Domande a Dio – Domande agli uomini

Intervento di Dai Do Massimo Strumia, membro del Comitato Interfedi in rappresentanza dell’UBI (Unione Buddista Italiana) a Torino Spiritualità in occasione

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della presentazione della “Carta dei Valori“, 23 settembre 2007.

“Come missionario buddista, non posso che condividere e sostenere questa Carta.

Devo però affermare, senza presunzione, che ciascuno di questi articoli è, per il Buddismo, dato per scontato e ovvio a partire da 2.500 anni fa, quando in India il Buddha Shakyamuni praticò e divulgò l’uguaglianza tra gli esseri, senza distinzione di sesso, di casta e di livello sociale.

Purtroppo, se apriamo gli occhi sulla realtà oggettiva, cioè sui fatti, ci rendiamo conto che questi princìpi fondamentali vengono regolarmente traditi, perché ciò che in realtà predomina è l’anima, lo spirito del branco dove il diverso, lo straniero, il “foresto” vengono percepiti come potenziali nemici.

Vedere nell’altro la minaccia ci fa rinchiudere in noi stessi all’interno di clan ben delimitati, e dimenticare i valori etici e morali che applichiamo quando non ci sentiamo minacciati.

Io stesso, come italiano, ho avuto diverse occasioni di sperimentare fuori dall’Italia cosa significhi essere disprezzati, discriminati e sospettati sia per l’appartenenza etnica che per quella religiosa.

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Ritengo, pertanto, che sia indispensabile, per una società che si autodefinisce “civile” e “democratica”, dare inizio a un programma concreto destinato ai bambini già a partire dalle scuole primarie, non tanto per educare, quanto per civilizzare, e non nello spirito della tolleranza – perché tollerare ed essere tollerati non è seme di pace e di solidarietà – bensì nello spirito del rispetto e della curiosità positiva verso altre culture e tradizioni, non necessariamente inferiori o pericolose a priori.

Certamente, dietro a queste mie considerazioni si può intravedere una certa dose di idealismo e di utopia, ma una civiltà degna di questo nome non può che coltivare con impegno proprio gli ideali e le utopie apparentemente irraggiungibili.

Se questo programma verrà, come è auspicabile, messo in atto, sarà un programma a lungo termine, e se ne potranno intravedere i primi risultati tra venti, trent’anni. I danni subiti sono incalcolabili e ciascuno di noi, se guarda in profondità al di là dell’apparente luccichio del benessere fondato sull’altrui sofferenza e sullo sfruttamento dei più deboli, non potrà che essere d’accordo. Benché buddista, non penso di esprimere un pensiero “buddista”, ma piuttosto un pensiero universale, che chiunque può cogliere e far proprio, indipendentemente dalla razza, dalla cultura e dalla religione.

Nel frattempo, lo sforzo indispensabile consiste nel sensibilizzare gli adulti mentalmente imbalsamati in una visione del mondo egoistica, stereotipata, qualunquista e razzista. Grazie!”

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