la principessa Yulan – episodio della serie anime basata sulla vita del monaco zen Ikkyū Sōjun, sottotitoli in inglese. Per chi volesse approfondire qui troverà notizie da Wikipedia.
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  • HUMAN Extended version VOL.1: cos’è che ci rende umani? Spinto da questa domanda, il filmmaker e artista Yann Arthus-Bertrand ha trascorso tre anni raccogliendo storie di vita reale da 2.000 donne e uomini in 60 paesi.
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  • HUMAN Extended version VOL.2: cos’è che ci rende umani? Spinto da questa domanda, il filmmaker e artista Yann Arthus-Bertrand ha trascorso tre anni raccogliendo storie di vita reale da 2.000 donne e uomini in 60 paesi.
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  • Mirror of Zen: gli antichi insegnamenti dello Zen sembrano un mistero per molti. Ma in realtà, lo Zen è molto semplice. In questo film della regista Christine Schmitthenner, vediamo un monaco zen occidentale nelle sue attività quotidiane
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  • Una vignetta ci chiarisce meglio quanto riferito in Dhammapada, strofa 301:
    “I discepoli del Buddha
    sono pienamente svegli
    giorno e notte
    immersi nella gioia
    di coltivare il cuore.”
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  • Amongst White Clouds: a parere di molti il miglior documentario in circolazione “sul” buddismo.
    Qui potete trovarne una recensione, in inglese.
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  • La Tana del Buddha (2002): “Ognuno ha il suo film. L’idea di comporre questi pochi quadri, ispirati alla vita ed alle opere di Giovanni Bertolo, ha entusiasmato alcuni e scandalizzato altri. In ogni caso non è stata un’idea indifferente”.
    Questo video è già stato pubblicato -seppure in una versione più breve- sul sito della Stella, trovate qui la presentazione completa e alcune decine di commenti.
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  • Zen Meditation Instruction (How to Meditate): from Yokoji Zen Mountain Center. Lingua inglese.
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  • Zazen alla Galleria Nazionale di Victoria (Melbourne, Australia): il monaco Seikan Čech in zazen alla National Gallery of Victoria, Melbourne (Australia), Giugno 2011.
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  • Zazen al fast food: il monaco Seikan in zazen davanti al fast food in una via trafficata di Melbourne (Australia), Giugno 2011.
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  • Zazen tra le bici: Daido e Seikan in zazen a Nishinari-ku, Osaka (Giappone), un incontro inaspettato nell’ottobre del 2014. “Filmato realizzato dalla buona sorte e magicamente reale su molti piani”.
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  • Zazen alla stazione di Osaka: “Siamo molto dispiaciuti, ma se vi lasciamo continuare zazen qui, poi tutti si siederanno in zazen qui.” Daido e Seikan nello Zazen del Commiato a Namba Station, Osaka 2014.
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  • 24 Hour Tea x Zen: in un cubo senza pareti Adam e Seikan hanno offerto tè e zazen a chiunque volesse condividerli con loro. Per 24 ore senza sosta, con l’unico sostentamento: tè, acqua, silenzio. Melbourne (Australia) 2013. Interamente documentato dal fotografo Ryo Yamauchi.
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  • do-not-zzz: una singolare introduzione allo zazen.
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  • Mr. Natural: Per chi ha più di 60 anni, per chi ha avuto a che fare con l’underground o la “controcultura” non è una novità. Mr. Natural è un classico, un pezzo di storia (anche) dello zen, in Occidente. Per chi ancora non lo conosce è un’occasione. Qui trovate qualche informazione in più.
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  • Milarepa (1974): di Liliana Cavani. Tenendo conto di quando fu girato, è un buon film; oggi può risultare datato soprattutto nel ritmo. Ce ne siamo già occupati diffusamente in un modo e in un altro.
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  • Samsara (2001), lingua originale, sottotitoli in inglese.
    “[…] un vecchio pastore urla il suo disappunto a un’aquila che volteggia alta nel cielo del Ladakh, sopra le cime dell’Himalaya: il rapace ha compiuto un gesto che egli deve avergli visto compiere molte altre volte, crudele e definitivo: afferrata con gli artigli una grossa pietra, s’è alzato in volo al di sopra d’un gregge e l’ha lasciata cadere, uccidendo uno degli animali. Repentine, la sofferenza e la morte hanno affermato la propria signoria sul mondo […]”, da una recensione del 2002 di Roberto Escobar sul Sole 24 Ore.
    Qui una versione del film in lingua spagnola.
    Qui invece troverete un articolo della Stella sul film.
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  • Così in Europa
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  • Così nel mondo
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    Suoni, canti, musica
     

    3 Responses to “Videospigolature”

    1. ziran Says:

      Non sono sicuro che la musica sia il peccato di gola dell’anima. E non so che cosa sia il buddhismo, però alcuni grandi musicisti si definiscono buddhisti o si lasciano ispirare dal buddhismo: specialmente Wayne Shorter, Sonny Rollins e Herbie Hancock. I monaci Komuso praticavano lo zen insieme allo shakuhachi, e pare che lo stesso Shakyamuni fosse un ottimo musicista. In India lo studio dei raga è una via del Dharma: il Suono – dicono – è Brahma. Schopenhauer vedeva in questa parola qualcosa di primordialmente nefasto, perché foneticamente identica a Brama, il desiderio; però sia nella musica indiana sia in alcune forme di buddhismo mahayana che parlano di identità tra desideri e illuminazione, questa “brama” è qualcosa di buono che ci conduce al Risveglio, veicolata dal mantra o dalla musica (va ricordato che sempre i monaci Komuso sostituivano la recita dei Sutra normalmente prescritti con la pratica musicale). E anche Keith Jarrett parla della sua musica come di un “desiderio feroce”.

    2. mym Says:

      Ciao Ziran, ben venuto.
      Come sai ci sono vari livelli di interpretare o vivere il buddismo. Solitamente da queste parti (ovvero in questo blog) ne parliamo riferendoci soprattutto allo zazen. Come fa notare anche Daichi roshi nella sua lettera (la trovi pubblicata qui https://www.lastelladelmattino.org/12060) a p. 3, soprattutto se una canzone è orecchiabile o la ascolti molte volte, quando poi ti siedi sul cuscino, comincia a tornarti in mente una, mille volte, portandoti a spasso nelle situazioni più disparate. Ecco il senso di ‘peccato di gola dell’anima’. Certo questo non è solo appannaggio della musica, anche il teatro o il cinema hanno gli stessi effetti.

    3. ziran Says:

      Si, le canzoni sono emozioni con un enorme potere adesivo… e quando entrano e “cantano da sole” poi serve un duro lavoro per farle uscire. Tra i musicisti buddhisti vanno messi anche Leonard Cohen e Gary Peacock. Quest’ultimo dice che il suo amico Jarrett (sopra citato) pur non praticando lo zen, è più zen di lui, che fa zazen (pratica che ha rivoluzionato il suo approccio alla musica), forse proprio a causa di questo “desiderio feroce” che lo porta ad entrare totalmente e spontaneamente in ciò che fa: un maestro zen che non conosce lo zen. Credo che lo stesso possa valere per John Coltrane, furioso ma profondo e pacifico, e per chissà quanti altri. Le vie del… Dhamma sono infinite.

    Se volete, lasciate un commento.

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