Il testo che presentiamo è un discorso tenuto da Uchiyama Kosho, già abate del monastero zen di Antaiji in Giappone, nel febbraio del 1975 in occasione del suo ritiro. Quel discorso era motivato dall’intenzione di lasciare ai propri discepoli una traccia da seguire, condensando gli elementi essenziali della propria esperienza di uomo della via buddhista. Esso mantiene intatta la sua validità anche fuori da quel contesto e risulta pienamente attuale perché non è un discorso di circostanza ma quella che definiremmo una lectio humana: una lezione per la vita, in cui procedono di pari passo la lettura delle indicazioni della tradizione religiosa buddhista come luce che illumina l’esperienza della vita, e la lettura della propria esperienza esistenziale come specchio che riverbera la medesima luce sulle indicazioni della tradizione religiosa.

Il testo è già stato pubblicato sulla rivista La Stella del Mattino ( N. 2, ottobre – dicembre 2001) in versione rimaneggiata, avendone ridotto la lunghezza a poco più di un terzo del totale, in modo che fosse proponibile come ‘articolo’: mantenendo l’armonia e l’andamento dell’insieme, erano state selezionate le parti ritenute adatte anche al lettore laico, intendendo con ciò chi vive uno stile di vita che non esclude responsabilità sociali, di lavoro e familiari e distinto quindi da chi vive con modalità e ritmi di vita monastica o clericale.

La versione integrale che qui pubblichiamo è il risultato di una serie di operazioni che vanno dalla sbobinatura della registrazione del discorso del roshi alla traduzione dal giapponese in inglese di Shohaku Okumura ad una vecchia traduzione letterale in italiano curata da Yushin Marassi e Jiso Forzani ed infine un riadattamento -che comprende questa presentazione- da parte di Paolo Sacchi.

Ne risulta uno scritto forse non molto scorrevole alla lettura, non sempre consequenziale, che però conserva un che dell’immediatezza, della freschezza e dell’impatto emotivo del discorso originale.

PS: chi volesse approfondire i temi trattati nel testo troverà qui un’intervista a Uchiyama Kosho, intitolata Zazen come Buddhadharma, realizzata pochi giorni prima della sua morte, ovvero a distanza di 23 anni dal giorno in cui pronunciò le parole che vi abbiamo appena presentato. È interessante constatare quanto in quell’arco di tempo il discorso si sia raffinato e condensato.

2 Responses to “Addio ad Antaiji”

  1. filippo.monno Says:

    Ho trovato molto interessante questo testo, grazie per averlo tradotto! Attualmente è uscito un libro che si chiama proprio “Il cammino del cercatore” dello stesso discorso con un commento di Dai Do Strumia, molto interessante anch’esso.
    Volevo sapere se qualcuno ha provato a tradurre il libro “The Dharma of Homeless Kodo”.
    Grazie di tutto!

  2. mym Says:

    Di Sawaki in italiano ha tradotto varie cose Sono Fazion (le trovi qui), non so se però ha tradotto quel testo. Fazion non traduce dal giapponese. Con ogni probabilità il testo lo trovi tradotto in inglese nel sito di Antaiji (trovi il link in home, a destra in basso). Ciao, mym

Se volete, lasciate un commento.

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