Mi ha colpito molto quello che è successo in Germania (e altrove) la notte di Capodanno. La violenza di gruppo terrorizza, ancor di più se -come pare sia stato- è pianificata e organizzata. Penso che, così come occorre far sì che Charlie possa pubblicare quelle che a volte sono vignette sciocche e insultanti, così pure è indispensabile che le persone, uomini o donne, possano circolare e festeggiare per le strade senza venir assalite, umiliate. Su questo occorre non transigere.

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Però, se accendo la televisione, se mi soffermo in un edicola davanti alle copertine esposte, se guardo (anche d’inverno) come sono (s)vestite il sabato sera, durante le feste in piazza, in discoteca, molte giovani donne, sento che c’è qualche cosa che non va. L’esibizione del corpo come richiamo sessuale è (quasi) la norma. I modelli di comportamento che strati sociali meno difesi dalla cultura acquisita traggono dal cinema e dalla televisione, vanno (quasi) tutti verso la medesima direzione.
Da giovani è difficile convivere con la propria acerba e sfuggente identità. Lo stereotipo permette di identificarsi, riconoscersi e quindi avere identità. Tutti quei corpi scoperti mi disturbano perché sanno di… bestiame. Di persone ridotte a corpo. Spesso un corpo al servizio della funzione del sesso come stereotipo, senza erotismo né coscienza.
Immagino che, per chi viene da culture dove le donne sono coperte sino agli occhi, tanta carne scoperta sia addirittura scioccante, disturbante, innaturale.
Noi chiediamo rispetto per il nostro “stile di vita”.
Qualche volta pensare, anche, a non dare scandalo può essere un pensiero di libertà, quando non è figlio di una costrizione o di un abuso.
Inoltre, un pensiero su quel che si sta facendo (s)vestendosi in quel modo non può che giovare.

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Senza ragionevole speranza di futuro il presente può apparire come l’ultima spiaggia. Pericoloso, perché in un illusorio tempo senza tempo pare non ci siano né cause né effetti e una mente ottusa tende ad aprire al massimo il rubinetto dell’egoismo.
In un Paese in cui il 63% del trasporto merci è su strada ma non ostante ciò l’industria è responsabile del 43% dell’inquinamento da PM10 (particelle uguali o inferiori a 10 millesimi di millimetro) e nelle città (Milano, Torino, Roma, Napoli) il 70% del traffico è privato, è una nobile gara a chi fa più danni. In queste condizioni, parlare di “emergenza inquinamento” dando la colpa al tempo atmosferico, se tutto questo non causasse migliaia di morti e centinaia di migliaia di ammalati all’anno, farebbe ridere.

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Quando il tempo è com’è ora, gli agenti inquinanti se ne stanno lì, dove vengono prodotti, invece di spargersi all’intorno, sulle nevi delle Alpi, sui monti e sul mare. In questi giorni sugli Appennini del Centro Italia c’è una vista rara in assenza di vento: si vedono due mari, panorami di decine, forse centinaia di Km all’intorno. Mentre nelle città si soffoca, letteralmente.
Purtroppo, senza stragi ripetute nel procedere di questo mondo non cambia nulla: solo la paura della morte per l’attaccamento alla vita (quintessenza dell’idea di “mio”) e il desiderio di vivere (l’idea di perpetuare “mio”) riescono a deviare gli altri desideri.
Questo è un fattore che chi le stragi le provoca scientemente non ha valutato appieno.
In un mondo che ha molto “mio” da perdere la paura non doma, rende feroci e la paura prolungata aguzza ingegno e intransigenza.
Ma, temo, “le cose” in profondità non cambieranno, la filosofia rimarrà la stessa. Ci si agiterà per tappare una falla che mette a rischio la navigazione al di là di Capo Del Non Ritorno.
Ciononostante: intriga sempre più vedere come andrà.
In questo, Bz si è portato mooolto avanti con il programma.
Forse

PS: “Cercare la pace è come cercare una tartaruga con i baffi. Quando il tuo cuore sarà pronto la pace verrà a cercarti” (Ajahn Chah, Santacittarama)

Auguri senz’oggetto
Magia, in un giorno di tempo sincero,
l’augurio di bene appare più vero.
Coi babbi natale sgualciti ai balconi
lucine che illuminano il buio deserto.
Perduta innocenza dell’essere buoni
silenzio infinito nello spazio aperto

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Negli anni e nei mesi trascorsi, abbiamo pubblicato numerosi interventi e contributi di “area buddista” in materia di dialogo interreligioso. Oltre alle due occasioni che ci ha offerto Camaldoli e poi Bose, ci sono state quella di Milano, di Lodi e più recentemente quella di Carrara. Ogni

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anno, all’Università di Urbino, nell’ambito di una laurea magistrale, si svolge un corso dedicato al dialogo religioso. A parte i numerosi testi a proposito del dialogo che negli anni abbiamo segnalato e commentato e la recente pubblicazione del libro Incontrarsi al cuore abbiamo sempre espresso punti di vista nati da quella sensibilità religiosa che definiamo ‘buddista’.
Questa volta invece pubblichiamo un testo, 6 cartelle, sul tema del dialogo interreligioso che non nasce in ambiente buddista ma cristiano. Il testo, nato nel 2014 come messaggio finale del convegno organizzato da Les Voies de l’Orient e tenutosi alla Maison du Chant d’Oiseau (Bruxelles) dal 29 maggio al 1 giugno 2014, appare come scritto a più mani, si sente chiara la tensione spirituale di chi vive la religione come profonda esperienza nel quotidiano e la preoccupazione del teologo che vuole mantenere almeno la lettera, all’interno dei confini stabiliti dall’ortodossia. Questo crea alcune contraddizioni che non vengono composte o nascoste, sono offerte al lettore come componenti della varietà e ricchezza del mondo cristiano.
Lo potete scaricare qui così com’è, oppure qui con aggiunte, in blu, alcune mie note a commento.

PS: Per chi non l’avesse notato, in fondo alla pagina delle Tesi on line vi è una nuova pubblicazione dedicata al sincretismo religioso ed in particolare al nazionalismo religioso giapponese

PPS: Nella pagina di Chitarra acustica un nuovo video con la nuova musica dell’amico Butchlazy

Domenica 13 settembre, a Carrara una nuova puntata della Stella.
Nella cornice del Carrara Festival 2015, quest’anno intitolato Con-vivere Terra, uno sguardo al mondo globale, all’interno di un denso programma vi sarà una “tavola rotonda”. Quattro persone, accompagnate da una moderatrice che per l’occasione sarà Gabriella Caramore, riunite per immaginare un futuro comune delle religioni.

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Parteciperanno Enzo Bianchi, Adel Jabbar, Vittorio Robiati Bendaud e il sottoscritto.
Il tema proposto è Religioni: quali strade per una efficacia nella storia e sarà sviluppato in due differenti sotto-temi. Il primo impegnerà ciascuno nel presentare: le differenti linee di tensione che percorrono la propria tradizione, mettendo in risalto quelli che sono i punti di maggiore criticità e nello stesso tempo le novità positive che si siano presentate negli ultimi anni. Il secondo sotto-tema sarà invece dedicato ad una riflessione a proposito di: su che cosa sarebbe opportuno far leva perché i diversi percorsi religiosi non siano barriere ma luoghi di apertura e costruzione di un mondo civile. Le speranze, ma anche realisticamente le possibilità concrete.
Sul sagrato della chiesa del Suffragio, alle 11,30, a Carrara, domenica 13 settembre.
Tutte le iniziative sono a ingresso gratuito.

Questa volta l’occasione è venuta proprio dal dialogo.
Un libro non nasce da un giorno all’altro: prima di arrivare in libreria c’è un lungo processo nascosto nel quale maturano tante cose. Alcune si perdono per strada, altre, con il contributo di molte persone divengono parole, carta, inchiostro, libro.

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Tempo addietro, fra’ Matteo Nicolini-Zani, monaco di Bose, coordinatore della commissione italiana del DIM, Dialogo Interreligioso Monastico, pensò di comporre un testo che mettesse fianco a fianco l’elemento base del cristianesimo, l’amore, con quello che da molti è ritenuto essere la base etica del buddismo: la compassione. Da questa idea nasce il processo che ha condotto a produrre il libro che vi sto presentando: Incontrarsi al cuore. Un dialogo cristiano-buddhista sull’amore-compassione. Nella parte che mi compete troverete due capitoli: il primo -parzialmente mutuato dal seminario che tenni nel giugno 2014 a Camaldoli– vuole essere un riassunto del senso vitale della religione buddista, vista soprattutto sotto l’aspetto di ahimsa, karuna, maitri. Il secondo, invece, nasce dalle letture dei brani che Matteo scriveva e, a mano a mano mi inviava. Un partita di tennis verbale senza esclusione di colpi, sincera e amichevole.
L’Editore Pazzini ha poi fatto il resto: ora è una realtà che, se volete, potete acquistare on line oppure ordinare in libreria.
Un grazie particolare a Jiso Forzani, che ha accettato di scrivere la prefazione: come sempre arguto e ficcante, ed a Giordano Remondi, direttore della collana in cui è inserito il libro, che pazientemente ha messo assieme tutti i pezzi che gli abbiamo inviato, dando forma a ciò che forma -ancora- non aveva.
Matteo, idealmente, è qui a fianco a me che partecipa ai ringraziamenti.

Questa volta è a Lodi che la Stella fa capolino, voce solista gjf, domenica 10 maggio, alle ore 10,30 nell’ex chiesa di santa Chiara Nuova, in via della Orfane. Nell’ambito del Festival dei comportamenti, un’iniziativa a cadenza annuale organizzata dall’assessorato alla cultura e varie associazioni locali: quest’anno il tema è Condividere la terra, condividere risorse. Il titolo dell’intervento è Natura creata, spirito della natura. Il sottotitolo introduttivo recita: “Elementi di riflessione

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sul rapporto fra uomo e natura nel pensiero cristiano occidentale e nella visione buddista orientale”. Il proposito è di parlare di come il dialogo religioso possa aiutare a osservare con sguardo nuovo ataviche concezioni, come quella narrata nel libro della Genesi, che continuano a influenzare profondamente il corso della storia umana e delle nostre vite. Con la speranza che altre voci permettano poi al monologo di evolvere in dialogo.

Ringraziamo http://grist.org/ per l’immagine

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