Giorni addietro pubblicammo il testo dell’intervento che Jiso Forzani avrebbe tenuto a Cracovia all’incontro tra i rappresentanti delle religioni organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

Ora Jiso è tornato da Cracovia e ci ha inviato un diario di quell’incontro, colorato e vivacizzato da una spruzzatina di pepe. Qui trovate le altre foto dell’evento.

Diario da Cracovia

Dal 6 al 9 settembre si è svolto nella città polacca di Cracovia l’annuale meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Chi scrive è stato invitato a partecipare in qualità di rappresentante della tradizione del Bhuddismo Zen Soto, un ramo del buddhismo che si è formato in Giappone a partire dall’inizio del XIII secolo e che è attualmente la tradizione numericamente

più consistente nel panorama del buddhismo zen giapponese, in via di diffusione anche in Europa e negli Stati Uniti.
La scelta della Polonia come sede dell’incontro è stata motivata dalla ricorrenza del settantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale. Cracovia è una città riccamente simbolica: fu la base del cosiddetto esercito di Cracovia, eroico e labile baluardo di resistenza armata alle truppe tedesche, sorge a poca distanza da Auschwitz, buco nero dell’umanità, qui fu studente, prete e arcivescovo Karol Wojtyla, uomo di fede, maestro di dialogo, personaggio di grande spettacolarità. Cracovia è il palcoscenico ideale di un affetto devoto con gli accenti del culto a lui rivolto.
All’incontro erano invitati rappresentanti di istituzioni religiose e laiche provenienti da ogni parte del mondo, più di duecento persone, con un grande sforzo organizzativo, mille volontari italiani della Comunità di Sant’Egidio. All’ingresso della hall dello Sheraton a cinque stelle dove siamo alloggiati campeggia il poster “Lo Spirito di Assisi a Cracovia – Religioni e Culture in dialogo a settant’anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale”.
Il meeting ha inizio ufficialmente nel pomeriggio di domenica con una cerimonia di inaugurazione nella grande sala dell’Auditorium Maximum, dopo che in mattinata il cardinal Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, già segretario particolare di papa Wojtyla, aveva presieduto la celebrazione eucaristica. Porgono il loro saluto di benvenuto e di augurio con una breve relazione personalità di rilievo internazionale, molti dei quali spesso al centro della cronaca mediatica politica e religiosa. Poi tutti a una cena buffet ospiti del sindaco di Cracovia.
Il giorno seguente si sono svolte le 22 tavole rotonde previste, fra mattina e pomeriggio con diverse tematiche. La tavola rotonda cui partecipo ha per titolo “Le religioni in Asia per un mondo senza violenza”. Otto relatori, cinque, compreso il sottoscritto, in rappresentanza di varie scuole buddhiste giapponesi, un monaco birmano, uno zoroastriano indiano e il moderatore della Comunità di Sant’Egidio. Il pubblico è composto soprattutto di giapponesi e di studenti polacchi: alcune scolaresche delle scuole superiori, infatti, rallegrano con la sorridente presenza di ragazzi e ragazze il consesso di prelati e personalità, in schiacciante maggioranza attempati signori di sesso maschile. Le religioni dell’Asia hanno una presenza assai modesta, tenendo conto che Asia significa la metà della popolazione mondiale, e alquanto sottotono. Ciò dipende a parer mio da due fattori: il dialogo è un’istanza sentita come valore molto più in occidente che in oriente, per cui gli orientali sono impreparati, culturalmente e psicologicamente, al confronto con “gli altri”; l’impostazione del meeting è rigorosamente eurocentrica, con netta prevalenza delle voci delle religioni abrahamitiche e fra esse dei testimoni del cattolicesimo: non meno di sette cardinali e una dozzina di vescovi solennizzano l’evento. Ma, va detto, non è poco, con i tempi che corrono dentro e fuori le Chiese, radunare persone dai quattro angoli del mondo a raccogliersi in nome della pace fra diversi, foss’anche solo per una foto di gruppo: la testimonianza ha forme innumerevoli e la concordia può alimentarsi anche di rappresentazioni di se stessa. Nel pomeriggio ho assistito a una tavola rotonda dal tema: “Questione spirituale e crisi economica”, molto istruttiva: presenti un ex presidente del Fondo Monetario Internazionale, una dirigente della Banca Mondiale, due cardinali, un ministro delle Finanze, economisti di fama – tutti han detto che si deve fare qualcosa di etico e in controtendenza, ma per come ho capito nessuno ha detto cosa. Sul sito della Comunità www.santegidio.org si trova il programma con i testi di varie relazioni.
Martedì mattina pellegrinaggio ad Auschwitz e Birkenau. Una giornata di sole oltraggioso concorre ad abbacinare sentimenti e pensieri. Deponiamo fiori e il nostro silenzio là dove i lunghi binari terminano nel nulla, dove finisce il mondo e l’uomo si è separato dalla sua umanità. Le parole di una signora Rom e di un rabbino ci indicano la via del ritorno: non c’è rancore né vendetta, solo memoria e futuro, e in mezzo la nostra responsabilità.
Alla sera, nella grande piazza affollata, la cerimonia conclusiva piena di colori, di fiaccole, musica e saluti, rimanda all’incontro del prossimo anno, a Barcellona, sulle ali della buona compagnia fra gli uomini e dello spirito di Assisi.
Rientro nel lusso ovattato del nostro albergo, riflettendo sul senso religioso di queste mega riunioni di vip. Un amico molto attivo nel volontariato in Africa mi conferma che l’opera della Comunità di Sant’Egidio è stata più volte determinante a portare la pace, con un lavoro paziente, oscuro e capillare, in paesi dilaniati da anni di insolubili guerre tribali. Penso allora che forse queste parate somigliano ai gran premi di formula uno: rutilanti esibizioni di potere di poche scuderie, apparentemente fine a se stesse, lontane mille miglia dal quotidiano dei più, con ricadute tecniche poi assai utili per la sicurezza di guida delle utilitarie di tutti.

Giuseppe Jiso Forzani