Da un po’ di tempo, seppure privo di un’agenda, è attivo in quel di Torino il Laboratorio interbuddista.
Confesso che quando l’ho saputo mi son detto: finirà all’italiana chiacchiere ed ancora chiacchiere…

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Invece no. Hanno praticato assieme in silenzio. Per di più, anni addietro da questa forma di nuova fratellanza buddista è scaturita un’idea concreta, quella che ha portato al concepimento ed alla pubblicazione di Buddazot, l’unico fumetto buddista al mondo senza intenti puramente didattici.

Poi c’è un altro aspetto, forse teorico, ma serio.

Quando si parla di dialogo si dà per scontato si tratti di dialogo tra, per esempio, cristiani e buddisti. Senza considerare che da sempre il settarismo una dimensione concreta dei buddisti, proprio fra di loro.
Non che vi sia propriamente bisogno di “impararsi” a vicenda per migliorare la pratica o incrementare quel che si vorrebbe incrementare. Ogni scuola è completa nella sua incompletezza, fornita e articolata. Però, oggi che in Occidente – nel suo complesso solitamente ignorante in tutto ciò che non è stato allevato sotto le ali di Platone o sant’Agostino- arrivano i buddismi è indubbio che noi stessi sappiamo poco dei nostri fratelli cresciuti in Tibet o in Birmania e quel poco può essere errato, o dare adito a sentimenti di sufficienza, spocchia… Così dialogare e conoscersi in questa fase ha il senso di rispettarsi, oltre che di allargamento dei propri orizzonti. Ogni tradizione si è sviluppata in modo autonomo e originale adoperandosi per soddisfare istanze spirituali anche diverse, o angolature diverse dello stesso problema, quello che costituisce la ragion d’essere del buddismo: vivere in questo mondo è un’avventura con molta sofferenza.
Non sarebbe una meraviglia se qualcuno scoprisse che alcune sue insoddisfazioni dipendono dalla musica che suona l’orchestra nella quale è inserito. Avendo la grande fortuna di appartenere ad una storia religiosa in cui molte son le musiche possibili, buone, valide, sarebbe sciocco negarsi quella che è più famigliare al proprio orecchio. La libertà che a volte ci pare negata in altre religioni è una possibilità da usare con attenzione e perseveranza: il turismo religioso non appartiene alla via che conduce all’affrancamento dalla sofferenza.
Per tutto quanto sopra ed altro ancora, l’attività del laboratorio torinese, ripresa dopo lungo ibernamento, è da guardare con attenzione e da accudire, come tutto ciò che ancora non è del tutto e si spera che sia.