ottobre 2011


Tempo addietro qualcuno, preso da fantasie, propose di indire un concorso per chi avesse inviato il più pregevole racconto. Breve mi raccomando. Così, vuoi e non vuoi, ridendo e scherzando, tra il lusco e il brusco è arrivato il primo -che ancora non sappiamo se sarà il primo- dal titolo Mandala. Ve lo propongo, sperando di fare cosa gradita. L’autore, come usa dotato di

un nick: aa, ha una particolarità che lo rende interessante allo sguardo: è un cristiano che non solo pratica zazen ma, dice, non potrebbe essere cristiano senza lo zazen. Se ne sente ogni giorno una nuova e questa, per me, è davvero nuova.
Anche se, mi vien da dire, una volta che fai zazen, che bisogno hai di essere cristiano (o buddista)? Ma questa è un’altra storia.
Allora: il concorso. Va bene, è indetto. Per quanto riguarda i premi pensavo di premiare solo i primi tre, a meno che non abbiate proposte migliori. Il regolamento è semplice: chi invia un racconto si impegna a rispettare punto per punto il regolamento, e non si fanno eccezioni. Mi occupo di tutto io, così semplifichiamo.

Mandala

Benvenuto, vieni amico, entra pure, non restare sulla soglia. Del the? No? Immagino che anche tu sarai qui per visitare il tempio.

(altro…)

h, già Dhr, ci invia un’altra recensione delle sue. Garbato come sempre, questa volta la sottigliezza del testo in esame tracima nel suo commento creando un contatto profondo tra la parte orientale e la parte occidentale dell’animo umano. Parlando di Lui, secondo

Gregorio, h chiosa con: “il suo Dio è così trascendente che la Sua onnipresenza sfiora la onni-assenza”. Chiunque sia interessato al dialogo interreligioso, a mio modesto avviso, dovrebbe passare da queste parti. Nelle parole di h, poi, sullo stesso Argomento, compare “Quello”. E mi par di sentire il coretto dei cinesi Chan del IX secolo: “io l’avevo detto, io l’avevo detto…” solo perché qua e là nei loro dialoghi si interrogano su 其, Quello, che loro chiamano Qí.
Gregorio di Nissa, Omelie sulle Beatitudini, con testo greco a fronte, a c. di Chiara Somenzi (coll. Letture cristiane del primo millennio, 47), Paoline, Milano 2011, pagg. 402, euro 36

Giorni or sono a Bergamo, durante il mese dedicato alla cultura cinese, ho tenuto una conversazione dedicata alla parte di quella cultura che definiamo Daoismo, già Taoismo. Ve ne propongo il testo. Il motivo di tanto rumore attorno ad un evento passato risiede nel fatto che, nei prossimi giorni, spero di pubblicare una rivisitazione del libro di padre Tosolini

Interno giapponese. Tracce di dialogo tra Oriente e Occidente di cui abbiamo parlato in un recente post. Uno dei leitmotiv di quel testo è una visuale del buddismo mutuata da una particolare “corrente” della scuola di Kyoto. La lettura di quella conferenza sarà utile per comprendere perché ritengo limitante questa scelta da parte di padre Tosolini. Insomma, questo più che un post è un trailer…

L’anno scorso di questi giorni a Torino lasciava questo mondo Massimo Daido Strumia. In un certo senso se ne andò “bene”, con humor, proprio senza smanie. Siccome lo conoscevo da molti anni, penso di poter dire che la sua uscita di scena sia stata una delle sue pièce migliori.

Ci informa Jiso: “Questa sera al Dojo Zen de Chatelet, a Paris (56, rue Quincapoix), la cui responsabile è Katia Robel, alle 19 il consueto zazen del venerdì e a seguire breve cerimonia alla memoria presente di Daido. Il dojo è una specie di piccola catacomba, la cantina riattata di una galleria d’arte nel centro di Paris, alle spalle del Beaubourg, il grande museo di arte contemporanea progettato da Renzo Piano, quello con i tubi colorati: la location perfetta per il Nostro”.
Già un anno. Ce n’andiam che vola via tutto