Dalla fervida inventiva di Cibì ancora una novità per il blog della Stella: la Divina Commedia vista, o sbirciata, attraverso alcuni versi -uno per canto, o quasi- seguiti da una traccia e raggruppati ogni volta da un’immagine.

L’ovra inconsummabile

(A cura di Cibì)

Perché, grazie al cielo, la Divina Commedia non si esaurisce in invettive e definizioni dogmatiche.
I versetti che presentiamo sono simultaneamente
A) da apprezzare decontestualizzati, e
B) da apprezzare inserendoli nel contesto tramite una lettura diretta dei Canti, urca ullallà.

INFERNO

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Canto 1

Aiutami da lei, famoso saggio!

[Dante lo grida a Virgilio nella selva oscura, riferendosi alla lupa – cupidigia – brama – desiderio]

Canto 3

Che balenò una luce vermiglia

[tra gli ignavi Dante disprezza Ponzio Pilato, “colui che fece per viltade il gran rifiuto”, ma poi, per contrappasso, si ritrova lui stesso ad assistere alla risurrezione di Gesù stando dalla parte dei soldati, cioè dei “cattivi”. Qui si segue l’ipotesi esegetica per cui “colui che fece ecc.” sia Pilato]

Canto 4

Oscura, profond’era e nebulosa

Democrito che il mondo a caso pone

[il filosofo Epicuro si trova nel “vero” inferno, Democrito no!, eccolo tra i savi del limbo. Anzi, l’aspetto fisico dell’inferno stesso somiglia al cosmo di Democrito, con quei suoi atomi che volano e si aggregano nel vuoto, creando le nebulose. Vedi anche G. Semerano, L’infinito: un equivoco millenario]

Canto 5

Nulla speranza…
Non che di posa, ma di minor pena

[la pena dei lussuriosi, come quella di tutti gli altri dannati, è eterna e invariabile. In teoria. In pratica, è proprio la presenza di Dante a causare una “posa”, come sottolinea Francesca:]

“Mentre che il vento, come fa, ci tace”

Canto 6

Caccerà l’altra con molta offensione

[Dante per un attimo assume il punto di vista dei suoi avversari politici: i Neri ce l’avevano a morte con i Bianchi, tra cui Dante, ma resta vero che a loro volta i Neri avevano subito troppe vessazioni]

Canto 7

… [La sorte] ch’è tanto posta in croce
Pur da color che le dovrien dar lode

Canto 8

Gli occhi a terra, e le ciglia avea rase
D’ogni baldanza

[Virgilio è un maestro che sa essere discepolo. Cfr. M. Y. Marassi, La via maestra]

Canto 9

… Di rado…
Faccia il cammino alcun pel quale io vado

[Ancora Virgilio, capofila di una nuova via di salvezza]

Canto 10

“Vivo ten vai, così parlando onesto”

[lo dice Farinata per lodare Dante. Dante stava spiegando a Virgilio che occorre parlare il meno possibile, Farinata orecchia la conversazione e approva]

Canto 11

Che, non men che saper, dubbiar m’aggrata