Insolitamente per queste pagine, pubblichiamo una richiesta di dialogo da parte di un praticante di zazen. Spesso abbiamo sentito dire che è “proprio ciò che manca” al nostro sito. Ci pareva insulso inventarci interventi fittizi: ora che l’intervento c’è ve lo proponiamo. Chissà se l’argomento smuoverà l’inveterata ritrosia ad intervenire dei nostri lettori?

Mi chiamo River, ho 50 anni, mi sono avvicinato allo Zazen

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circa due anni fa guidato da M.Y.M., vorrei raccontarvi la mia esperienza.
Inizio col dirvi che non sono un praticante diligente, frequento senza costanza, le mie gambe sono sempre mal incrociate e tengo spesso gli occhi chiusi…

In definitiva quando faccio ZZ io non riesco mai a sganciarmi dal turbinio di pensieri che affollano la mente, anzi la posizione e il silenzio li amplificano ulteriormente.
Al termine degli incontri nemmeno posso dire di sentirmi più rilassato, come potrebbe accadere a chi fa semplicemente footing ad esempio.
Unico risultato tangibile è un dolore, neanche lieve, alle articolazioni inferiori e alla schiena.
Se poi devo parlare con spietata franchezza dei motivi che mi hanno fatto avvicinare allo ZZ mi vengono in mente solo problematiche interiori, un bisogno di pace mentale e paura dell’età che avanza.
Pertanto, alla base, niente frasi altisonanti del tipo:
“Ricerca della componente metafisica …..” , “Un crescente bisogno di spiritualità, che col tempo è giunto a maturazione …”
Il mio in definitiva è un bilancio fallimentare, certo per colpa mia, vi scrivo solo per sapere se sono l’unico in queste condizioni.
Io penso che “volendo” si possa credere fermamente in qualsiasi cosa, senz’altro io so che se voglio posso riuscire a convincermi di sentirmi meglio facendo ZZ, ma credo che poi tutti “nel bisogno“ siamo in grado di farlo.
A voi dubbi e sentimenti fallimentari vi hanno mai sfiorato la mente?
Se è accaduto, come li avete estirpati, intestardendovi sempre più nello spaccarvi schiena e gambe ?
River