Gennaio 2009


Come sapete, sin dalla formazione in questo blog c’è una pagina intitolata Ricerca testi tradotti nella quale è possibile trovare, in inglese o italiano, le traduzioni di alcune migliaia dei testi più significativi della letteratura buddista indiana, cinese e giapponese. Recentemente CDM, il curatore della pagina, l’ha arricchita

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di una nuova possibilità: i testi in lingua originale, ovvero le versioni nella lingua dalla quale sono state redatte le traduzioni in lingue a noi più comprensibili.
Ora, tra le versioni originali, è possibile consultare addirittura l’intero Canone Pali in ben quattro diverse stesure: mūla o fondamentale, atthakatha per lo più composta da commentari redatti da Buddhagosha nel V secolo, tīkā o sub-commentari e anya ossia “le altre” (versioni). Migliaia di testi in pali romanizzato a vostra disposizione.
Nella foto, una delle 1460 steli della pagoda Kuthodaw in Birmania sulle quali è inciso il Canone.

Presentiamo uno scritto di Enzo Bianchi a proposito delle preghiere islamiche, nelle piazze delle città italiane, che hanno seguito o accompagnato le manifestazioni di appoggio e

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solidarietà con i palestinesi di Gaza.

L’articolo è comparso venerdì 9 gennaio sul quotidiano La Repubblica.

La preghiera è di Dio e non di Cesare

Vedere le piazze antistanti antiche cattedrali gremite di musulmani in preghiera dovrebbe suggerire alcune riflessioni più articolate di un semplice stupore, di una polemica di bassa lega, di una veloce nota di costume. Innanzitutto per il luogo fortemente simbolico: da secoli in Italia la piazza su cui si affaccia la chiesa principale di una città riveste un carattere emblematico: affermazione forte della presenza del cristianesimo al cuore

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Nell’Abazia di San Giuliano
Buon Dio nel quale non credo, buon Dio che non esisti,
(non sono gli oggetti mai visti più cari di quelli che vedo?)

Io t'amo! Ché non c'è bisogno di creder in te per amarti
(e forse che credo nell'arti? E forse che credo nel sogno?)

Io t'amo, Purissima Fonte che non esisti, e t'anelo!
(Esiste l'azzurro del cielo? Esiste il profilo del monte?)

M'accolga l'antica Abazia; è ricca di luci e di suoni.
Mi piacciono i frati; son buoni pel cuore in malinconia.

Son buoni. "Non credi? Che importa? Riposati un poco sui banchi.
Su, entra, su, varca la porta. Si accettano tutti gli stanchi."

Vi seggo - la mente suasa - ma come potrebbe sedervi
un tale invitato dai servi e non dal padrone di casa.

"Riposati, o anima sazia! Riposati, piega i ginocchi!
Chissà che il Signore ti tocchi, chissà che ti faccia la grazia."

"Mi piace il Signore, mi garba il volto che gli avete fatto.
Oh, il Nonno! Lo stesso ritratto! Portava pur egli la barba!

O Preti, ma è assurdo che dòmini sul Tutto inumano ed amorfo
quell'essere antropomorfo che hanno creato gli uomini!"

"E non ragionare! L'indagine è quella che offùscati il lume.
Inchìnati sopra il volume, ma senza voltarne le pagine,

o anima senza conforti, e pensa che solo una fede
rivede la vita, rivede il volto dei poveri morti."

"O Prete, l'amore è un istinto umano. Si spegne alle porte
del Tutto. L'amore e la morte son vani al tomista convinto."
Guido Gozzano


….ah, mentre ero al paese natio una ex compagna di liceo mi ha “accusato” di volermi creare una religione a mio uso e consumo, perché dicevo di fare un mix tra Cristo, Buddha e Nietzsche. Eravamo a tavola al ristorante e non sono stato lì a questionare, ma la pazzeschità del mix avrebbe dovuto perlomeno metterla in guardia!
A proposito, come seguace di questa improbabile trimurti ho appena scoperto di avere un illustrissimo e ironico precedente piemontese: Guido Gozzano, anzi “guidogozzano” come si cosificava lui. Dopo che si è letta la sua opera omnia si buttano a mare il crepuscolarismo e baggianate interpretative consimili.

Cibì

Il nuovo anno ci porta un nuovo intruso, una sorta di Cavaliere Inesistente di calviniana memoria o uno sguardo che ci segue anche al buio con i suoi occhi irregolari, diversi uno dall’altro? Cibì pare propendere per la prima ipotesi. Ma, si sa, Cibì ama Poe e… al cuor non si comanda.

INTRUSO, FRATELLO MIO / 8

A fissarci così negli occhi è l’“Uomo oceanico” di Alberto Martini (olio su tela, 1929, cm 46 x 55). Il quale è stato uno dei massimi intrusi nell’arte italiana ed europea di inizio Novecento. Lo è ancora adesso. Le sue opere dovrebbero…

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