I video, film, cortometraggi et alia che trovate in questa pagina non rispecchiano necessariamente la visuale dei curatori della pagina o della Stella. Li trovate qui perché sono stati reputati interessanti, originali, intelligenti o semplicemente … carini.

  • Bob Dylan loses Religious Beliefs, starts Sitting All Day! Il titolo fa riferimento e gioca col testo della canzone del celebre cantautore, che accompagna il video. Dylan dice, in sostanza, che “non ha dove posare il capo” ed è rimasto lì tutto il giorno, così, intanto che si fa buio: c’è, insomma, una sofferenza senza soluzione. Il monaco Seikan, invece, ci vede il principio di qualcosa, dicendo che Dylan ha perso la fede, ma ha iniziato a sedersi tutto il giorno, alludendo al fatto che sedersi è la soluzione, e mostrando il “come” nel sesshin dall’alba al tramonto, oggetto del video. Bob Dylan, Not Dark Yet. Seikan Čech, 1-Day Heaven and Earth Sesshin, febbraio 2014. N.B.: per visionare i video su Vimeo è necessario eseguire un login gratuito.

  • La Coppa (video disponibile con password qui) è un film bhutanese del 1999 diretto da Khyentse Norbu. È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 52º Festival di Cannes. Il film narra di due adolescenti tibetani, Palden e Nyma, che vengono inviati dalla famiglia in un monastero in esilio alle pendici dell’Hymalaya. Accolti dall’anziano Lama con parole di conforto per la lontananza della madre, i due vengono ammessi al rito dell’ordinazione e subito avviati alla vita monastica. Orgyen è il compagno di stanza di Palden, ha quattordici anni e i poster e manifesti attaccati alla stanza rivelano che Orgyen é appassionato di calcio e la sua testa é rivolta ai campionati del mondo in svolgimento in Francia. A questa pagina è possibile leggere un commento al film.
  • Mandala È un film sudcoreano del 1981, del regista Im Kwon-taek. Il film, sottotitolato in italiano, racconta le diverse vite di due monaci buddisti e la loro interazione nel corso del tempo, offrendoci in questo modo una contemplazione della natura dell’individualismo, del credo religioso e dell’illuminazione. Qui, invece, troverete una versione sottotitolata in inglese e accompagnata, nella sezione descrizione e commenti, una recensione in inglese.
  • RE-ENTRY È un cortometraggio di Ben Brand. Un uomo, appena morto in un incidente stradale, inizia una conversazione con Dio e ottiene una risposta alla domanda più grande della vita. Basato su un racconto di Andy Weir. Qui il testo in italiano da cui è tratto, che è pure il dialogo del film.
  • One Mind è un fedele ritratto cinematografico della vita all’interno di una delle comunità Zen più austere e rispettate della Cina: un documentario di Edward A. Burger del 2016 girato nel monastero chan Zhenru. Burger è lo stesso autore di un altro precedente e bellissimo documentario, Amongst White Clouds, la cui visione è possibile attraverso un link che trovate in questa stessa pagina. Qui invece trovate alcune considerazioni su One Mind.
  • Raimon Panikkar: laurea honoris causa «La religione non è un esperimento ma un’esperienza di vita per mezzo della quale l’uomo partecipa all’avventura cosmica. ». Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, 2005)
  • L’uomo che piantava gli alberi (titolo originale: L’homme qui plantait des arbres), conosciuto anche come La storia di Elzéard Bouffier è un racconto allegorico di Jean Giono, pubblicato nel 1953. È la storia di un pastore che, con impegno costante, riesce a riforestare da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi (vicino alla Provenza, nei pressi del villaggio di Vergons) nella prima metà del XX secolo (Wikipedia).
  • Planet of the Humans Un documentario che divide, prodotto da Michael Moore, e che mette nel mirino la devastazione dell’ambiente e le contraddizioni dell’ambientalismo. Il film ha scatenato polemiche feroci, soprattutto nel mondo “green” degli Stati uniti. Come contributo al dibattito anche in Italia, pubblichiamo insieme due punti di vista diversi e argomentati, firmati da Luca Celada e Stella Levantesi (da Il Manifesto del 12/05/2020).

  • Samsara (2001), sottotitolato in inglese.
    “[…] un vecchio pastore urla il suo disappunto a un’aquila che volteggia alta nel cielo del Ladakh, sopra le cime dell’Himalaya: il rapace ha compiuto un gesto che egli deve avergli visto compiere molte altre volte, crudele e definitivo: afferrata con gli artigli una grossa pietra, s’è alzato in volo al di sopra d’un gregge e l’ha lasciata cadere, uccidendo uno degli animali. Repentine, la sofferenza e la morte hanno affermato la propria signoria sul mondo […]”, da una recensione del 2002 di Roberto Escobar sul Sole 24 Ore.
    Qui invece troverete un articolo della Stella sul film.

  • Baraka Un film di Ron Fricke uscito nel 1992. Le parole difficilmente possono rendergli giustizia, bisogna vederlo per apprezzarlo appieno: un flusso ipnotico di immagini di abbacinante bellezza. Del resto, lo stile visivo del regista è unico, suo anche Samsara del 2011 (da non confondere con quello di Palin il cui link trovate qui sopra). Nel web inoltre potete trovare molto altro materiale su questo autore.

  • Mountain Monks di Fritz Schumann 2018. Gli Yamabushi nel nord del Giappone praticano una religione antica, una volta proibita. Mentre la loro tradizione rischia di scomparire, offre un modo per coloro che cercano un percorso diverso nella società giapponese.

  • HUMAN Extended version VOL.1: cos’è che ci rende umani? Spinto da questa domanda, il filmmaker e artista Yann Arthus-Bertrand ha trascorso tre anni raccogliendo storie di vita reale da 2.000 donne e uomini in 60 paesi.

  • HUMAN Extended version VOL.2: cos’è che ci rende umani? Spinto da questa domanda, il filmmaker e artista Yann Arthus-Bertrand ha trascorso tre anni raccogliendo storie di vita reale da 2.000 donne e uomini in 60 paesi.

  • Una vignetta ci chiarisce meglio quanto riferito in Dhammapada, strofa 301:
    “I discepoli del Buddha
    sono pienamente svegli
    giorno e notte
    immersi nella gioia
    di coltivare il cuore.”

  • La Tana del Buddha (2002): “Ognuno ha il suo film. L’idea di comporre questi pochi quadri, ispirati alla vita ed alle opere di Giovanni Bertolo, ha entusiasmato alcuni e scandalizzato altri. In ogni caso non è stata un’idea indifferente”.
    Questo video è già stato pubblicato -seppure in una versione più breve- sul sito della Stella, trovate qui la presentazione completa e alcune decine di commenti.

  • 24 Hour Tea x Zen: in un cubo senza pareti Adam e il monaco Seikan Čech hanno offerto tè e zazen a chiunque volesse condividerli con loro. Per 24 ore senza sosta, con l’unico sostentamento: tè, acqua, silenzio. Melbourne (Australia) 2013. Interamente documentato dal fotografo Ryo Yamauchi. N.B.: per visionare i video su Vimeo è necessario eseguire un login gratuito.

  • Mr. Natural: Per chi ha più di 60 anni, per chi ha avuto a che fare con l’underground o la “controcultura” non è una novità. Mr. Natural è un classico, un pezzo di storia (anche) dello zen, in Occidente. Per chi ancora non lo conosce è un’occasione. Qui trovate qualche informazione in più.

  • Milarepa (1974): di Liliana Cavani. Tenendo conto di quando fu girato, è un buon film; oggi può risultare datato soprattutto nel ritmo. Ce ne siamo già occupati diffusamente in un modo e in un altro.

Così in Europa

Così nel mondo

Suoni, canti, musica

3 Responses to “Videospigolature”

  1. ziran Says:

    Non sono sicuro che la musica sia il peccato di gola dell’anima. E non so che cosa sia il buddhismo, però alcuni grandi musicisti si definiscono buddhisti o si lasciano ispirare dal buddhismo: specialmente Wayne Shorter, Sonny Rollins e Herbie Hancock. I monaci Komuso praticavano lo zen insieme allo shakuhachi, e pare che lo stesso Shakyamuni fosse un ottimo musicista. In India lo studio dei raga è una via del Dharma: il Suono – dicono – è Brahma. Schopenhauer vedeva in questa parola qualcosa di primordialmente nefasto, perché foneticamente identica a Brama, il desiderio; però sia nella musica indiana sia in alcune forme di buddhismo mahayana che parlano di identità tra desideri e illuminazione, questa “brama” è qualcosa di buono che ci conduce al Risveglio, veicolata dal mantra o dalla musica (va ricordato che sempre i monaci Komuso sostituivano la recita dei Sutra normalmente prescritti con la pratica musicale). E anche Keith Jarrett parla della sua musica come di un “desiderio feroce”.

  2. mym Says:

    Ciao Ziran, ben venuto.
    Come sai ci sono vari livelli di interpretare o vivere il buddismo. Solitamente da queste parti (ovvero in questo blog) ne parliamo riferendoci soprattutto allo zazen. Come fa notare anche Daichi roshi nella sua lettera (la trovi pubblicata qui https://www.lastelladelmattino.org/12060) a p. 3, soprattutto se una canzone è orecchiabile o la ascolti molte volte, quando poi ti siedi sul cuscino, comincia a tornarti in mente una, mille volte, portandoti a spasso nelle situazioni più disparate. Ecco il senso di ‘peccato di gola dell’anima’. Certo questo non è solo appannaggio della musica, anche il teatro o il cinema hanno gli stessi effetti.

  3. ziran Says:

    Si, le canzoni sono emozioni con un enorme potere adesivo… e quando entrano e “cantano da sole” poi serve un duro lavoro per farle uscire. Tra i musicisti buddhisti vanno messi anche Leonard Cohen e Gary Peacock. Quest’ultimo dice che il suo amico Jarrett (sopra citato) pur non praticando lo zen, è più zen di lui, che fa zazen (pratica che ha rivoluzionato il suo approccio alla musica), forse proprio a causa di questo “desiderio feroce” che lo porta ad entrare totalmente e spontaneamente in ciò che fa: un maestro zen che non conosce lo zen. Credo che lo stesso possa valere per John Coltrane, furioso ma profondo e pacifico, e per chissà quanti altri. Le vie del… Dhamma sono infinite.

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