I video, film, cortometraggi et alia che trovate in questa pagina non rispecchiano necessariamente la visuale dei curatori della pagina o della Stella. Li trovate qui perché sono stati reputati interessanti, originali, intelligenti o semplicemente … carini.

  • Biagio Il regista Giovanni si reca a Palermo per andare a intervistare il missionario Biagio Conte nella struttura da lui fondata, la missione Speranza e Carità. Inizia dunque un flashback che mostra come a inizio anni Novanta Biagio Conte vende tutto quello che ha e lascia la sua famiglia benestante a Palermo per incamminarsi alla ricerca del senso dell’esistere (fonte: Wikipedia). Regia: Pasquale Scimeca (2014)
  • L’uomo che piantava gli alberi (titolo originale: L’homme qui plantait des arbres), conosciuto anche come La storia di Elzéard Bouffier è un racconto allegorico di Jean Giono, pubblicato nel 1953. È la storia di un pastore che, con impegno costante, riesce a riforestare da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi (vicino alla Provenza, nei pressi del villaggio di Vergons) nella prima metà del XX secolo (Wikipedia).
  • Planet of the Humans Un documentario che divide, prodotto da Michael Moore, e che mette nel mirino la devastazione dell’ambiente e le contraddizioni dell’ambientalismo. Il film ha scatenato polemiche feroci, soprattutto nel mondo “green” degli Stati uniti. Come contributo al dibattito anche in Italia, pubblichiamo insieme due punti di vista diversi e argomentati, firmati da Luca Celada e Stella Levantesi (da Il Manifesto del 12/05/2020).

  • Samsara (2001), lingua italiana.
    “[…] un vecchio pastore urla il suo disappunto a un’aquila che volteggia alta nel cielo del Ladakh, sopra le cime dell’Himalaya: il rapace ha compiuto un gesto che egli deve avergli visto compiere molte altre volte, crudele e definitivo: afferrata con gli artigli una grossa pietra, s’è alzato in volo al di sopra d’un gregge e l’ha lasciata cadere, uccidendo uno degli animali. Repentine, la sofferenza e la morte hanno affermato la propria signoria sul mondo […]”, da una recensione del 2002 di Roberto Escobar sul Sole 24 Ore.
    Qui invece troverete un articolo della Stella sul film.

  • Baraka Un film di Ron Fricke uscito nel 1992. Le parole difficilmente possono rendergli giustizia, bisogna vederlo per apprezzarlo appieno: un flusso ipnotico di immagini di abbacinante bellezza. Del resto, lo stile visivo del regista è unico, suo anche Samsara del 2011 (da non confondere con quello di Palin il cui link trovate in fondo a questa pagina). Nel web inoltre potete trovare molto altro materiale su questo autore.

  • Mountain Monks di Fritz Schumann 2018. Gli Yamabushi nel nord del Giappone praticano una religione antica, una volta proibita. Mentre la loro tradizione rischia di scomparire, offre un modo per coloro che cercano un percorso diverso nella società giapponese.

  • Zen – di Julius Dettmer (2013). “This was my first 3D Animation project from my studies” (J.D.). Un breve video su l’uso del rastrello ‘al modo’ dei giardini giapponesi dello zen.

  • HUMAN Extended version VOL.1: cos’è che ci rende umani? Spinto da questa domanda, il filmmaker e artista Yann Arthus-Bertrand ha trascorso tre anni raccogliendo storie di vita reale da 2.000 donne e uomini in 60 paesi.

  • HUMAN Extended version VOL.2: cos’è che ci rende umani? Spinto da questa domanda, il filmmaker e artista Yann Arthus-Bertrand ha trascorso tre anni raccogliendo storie di vita reale da 2.000 donne e uomini in 60 paesi.

  • Mirror of Zen: gli antichi insegnamenti dello Zen sembrano un mistero per molti. Ma in realtà, lo Zen è molto semplice. In questo film della regista Christine Schmitthenner, vediamo un monaco zen occidentale nelle sue attività quotidiane.

  • Una vignetta ci chiarisce meglio quanto riferito in Dhammapada, strofa 301:
    “I discepoli del Buddha
    sono pienamente svegli
    giorno e notte
    immersi nella gioia
    di coltivare il cuore.”

  • Amongst White Clouds: a parere di molti il miglior documentario in circolazione “sul” buddismo.
    Qui potete trovarne una recensione, in inglese.

  • La Tana del Buddha (2002): “Ognuno ha il suo film. L’idea di comporre questi pochi quadri, ispirati alla vita ed alle opere di Giovanni Bertolo, ha entusiasmato alcuni e scandalizzato altri. In ogni caso non è stata un’idea indifferente”.
    Questo video è già stato pubblicato -seppure in una versione più breve- sul sito della Stella, trovate qui la presentazione completa e alcune decine di commenti.

  • Zazen al fast food: il monaco Seikan in zazen davanti al fast food in una via trafficata di Melbourne (Australia), Giugno 2011.

  • Zazen tra le bici: Daido e Seikan in zazen a Nishinari-ku, Osaka (Giappone), un incontro inaspettato nell’ottobre del 2014. “Filmato realizzato dalla buona sorte e magicamente reale su molti piani”.

  • Zazen alla stazione di Osaka: “Siamo molto dispiaciuti, ma se vi lasciamo continuare zazen qui, poi tutti si siederanno in zazen qui.” Daido e Seikan nello Zazen del Commiato a Namba Station, Osaka 2014.

  • 24 Hour Tea x Zen: in un cubo senza pareti Adam e Seikan hanno offerto tè e zazen a chiunque volesse condividerli con loro. Per 24 ore senza sosta, con l’unico sostentamento: tè, acqua, silenzio. Melbourne (Australia) 2013. Interamente documentato dal fotografo Ryo Yamauchi.

  • Mr. Natural: Per chi ha più di 60 anni, per chi ha avuto a che fare con l’underground o la “controcultura” non è una novità. Mr. Natural è un classico, un pezzo di storia (anche) dello zen, in Occidente. Per chi ancora non lo conosce è un’occasione. Qui trovate qualche informazione in più.

  • Milarepa (1974): di Liliana Cavani. Tenendo conto di quando fu girato, è un buon film; oggi può risultare datato soprattutto nel ritmo. Ce ne siamo già occupati diffusamente in un modo e in un altro.

Così in Europa

Così nel mondo

Suoni, canti, musica

3 Responses to “Videospigolature”

  1. ziran Says:

    Non sono sicuro che la musica sia il peccato di gola dell’anima. E non so che cosa sia il buddhismo, però alcuni grandi musicisti si definiscono buddhisti o si lasciano ispirare dal buddhismo: specialmente Wayne Shorter, Sonny Rollins e Herbie Hancock. I monaci Komuso praticavano lo zen insieme allo shakuhachi, e pare che lo stesso Shakyamuni fosse un ottimo musicista. In India lo studio dei raga è una via del Dharma: il Suono – dicono – è Brahma. Schopenhauer vedeva in questa parola qualcosa di primordialmente nefasto, perché foneticamente identica a Brama, il desiderio; però sia nella musica indiana sia in alcune forme di buddhismo mahayana che parlano di identità tra desideri e illuminazione, questa “brama” è qualcosa di buono che ci conduce al Risveglio, veicolata dal mantra o dalla musica (va ricordato che sempre i monaci Komuso sostituivano la recita dei Sutra normalmente prescritti con la pratica musicale). E anche Keith Jarrett parla della sua musica come di un “desiderio feroce”.

  2. mym Says:

    Ciao Ziran, ben venuto.
    Come sai ci sono vari livelli di interpretare o vivere il buddismo. Solitamente da queste parti (ovvero in questo blog) ne parliamo riferendoci soprattutto allo zazen. Come fa notare anche Daichi roshi nella sua lettera (la trovi pubblicata qui https://www.lastelladelmattino.org/12060) a p. 3, soprattutto se una canzone è orecchiabile o la ascolti molte volte, quando poi ti siedi sul cuscino, comincia a tornarti in mente una, mille volte, portandoti a spasso nelle situazioni più disparate. Ecco il senso di ‘peccato di gola dell’anima’. Certo questo non è solo appannaggio della musica, anche il teatro o il cinema hanno gli stessi effetti.

  3. ziran Says:

    Si, le canzoni sono emozioni con un enorme potere adesivo… e quando entrano e “cantano da sole” poi serve un duro lavoro per farle uscire. Tra i musicisti buddhisti vanno messi anche Leonard Cohen e Gary Peacock. Quest’ultimo dice che il suo amico Jarrett (sopra citato) pur non praticando lo zen, è più zen di lui, che fa zazen (pratica che ha rivoluzionato il suo approccio alla musica), forse proprio a causa di questo “desiderio feroce” che lo porta ad entrare totalmente e spontaneamente in ciò che fa: un maestro zen che non conosce lo zen. Credo che lo stesso possa valere per John Coltrane, furioso ma profondo e pacifico, e per chissà quanti altri. Le vie del… Dhamma sono infinite.

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