Riflessioni


A
ncora una riflessione da parte di Cibì sul tema dell’intruso

INTRUSO, FRATELLO MIO / 3

Stavolta l’intruso è bello grosso! E trattandosi di un racconto di mare, d’estate ci sta bene. A narrarci la vicenda è lo scrittore inglese Rudyard Kipling:
“Una volta al re Suleiman-bin-Daoud (cioè Salomone, figlio di Davide) venne l’idea di dare da mangiare in un giorno solo a tutti gli animali della Terra. Ma, quando tutto era preparato, un grosso bestione era venuto su dalle profondità del mare…
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Ecco la seconda parte dell’intrigante riflessione di Cibì sul tema dell’intruso

INTRUSO, FRATELLO MIO / 2

Il suo nome è Lucy. È il più famoso esemplare di Australopiteco (Australopithecus afarensis) della storia: la nostra più prestigiosa antenata, con un’età che supera i 3 milioni di anni. È stata rinvenuta in Etiopia e “battezzata” come una canzone dei Beatles. Data l’importanza del ritrovamento, è ben giusto che questo ritratto di Lucy si trovi nientemeno che al Louvre. C’è solo una cosa che sorprende un po’… (altro…)

Da molto tempo la parola “zen” viene associata alle più varie occasioni ed oggetti: anni or sono nella metropolitana di Parigi campeggiavano enormi cartelli con la scritta: “Restez zen!”, pubblicizzavano l’apertura della stagione dei saldi al Lafayette e negli altri grandi magazzini della capitale francese.
Ci sono creme per il visozen“, musica,

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corsi di rilassamento, persino il “sexy zen“. Sino ad ora, potete controllare, nelle decine di migliaia di parole che ho mandato a spasso per il mondo non avevo mai associato la parolina zen a qualcos’altro che a sé stessa. Ma questa volta ci sono proprio cascato. Guardate il video che vi propongo, non vi pare un “video zen“?

Ed il motivo per cui così lo chiamo…

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Riceviamo dall’amico Cibì la prima parte di una riflessione alquanto eccentrica e curiosa, com’è nel suo stile…

INTRUSO, FRATELLO MIO / 1

L’animale illustrato è un Castratragus grandiceros, volgarmente nota come Antilope dal dorso fesso (nel senso di “scanalato”). Vive nell’isola di Lemuria, Oceano Indiano. La particolare conformazione della spina dorsale fa sì che vi si crei una lunga insenatura in cui, in tutta sicurezza, possono nidificare gli uccelli. Riadattando un po’ lo stile dei Bestiari medievali, è facile vedere questo animale come un bellissimo simbolo di… (altro…)

Riceviamo e, più volentieri del solito, pubblichiamo una riflessione di Jiso Forzani sul nuovo reato da poco introdotto in Italia: quello di “clandestinità“, ovvero legato ad uno status e non ad un agire, ad un misfatto. L’introduzione di questo reato sarà una grave violazione dell’etica filosofica. Lo so che detto così pare nulla: la filosofia, la poesia, l’etica non si mangiano né fanno guadagnare quattrini, forse per questo dai dirigenti politici attuali sono sbeffeggiate. In base però ad una precisa filosofia: quella che premia il più forte e zittisce il più debole.

Ninetta mia

Mentre non pochi maestrini di pensierini con le facoltà mentali strozzate dal torcicollo e la vista murata dal moralismo di recupero sentenziano che i mali dell’Italia provengono in buona parte dal ’68, culla del lassismo e del relativismo individualista,

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quarant’anni dopo il “joli mai” l’Italia infelix di questo maggio grigio striato di nero si appresta a varare, nel disinteresse del popolo democratico che ha votato tanto e votato bene, una legge che trasforma una condizione logistica ed esistenziale in un reato.

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Pare scontato, nelle parole di quasi tutti i politici, che l’obiettivo da perseguire sia quello della crescita del PIL. Una sorta di nuova religione laica che pare aver contagiato il mondo. Eppure proprio dalla fonte principale di quella dottrina, ben 40 anni or sono vi fu un avvertimento:

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“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.

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Come ormai sapete la senatrice Franca Rame ha dato le dimissioni dalla sua carica al Senato della Repubblica con una lettera indirizzata al presidente Marini, pubblicata naturalmente sul suo blog e poi su Repubblica il 15-1-2008. La riportiamo integralmente, come spunto di riflessione.

Gentile Presidente Marini,

con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente rappresenta e presiede. Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia e anche malessere fisico, rispetto la quale mi pare doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.

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In verità basterebbero poche parole, prendendole a prestito da Leonardo Sciascia: «Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza, ma si è come si è». Il grande scrittore siciliano è, in effetti, persona che sento molto vicina, (eravamo cari amici) sia per il suo impegno culturale e sociale di tutta la vita, sia perché a sua volta, nel 1983, a fine legislatura decise di lasciare la Camera dei Deputati per tornare al suo lavoro di scrittore.

Le mie motivazioni, forse, non sono dissimili dalle sue. Del resto, io mi sono sentita “prestata” temporaneamentevalla politica istituzionale, mentre l’intera mia vita ho inteso spenderla nella battaglia culturale e in quella sociale, nella politica fatta dai movimenti, da cittadina e da donna impegnata. E questo era ed è il mandato di cui mi sono sentita investita dagli elettori: portare un contributo, una voce, un’esperienza, che provenendo dalla società venisse ascoltata e magari a tratti recepita dalle istituzioni parlamentari.

Dopo 19 mesi debbo constatare, con rispetto, ma anche con qualche amarezza, che quelle istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato.

Ma andiamo per ordine.

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