Una considerazione finale:
la cosiddetta cultura ecologica altro non è che la valutazione dei miei atti in relazione a quello che ora si chiama impatto ambientale.

Una cultura ambientale è già un serio passo avanti, perché va nella direzione giusta. Ma è un metodo o un’intelligenza culturale che non è all’altezza del problema.

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L’inquinamento, lo sfruttamento più o meno rapace dell’ambiente, sono diretta conseguenza dell’avidità, del desiderio e dell’interesse personale, secondo l’idolo “benessere” declinato come possesso.
Di cosiddetti “beni”, di denaro, di potere, immagine ecc. ecc.Queste sono forze troppo potenti per essere contrastate solamente dalla buona educazione e dalla cultura ambientale.
È molto chiaro e ottimamente spiegato da Golding, nel suo Il Re delle Mosche.
Occorre porre in gioco “armi” della stessa potenza degli interessi che hanno scatenato il problema.

Occorre arrivare a rendersi conto, tutti, di quale sia il nostro interesse vero, che cosa significhi difendere i miei interessi reali, concreti.

Questo è possibile se la religione, le religioni tornano ad insegnare al mondo il bene ed il male.

Non come regola o come codice di comportamento quasi fosse il codice stradale.

Ma in base ai reali interessi dell’uomo.

Indipendentemente dalla religione di appartenenza.

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Sto parlando della stretta, personale egoistica convenienza nel compiere il bene, sto parlando di vantaggio personale.
Non è un discorso di religione: non mi avventuro nelle vaste praterie della gratuità.
Neppure nella promessa di retribuzione paradisiaca nel futuro.Chi è già buddista, cristiano, islamico o intende esserlo, già si muove in una direzione virtuosa anche dal punto di vista ambientale.

Occorre intervenire a livello di idoli, di obiettivi terreni, evidenziando la convenienza di altre forme di “egoismo” più intelligenti, più efficienti, proprio sul piano di ciò che si vuole ottenere: il benessere.

Ecco, questo potrebbe essere uno dei principali contributi delle religioni nel fare cultura ambientale oggi: un insegnamento che non spaventa perché non chiede “conversioni”, non chiede di credere a un Dio più o meno severo e neppure predica un generico “essere buoni”
Grazie

Mauricio Yushin Marassi

Ancona 20-11-03

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