Il buddismo per gli occidentali

Ovvero testi scritti da occidentali o da orientali e rivolti ai lettori occidentali.

* G. Filoramo (a c. di), Buddhismo, Laterza, Bari, 2001.
L’ho consigliato come libro di testo integrativo nei miei corsi attuali perché è un buon tentativo di rappresentare il panorama mondiale del buddismo in tutta la sua storia. È composto dai saggi di più autori, tutti ottimamente informati. Tuttavia il testo genera un’impressione di distacco e freddezza. Molto particolareggiato su alcuni argomenti, è invece un poco troppo veloce su altri, quale per esempio la genesi dei rapporti tra Occidente e buddismo.

 

* Jiso Giuseppe Forzani, Eihei Dōghen, Il Profeta dello Zen, (EDB 1997).
È un lavoro sull’insegnamento e sulla biografia di Dōgen, un approfondimento critico e storico al momento unico in Italia, forse in Europa.

 

* D. S. Lopez Jr., il Buddhismo tibetano, Elledici 2003.
È un libretto agile, essenziale, contenente un buon numero di informazioni ben organizzate. È molto utile per farsi un’idea d’insieme, sia storica che dottrinale, del fenomeno vajrayāna, quello che normalmente chiamiamo buddismo tibetano. Per uno studio specialistico è insufficiente: ha degli intenti soprattutto divulgativi, ma di buon livello.

 

* M.Y.Marassi, G.J.Forzani, E se un Dio non ci venisse a salvare ? Il buddismo Zen in 6 conversazioni, Marietti, Genova-Milano, 2003.
Nasce come libro di testo per il corso che per alcuni anni ho svolto presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino, nell’ambito dell’insegnamento di Antropologia culturale. È un libro discorsivo, divulgativo. Vuol essere anche una risposta al testo di Heidegger sopracitato. L’introduzione (del professor Alfieri, Preside del Corso di Laurea Specialistica in Antropologia. delle religioni dell’Università di Urbino) in modo del tutto inedito, presenta un punto di vista antropologico sullo Zen e sulla sua presenza in Occidente.

 

* M.Y.Marassi, La via maestra, la trasmissione di una tradizione autentica nel paradigma del buddismo Zen, Marietti, Genova-Milano 2005.
È un altro testo mio, scritto con l’intenzione di cautelare coloro che intendono seriamente dedicare la propria vita a quell’approfondimento spirituale che, vissuto secondo il particolare insegnamento di Śākyamuni, si chiama buddismo. È un testo specialistico, adatto a chi voglia approfondire la relazione fondamentale nell’apprendimento del buddismo, in particolare di “scuola” Zen, e dedicarsi alla pratica senza finalità deviate.

 

* M.Y.Marassi, Il buddismo mahāyāna attraverso i luoghi, i tempi e le culture. L’India e cenni sul Tibet. Marietti, Genova-Milano, 2006.
È il primo di un progetto di due volumi, nei quali tentare di riassumere l’evoluzione del modo di esprimere la propria esperienza religiosa da parte dei buddisti di quella particolare “famiglia” detta mahāyāna, nel viaggio nel tempo e nelle culture. Adatto sia al neofita che al praticante esperto, vuole essere fondante nella costituzione di una cultura buddista secondo le grammatiche della cultura occidentale. In particolare lavora sull’ipotesi che ciò che sta succedendo “qui” è estremamente simile a ciò che accadde in tutte le culture mature al momento dell’introduzione del buddismo, con la differenza che ora possiamo essere coscienti del fatto e fruire dell’esperienza del passato.

 

* T. R. V. Murti, La filosofia centrale del Buddhismo, Ubaldini, Roma, 1983
E’ un testo irrinunciabile per chi intenda affrontare in modo specialistico il mahāyāna di scuola indiana ed in particolare la visuale secondo Nāgārjuna e la scuola Mādhyamika da lui fondata. Murti non è solo uno studioso di buddismo ma è buon competente di filosofia occidentale cosicché la sua opera, oltre che ottimamente impostata secondo gli studi buddisti, è densissima di rimandi appropriati a tutta la cultura filosofica occidentale.

 

* Shunryū. Suzuki, Mente Zen, mente di principiante, Ubaldini, Roma, 1976.
Suzuki Shunryū, da non confondere con il più famoso Suzuki Daisetsu, è stato il primo giapponese che ha pubblicato in Occidente un libro sullo Zen con un radicamento sano e autentico in quella religiosità, ovvero sul versante della pratica. Quindi questo libro ha anche un’importanza storica perché è il primo libro in lingua occidentale di un praticante, di un monaco, non di un dottore della legge. Purtroppo è corredato dalla prefazione di R. Baker (americano, già discepolo di Suzuki, poi cacciato per indegnità dalla comunità) e questa prefazione pesa malamente su tutta l’opera.

 

* K. Uchiyama, a c. di G. J. Forzani, La realtà della vita, (EDB 1993).
Pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1971, è stato tradotto in sei lingue. Sebbene abbia avuto una scarsa diffusione quantitativa (a parte in America dove è alla terza edizione) è certamente il libro moderno più importante tra tutti quelli da me citati. Lo consiglio a chi voglia approfondire il proprio approccio in modo formante. In particolare padre Uchiyama ha due caratteristiche che lo rendono prezioso: è uno dei pochissimi (forse l’unico) tra gli abati giapponesi di monastero Zen ad essersi laureato in filosofia occidentale e ha accolto per molti anni nel suo monastero discepoli occidentali, per lo più americani, con cui ha instaurato un dialogo di reciproca conoscenza. Per chi sappia quanto refrattari siano certi personaggi ad approfondire un dialogo reale, non di facciata, con persone diverse dalla etnia giapponese, questo apparirà immediatamente notevole. Inoltre è il primo abate Zen giapponese ad aver dato la massima importanza al dialogo interreligioso. Possiamo dire che sia Jiso Forzani sia io dobbiamo anche a lui se, invece di essere dei conversi buddisti, e quindi in crisi con la nostra parte cristiana, siamo buddisti di cultura cristiana, ovvero strutturalmente dialoganti, con possibilità di comunicazione intima tra le nostre due anime.

 

* Brian Victoria, Lo Zen alla guerra, Sensibili alle foglie, Dogliani 2001.
Questo è un testo che dal punto di vista storico e documentale è veramente importantissimo. Nella prefazione all’edizione italiana vi sono evidenziati in modo inconfutabile i rapporti e le influenze tra i buddisti Zen giapponesi dei primi del novecento e gli ambienti del nazismo tedesco e del fascismo italiano. È inoltre ben documentato il supporto dato dai buddisti Zen giapponesi a cinquant’anni di guerre di aggressione da parte dell’Impero del Sol Levante. L’autore è un monaco Zen di nazionalità americana che ha vissuto molti anni in Giappone. Aldilà degli intenti dell’autore, che sono di ricerca e di documentazione storica, è un libro molto importante per capire i pericoli che qualsiasi religione corre, e fa correre alla società nella quale vive, nel momento in cui interviene nel processo di giusto e sbagliato, bene e male all’interno delle scelte politiche e militari di un Paese. I valori religiosi non possono essere imposti per legge né, tanto meno, con la spada, pena la loro completa decadenza da qualsivoglia legame con la religione. Ogni religione, in ogni era, dovrebbe avere un libro come questo.

 

* Alan Watts, La via dello Zen, Feltrinelli, Milano 1960.
Questo piccolo libro è stato senz’altro molto importante sia per meriti storici, essendo il primo libro sullo Zen pubblicato da un occidentale, ma anche perché seppure con qualche ingenuità, ha avuto una forte influenza, specialmente negli Stati Uniti, nella formazione della nascente cultura Zen occidentale.

 

* P. Williams, il Buddhismo dell’India, Ubaldini 2002.
È un libro importante, utile sia per lo specialista che per l’inesperto. Pur non avendo un taglio particolarmente profondo, compie una carrellata su tutto l’arco di sviluppo del buddismo indiano, dal 5-600 avanti Cristo sino al dodicesimo secolo, quando per l’effetto combinato del riassorbimento induista e della conquista dell’India da parte di popolazioni di religione islamica, il buddismo praticamente si estinse su tutto quel grande territorio. Williams ha una capacità di sintesi ed una chiarezza espositiva che unita all’acume dell’analisi fanno del suo libro un testo importante.

 

* R. H. Robinson, W. L. Johnson, La Religione Buddhista, Ubaldini, Roma 1998
Lo conosco poco, l’ho consultato alcune volte e l’impressione è buona. Meno scorrevole del precedente è però più articolato e completo.

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