novembre 2009


Vi è una giovane donna che si sta per laureare, un padre -io- che tenta di fornire supporto alla sua formazione e informazioni sulla natura del mondo nel quale ci troviamo. Da quando ha iniziato l’università le consiglio di provare a pensare ad un futuro all’estero. Con molte resistenze, a volte con angoscia ma sempre più sicuro di indicarle una via di fuga da una nave che affonda, con falle tali da impedirne la salvezza. Oggi, 30 novembre, su La Repubblica ho trovato questo articolo, ve lo propongo per intero sia perché le conclusioni sono identiche a quelle che ho tratto, sia perché -dopotutto- la sua analisi è più ottimistica della mia. L’autore è Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss, Libera Università internazionale degli studi sociali.

Avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito: figlio mio, lascia questo Paese

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

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Vistosi “scoperto” Alan sceglie il gioco duro: non più inglese, non più “haiku” ma la nuda verità. Che però, proprio perché nuda va rivelata per essere intellegibile

dante

Alan Lasting
“… opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.
E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà”.

I
n quest’epoca in cui vi sono luoghi in Italia in cui si festeggia il Natale con la caccia al clandestino, uomini e donne con l’unico torto di esser nati nella parte sbagliata del mondo, vi presentiamo una canzone di Manu Chao, un canto a chi non ha dove posare il capo. A seguire il testo in spagnolo.
Prima che me lo chiediate: quiebra ley significa bancarotta, fallimento della legge…

Clandestino I
“Solo voy con mi pena
sola va mi condena
correr es mi destino
para burlar la ley

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Prima o poi doveva succedere, forse. Comunque è successo: in questo post vi invitiamo a consultare una pagina web in cui c’è un oggetto in vendita. Va bene che è un CD, va bene che nel CD si parla rigorosamente di buddismo e cristianesimo (alla fine, c’è anche una barzelletta), però è un CD in vendita e per di più se voi ascolterete la voce vellutata che da quel CD scaturisce, “vedrete” che è proprio la voce della persona che sta scrivendo queste righe, quelle che avete sotto gli occhi in questo momento. Ma dove andremo a finire…

bose

Pubblichiamo oggi un testo raro, oltreché profondo. Un fratello cristiano, padre Carlo Maria Alfredo De Filippi, ci invia una riflessione personale sulla sua esperienza di cristiano che da 25 anni pratica lo zazen. Naturalmente padre Carlo vive tale pratica in un “ecosistema” culturale e religioso completamente cristiano e questo rende particolarmente interessanti le sue osservazioni: “la stessa cosa” vista da un’altra angolatura rivela bagliori inaspettati. La preziosità di questo scritto non è solo nel fatto che un sacerdote cattolico pratichi a lungo lo zazen e conduca da molti anni un gruppo di pratica a Gallarate, il centro Areazen Omega, ma il fatto che padre Carlo ne parli con la semplicità di chi è avvezzo a frequentare il buddismo zen come un ambiente che può incontrare alla pari, senza timori, con la più grande considerazione.
Il testo dell’articolo è scaricabile qui in formato PDF.

Pratica dello Zazen e fede cristiana
(di p. Carlo de Filippi)

Il primo incontro
Era l’estate del 1985 quando con una telefonata da Roma, allora ero a Firenze, un confratello mi chiedeva se ero disponibile a fare da traduttore/interprete dal tedesco all’italiano, nel primo sesshin in Italia di padre Hugo Lassalle, da tenersi in autunno. P. Lassalle era un pioniere nella presentazione di questo tipo di meditazione al mondo cattolico europeo. P. Lassalle, tedesco di origine, era stato per molti decenni, subito dopo la 1° guerra mondiale, missionario gesuita in Giappone. Nel suo percorso di inculturazione

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La solita ermeticità di Alan questa volta è mitigata dai colori e dal sole: non è in fondo al pozzo la verità ma splende in cielo. Nel tempo senza tempo dove il bene non basta, il rifugio sognato da sempre, da chi vorrebbe tornare a quel perduto paradiso che solo i poeti ancor sembrano ricordare…
sunshine

Sunshine Babe

So quickly she sees
What’s good turning into best
Time is no counting

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Come potete vedere qui, domenica 15 novembre nel monastero di Bose vi sarà un’iniziativa abbastanza inusuale: sarà dato spazio -con ampio tempo a disposizione- ad un buddista dello zen per esporre una visuale che comprenda buddismo e cristianesimo. Dato il luogo ed il tema penso sia un’occasione rara

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Monastero di Bose

I “Confronti” si svolgono attorno a temi capaci di interpellare la nostra fede e la nostra testimonianza nella compagnia degli uomini, e costituiscono un’occasione di incontro e di riflessione per chiunque, nella convinzione che nulla di ciò che è autenticamente umano può essere estraneo al credente.

Ogni giornata prevede un primo incontro alle ore 10.30, l’eucaristia alle 12.00, la ripresa con il secondo incontro alle 15.30, seguito dal vespro.

Ultimo confronto 2009

domenica 15 novembre
Buddismo e cristianesimo: un confronto
Mauricio Yushin Marassi
monaco buddista Zen

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