Gio, 9 Lug 2026
Buongiorno,
Il 7 maggio è stato il decimo anniversario della scomparsa di Kōhō Watanabe rōshi. Non abbiamo segnalato la ricorrenza su questo sito perché non abbiamo dato importanza pubblica alla cosa: Watanabe, in Italia (e altrove, come potreste verificare sul web) era ed è pressoché sconosciuto.
Questa mancanza si è rivelata, forse, un errore alla luce di un fatto accaduto poco dopo quella data. Proprio nello stesso periodo di quella ricorrenza, ad Antaiji è stato ricordato il cinquantesimo anniversario della sua ri-fondazione con la pubblicazione di un bel libretto composto quasi interamente di fotografie, a parte una scritta dove si legge: On March 13th, the anniversary of the passin of master Kōshō Uchiyama, we offered a Kimyo-Gawara and performed a memorial and gratitude sutra recitation. In una lettera di accompagnamento, si spiega che il “Kimyo-Gawara” è un ricordo di Antaiji, distribuito a chi è intervenuto a quella commemorazione e ad altri amici, formato da un pezzo di tegola del hondō, la sala principale, il cui tetto era stato rinnovato di recente. In tutto il libretto e nell’allegato non viene mai nominato Watanabe rōshi, non ostante il cinquantennale coincida proprio con il decimo anno dalla morte di Watanabe e quest’ultimo sia stato l’ideatore, il fondatore, il costruttore e il primo abate di quell’Antaiji del quale si è celebrato il cinquantennale. Siccome uno dei pezzi di tegola, il libretto e la lettera di accompagnamento sono stati spediti a Jisō Forzani, ci siamo consultati su come avrebbe potuto rispondere e il risultato è stato spedire indietro il materiale ricevuto accompagnato da una lettera comune nel quale esprimiamo tutto il nostro disappunto per una tale mancanza che si traduce in un’alterazione della storia: far apparire l’Antaiji attuale come un lascito di Uchiyama e non di Watanabe. Un alterazione iniziata nel 2019 con la pubblicazione sul sito di Antaiji di un intervista all’allora abate Muho Nolke e che trovate qui: alla quale avevamo risposto con il testo che trovate qui con il titolo Considerazioni su un’intervista. Risposta all’intervista rilasciata da Muho Noelke sulla storia di Antaiji.
Perché questo post? Antaiji è un luogo famoso nel mondo dello Zen, molti vi si recano o vorrebbero essere in grado di andarci: è bene sapere qual è il suo background.
Se volete approfondire, qui trovate il testo della lettera che abbiamo spedito ad Antaiji e qui trovate il testo del photo book commemorativo, con le altre foto allegate, e la lettera di accompagnamento.
2 Commenti a “Revisionismo zen, giapponese”
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9 Luglio 2026 alle 9:02 am
Qualcuno mi ha subito scritto: “Più che revisionismo, asfaltismo direi. Doloroso.”
14 Luglio 2026 alle 6:32 pm
Abbiamo avuto alcune risposte dal Giappone alla mail che avevamo inviato ai nostri fratelli di Antaiji. A seguire, ecco una di queste risposte, da parte di Shinryu roshi, un fratello anziano, uno dei pochissimi ad aver imparato alcune parole di italiano durante la nostra permanenza.
Ciao! Ripenso con nostalgia al periodo in cui abbiamo praticato insieme ad Antaiji. Ogni sabato sera alle 18 seguo il programma televisivo “Storie di un piccolo villaggio italiano”, un’ora di trasmissione. Siccome è in italiano, quando sento parole che ricordo di aver già udito – come: mangiare, va bene, grazie, bianco, stanco e molte altre – la nostalgia si fa sempre più forte. Come state Jiso-san e Yushin-san? E tutti gli altri?
Ho letto la tua e-mail. Anch’io ho ricevuto il ricordo, ma non c’era nulla riguardo alla cerimonia funebre, né foto. Si dice che l’uomo sia peccatore, e ne ho la prova concreta. Quando si invecchia e ci si affatica, forse le vecchie ferite tornano a far male. È necessario continuare a interrogarsi sempre più seriamente su cosa significhi avere la mente della Via. Anche questo è un dato di fatto.
Le mie forze fisiche sono diminuite e non riesco più a fare lunghi periodi di zazen, ma continuo comunque a sedermi ogni giorno.
Anche voi, Jiso-san e Yushin-san, vi prego, superate i legami umani e continuate a interrogarvi sul cuore della Via.
Pensare allo spirito della Via dei miei compagni in Italia mi rende felice.
Porgo i miei saluti anche a Luciana, Teresa e Clarissa.
Kusanagi Shinryu