Cari tutti,
Mentre il tempo fila i suoi giorni, indifferente ai lockdown ed alle mascherine, il gruppo della Stella non è rimasto con le mani in mano. Grazie al lavoro svolto negli anni scorsi e a un’elaborazione collettiva, coordinata da Maurizio e durata mesi, abbiamo pubblicato un ‘nuovo’ testo. Dico ‘nuovo’, con le virgolette, perché è composto da scritti che, in forma meno curata, erano già comparsi su questo sito. Si tratta di 8 articoli, 5 antichi e 3 moderni: uno di Dogen, tre di Uchiyama (in nuova traduzione), uno di Yokoyama Sodo ed infine tre composti da me negli ultimi anni. Tutti dedicati alla pratica dello zazen. Qui trovate l’indice dell’opera.

L’obiettivo è fornire a chi si avvicina per la prima volta a questa pratica e a chi, invece, è già su questo cammino, una traccia, il più possibile sicura, su come fare per sedersi senza errori di metodo e per indirizzare la propria vita in sintonia con quel sedersi. Sino ad ora non esisteva in italiano un testo siffatto.
Ne abbiamo fatto stampare alcune copie e, di queste, ne mettiamo cento a disposizione dei lettori di questo blog. Il libro non è in commercio ma, ovviamente, abbiamo sostenuto delle spese e con il vostro aiuto, se possibile, vorremmo recuperare quanto speso per potere, in futuro, fornire lo stesso servizio.
Se desiderate riceverlo, gratuitamente o a fronte di una piccola donazione, scrivete a servizio@lastelladelmattino.org chiedendo istruzioni.

Anche questa volta ci sarà un premio particolare al primo che troverà un refuso: una copia del libro senza quel refuso.

Nella primavera-estate del 2019, sul sito del monastero giapponese Antaiji, è comparsa un’intervista, molto articolata, rilasciata dall’ex abate Muhō Noelke, nella quale Muhō ripercorre, a modo suo, tutta la storia del monastero. In modo del tutto inaspettato, in questo scritto, Muhō parla di tutte le persone che hanno avuto un ruolo significativo nella vita quasi secolare di quel luogo, anche di quelle che non ha conosciuto direttamente o che ha frequentato solo saltuariamente.

Non mi trovo d’accordo con la ricostruzione storica di Muhō, né nei contenuti né in quelle che paiono essere le sue intenzioni. Ritengo che in questo testo vi siano affermazioni che fanno apparire persone e fatti diversi dalla realtà che fu, altre non veritiere, altre ancora errate e, nel complesso, potenzialmente dannose per molte persone, Muhō per primo.
Per questo ho scritto una serie di considerazioni, che trovate qui in fondo assieme alla traduzione in inglese e a quella in francese, rivolte a tutti ma soprattutto alle persone che seguono la via dello zen.

Sia l’intervista a Muhō, sia le mie considerazioni sembrano riguardare fatti e persone lontane, vicende che non toccano la nostra vita. Io penso che non sia così, per questo ho voluto dare alle mie parole l’apertura più ampia possibile, toccando argomenti, anche delicati, di cui, di solito, non c’è occasione di parlare. È molto difficile imparare a fare davvero zazen e, senza una guida, è quasi impossibile. Invece è del tutto impossibile, senza una guida, dar vita a quel sogno che chiamiamo zen, accogliendovi altri. Questi sono alcuni degli argomenti che vengono accennati nelle considerazioni. L’intervista tocca -male, a mio parere- questi ambiti, ed è, quindi, un buon canovaccio. Porsi di propria iniziativa a parlare di queste cose, così, senza un motivo, sarebbe del tutto insensato. Da questo punto di vista, dovremmo ringraziare Muhō per l’occasione. Ambedue i testi sono abbastanza lunghi (11 cartelle il mio, 27 quello di Muhō), per cui occorre tempo e pazienza per affrontarli.

La foto che vedete in questa pagina, scattata nel novembre del 1980, si riferisce all’hōssenshiki (una sorta di seconda ordinazione, in cui si ‘dimostra’ di saper padroneggiare il dharma) di Shinyū. Non vi compaiono quattro dei monaci residenti più anziani, parte attiva della comunità di quegli anni: due erano in cucina, uno nel sōdō (monastero di formazione clericale) ed uno … scattava la foto.

Un Bz marittimo, per quelli di voi che si ‘portano’ lo zazen al mare ed uno classico, per coloro i quali, imperterriti, continuano anche d’estate, in città, la trafila espressa dal vecchio mantra: lo zazen del mattino ha l’oro in bocca. Nel secondo quadro, l’Artista si muove libero, lasciando che la realtà si muova e si modifichi, senza un perché. Anche se, per non deluderci, un perché ci viene offerto.

Nel frattempo, operosi come formiche, stiamo preparando alcune novità, due delle quali saranno, a breve, illustrate sul blog.

Buona estate a tutti

PS: i disegni sono cliccabili, per vederli in alta definizione e, volendo, scaricarli 😎

PPS: mi raccomando, commenti brevi, privi di attacchi personali e rigorosamente a tema.
Quasi come sempre, insomma.

Buongiorno a voi tutti,
Nel mondo di BuddaZot, BZ per gli amici, il tempo scorre liscio, senza increspature.
Così, in questi momenti drammatici, con le persone chiuse in casa a girarsi i pollici, le strade vuote, gli ospedali pieni, gli esseri umani che si evitano l’un l’altro … ebbene, in tutto ciò BZ ha modo di occuparsi solo di sé stesso.
Ma, anche in questo caso, che cosa potrebbe fare di meglio?

Grazie a Fago per i disegni (il nastro da cantiere un po’ davanti e un po’ dietro fa il paio col pennello che ‘fa’ il buco al posto della pala …) e grazie al nostro webmaster, Px, per averli ‘montati’.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è be2f5bf287d0aa3214351819f722aa46-1024x579.jpg

Dalla Lettera agli amici, Qîqājôn di Bose: «Guardando ai nostri giorni e, in particolare, all’ultimo anno trascorso, noi vediamo il dilagare dell’odio nei comportamenti e a livello verbale, sui social come nelle conversazioni quotidiane, vediamo un inumano che si fa strada tanto nelle relazioni quotidiane, quanto nelle politiche: stiamo vivendo tempi cattivi, in cui quasi ci sa fa un vanto della cattiveria.
Quasi si rivendica un diritto alla cattiveria. Da politiche di respingimento nei confronti di migranti, a impedimento a soccorrere in mare chi è in difficoltà e rischia la morte, a episodi odiosi di violenza e intolleranza verso stranieri braccianti che lavorano per pochi soldi nelle campagne del nostro Meridione, tanti sono i gesti di cattiveria e inumanità che colorano di tinte tenebrose i nostri giorni e riguardano governi nazionali e singoli cittadini, financo ragazzi e adolescenti che crescono nell’insegnamento del disprezzo verso il povero e lo straniero.
Vediamo aumentare esponenzialmente gli episodi di intolleranza xenofoba e le violenze di chiara impronta fascista e razzista ad opera sì di frange minoritarie, che tuttavia sentono, da un lato, di poter godere della comprensione e del supporto di una fetta consistente della popolazione, dall’altro, di essere legittimati da discorsi e atteggiamenti di responsabili della cosa pubblica. Potremmo dire: da responsabili irresponsabili. Perfino alcuni amministratori pubblici locali hanno attuato disposizioni discriminatorie nei confronti dei non italiani, palesemente in contrasto non solo con l’etica cristiana ma anche con il dettato costituzionale… »

Qui sotto trovate il testo completo

Per alcuni motivi antropologici, storici e testuali, nella scuola zen in generale e in questo blog in particolare, poco o nulla si parla dei precetti, delle regole che per secoli hanno governato la vita dei monasteri buddisti. Lo zen ha contribuito alla nascita del ’68 americano, dove libertà e trasgressione erano concetti paralleli e positivi. In passato, in Cina, la trasmissione delle norme mahayana è avvenuta, anche, attraverso prese di posizioni politiche e poi sovrapponendo varie opere (in particolare il Brahmajāla Sūtra, Sūtra della rete di Brahmā, probabile apocrifo cinese del V secolo) al vinaya dei Dharmaguptaka scelto dall’Impero di Mezzo come unico codice monastico per tutte le Scuole buddiste. Con conseguenti ricadute, quindi, in Corea, Giappone e Vietnam. Watanabe roshi, con una concisione pari alla sua non-simpatia per le regole ufficiali, soleva dire: «Fate nel modo migliore, per piacere». In Cina, in passato, vi fu chi riassunse la questione dicendo: «Non fare alcun male, attentamente praticare ogni atto di bene». In India, la stessa visuale già compare nel Dhammapada (116): «Si deve essere rapidi nel bene, dal male si deve ritrarre la mente. Se qualcuno compie il bene in ritardo, la sua mente si diletta nel male». Certo, i casi particolari sembrano confondere e perciò, su quelle basi, sono nate le centinaia di indicazioni riferite ad ogni singolo caso, per i monaci e per le monache. Vi presentiamo qui due lavori riassuntivi di questa complessa materia. Il primo, ampio e articolato, ad opera di Charlie Korin Pokorny, monaco americano del Soto zen, e il secondo, più riassuntivo, ad opera di Pedro Aigo Seiga Castro, monaco spagnolo del Soto zen.

Immancabili, quasi fatidici, gli auguri di BZ.
Auguri, certo: ci si augura che non succeda nulla che venga a turbare le nostre vite. O forse (siccome prima o poi succederà comunque: è sicuro) ci si augura che la capacità di lasciar svanire il nostro disappunto venga in nostro aiuto ‘non ostante tutto’. Ovvero come dovrebbe essere sempre, o quasi, percorrendo questa via.
Allora: auguriamoci che sia come sempre.
Questa volta c’è un novità piccantina: parafrasando il principe De Curtis potremmo dire che Bz ‘la butta in politica’; nella prima delle due strisce esprime, addirittura, una critica sottile all’Istituzione, alla chiesa, che è, o è stata, madre (forse solo zia?) di molti tra quelli che compongono e leggono queste righe.
È la libertà espressiva dell’artista e come tale va rispettata, anche quando non siamo d’accordo. Non è pensabile, infatti, che tra coloro i quali seguono l’iter formale delle ordinazioni all’interno del Soto shu (e non solo), vi sia chi possa poi pavoneggiarsi, esibendo come un segno di potere l’abito ricevuto durante il rito. Un abito che è il segno del completo lasciare.
Si sa, praticare il buddismo non è una carriera e certe cose non accadono.

Excusatio non petita: da tempo su questo blog, a parte qualche eccezione come la nuova traduzione in spagnolo de Il Cercatore della Via di Uchiyama roshi, il nuovo e-book sul Buddha per i bambini e l’inedito di Uchiyama roshi sullo zazen che ‘non porta a nulla’, non compaiono articoli o altre composizioni: quasi solo Bz. Il motivo lo avevamo già accennato in un commento, ma lo ripetiamo qui per maggior chiarezza: da tempo ci stiamo dedicando ad un’opera impegnativa per dimensioni e difficoltà. Dico ‘stiamo’ perché è un lavoro corale che coinvolge molte persone, impegnate a rendere il risultato più efficace e più facilmente fruibile ai lettori. Tra pochi mesi avremo terminato e, se troveremo anche un editore che ci pubblichi, entro l’anno vedrete, su carta, il risultato di questo lavorìo.
Nel frattempo, sul blog, continuerà a imperversare Bz …
Grazie a Fago per i delicati disegni e a Pierinux per la consueta maestria nel farli apparire sui nostri schermi.

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