L’ultima puntata de L’arte da parte. Un ringraziamento all’amico dr.

È l’ora che volge il desìo…

Questo bellissimo mutante visto di schiena non è un X-Man. È un angelo, e non uno qualsiasi: è il “ministro divino” che sta sulla porta del Purgatorio di Dante, nell’interpretazione grafica di un artista siciliano di nome Beppe Madaudo.

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Un illustratore e pittore colto, a volte forse un po’ troppo raffinato, che per la Divina Commedia ha fatto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare. Dopo una ricognizione maniacale su tutta l’arte dedicata al poema dell’Alighieri in sette secoli,

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In seguito alle manifestazioni promosse in questi giorni dai monaci buddisti in Birmania, finalizzate al sostegno della popolazione nel richiedere condizioni di vita più libere,

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se non forse tese ad un allontanamento della giunta militare golpista, sui media -in particolare sui blog italiani (qui per esempio)- si è presentato un interrogativo più o meno esplicito: qual’è la posizione del buddismo riguardo alla lotta politica? Vi è una indicazione condivisa che possa fungere da guida per i buddisti e possa spiegare a chi buddista non è come viene affrontato il problema all’interno del buddismo? Oltre a quanto già detto nei giorni scorsi, presentiamo due articoli a questo proposito: del primo -pubblicato qui di seguito- è autore Enzo Bianchi ed è comparso su La Stampa di Torino col titolo La forza dei monaci. Il secondo, opera del curatore di questa pagina, è intitolato Incubi del terzo millennio: la politica buddista

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La forza dei monaci
di Enzo Bianchi, priore di Bose
(da La Stampa, 28 settembre 2007)

File interminabili di monaci che camminano silenziosi e risoluti in mezzo a due ali di folla con le loro teste rasate e gli abiti cremisi e arancioni; monaci accovacciati inermi di fronte a militari in assetto antisommossa; bocche abituate al silenzio coperte da mascherine antilacrimogeni; monaci anziani e giovani feriti, uccisi, imprigionati, bastonati… Il mondo sembra scoprire tragicamente solo in queste ore un intero paese e, al cuore di esso, i suoi monaci. E, stupito, si chiede quale forza interiore li muova

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Ecco la quinta puntata de L’ovra inconsummabile. Potete trovare qui le altre

(A cura di Cibì)

PURGATORIO

Canto 12

Di pari, come buoi che vanno a giogo

[l’atteggiamento opposto alla superbia, che si purifica in questo girone del Purgatorio]

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Canto 13

Pier pettinaio in sue sante orazioni

[la salvezza dipende da un venditore di pettini]

Canto 14

… perché poni il core
La v’è mestier di consorto divieto?

[perché il tuo cuore si fissa sui beni che non possono essere posseduti senza sottrarli ad altri?]
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Domande a Dio – Domande agli uomini

Intervento di Dai Do Massimo Strumia, membro del Comitato Interfedi in rappresentanza dell’UBI (Unione Buddista Italiana) a Torino Spiritualità in occasione

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della presentazione della “Carta dei Valori“, 23 settembre 2007.

“Come missionario buddista, non posso che condividere e sostenere questa Carta.

Devo però affermare, senza presunzione, che ciascuno di questi articoli è, per il Buddismo, dato per scontato e ovvio a partire da 2.500 anni fa, quando in India il Buddha Shakyamuni praticò e divulgò l’uguaglianza tra gli esseri, senza distinzione di sesso, di casta e di livello sociale.

Purtroppo, se apriamo gli occhi sulla realtà oggettiva, cioè sui fatti, ci rendiamo conto che questi princìpi fondamentali vengono regolarmente traditi, perché ciò che in realtà predomina è l’anima, lo spirito del branco dove il diverso, lo straniero, il “foresto” vengono percepiti come potenziali nemici.

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I religiosi, in quanto tali (cioè vestiti da o presentandosi come preti monaci ecc.) non si dovrebbero occupare di politica.

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Quello che i monaci birmani stanno facendo è un errore di cui pagheranno le conseguenze -alcune le stanno già pagando- e, seppure in misura minore, le pagheranno tutti i buddisti del mondo, come pure molti altri che buddisti non sono. Tuttavia, in alcuni casi, certi errori vanno fatti, altrimenti non ha senso essere religiosi.

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É pronta la nuova pagina della Grecia antica. Trovate qui le altre

La testa nelle Nuvole

Lo spettatore che oggi vedesse rappresentata in teatro una commedia di Aristofane, di cui il regista rispettasse per filo e per segno testo e apparato scenico, forse non la troverebbe così divertente come sembrò agli Ateniesi che, sul declinare del V secolo, varie volte attribuirono al poeta il premio nella gara poetica.

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Quello spettatore dovrebbe, sedendosi nella prima fila delle poltrone, cancellare del tutto dalle sue aspettative ciò che gli è familiare in questo genere di spettacolo per immergersi in un mondo che non gli somiglia, dove anche la commedia, come qualsiasi pubblica manifestazione, ha innanzitutto un significato rituale.

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Ecco la quarta puntata de L’ovra inconsummabile. Potete trovare qui le altre

(A cura di Cibì)

PURGATORIO

Canto 1

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“Fuggito avete la prigione eterna?”

[lo chiede Catone, indignato, a Dante e Virgilio. Risposta: sì]

Canto 2

Ma noi semo peregrin, come voi siete

Canto 3

Ma la bontà infinita ha sì gran braccia

Canto 4

… il su andar ti fia leggiero
Come a seconda giù andar per nave

[verrà il momento in cui progredire ti verrà spontaneo come a una barca seguire la corrente]

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