È trascorso un anno dalla scomparsa di Watanabe roshi.
Nato, nel 1942, ad Aomori, nel freddo nord del Giappone, non aveva potuto conoscere suo padre, abbattuto da un aereo americano sull’Oceano Pacifico poco prima della sua nascita. Terminato il liceo, avrebbe dovuto iscriversi all’università ma, senza avvisare la famiglia che sapeva contraria, si recò a Daijoji -monastero situato a Kanazawa, nel Giappone centrale-, dove chiese di essere accolto come novizio. Daijoji era uno dei luoghi in cui periodicamente si recava Kodo Sawaki per soprintendere alla pratica dei monaci. L’incontro con Sawaki fu fondamentale: indicò infatti al giovane Watanabe di lasciare Daijoji

Antaiji: al centro la tomba di Watanabe, a destra quella di Uchiyama, a sinistra quella di Miyaura

Antaiji: al centro la tomba di Watanabe, a destra quella di Uchiyama, a sinistra quella di Miyaura

e recarsi ad Antaiji, di cui Sawaki era priore e dove lo stesso Sawaki, molto anziano, si ritirò alcuni anni più tardi. Ad Antaiji Watanabe, poco più che ventenne, incontrò Sodo Yokoyama e Kosho Uchiyama, i due principali discepoli di Sawaki. Yokoyama nel 1957 aveva lasciato Antaiji per trasferirsi nel parco di Komoro, dove divenne famoso come “il monaco che suona con le foglie“. Watanabe, divenuto discepolo di Uchiyama, nel 1975 succedette al suo maestro alla guida di Antaiji e trasferì il monastero sui monti del Giappone sud occidentale, un luogo allora impervio, difficile da raggiungere, letteralmente in cima a una montagna. Dal 1987 al 1992 risiedette in Italia, dando vita alla Stella del Mattino.
In questa pagina potete trovare un’intervista a Watanabe roshi realizzata nel luglio del 2004.

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Alcuni ricordi personali

🌱Nel maggio del 1978, con altri tre italiani, mi recai ad Antaiji per la prima volta. Degli altri tre compagni di viaggio uno abbandonò dopo una settimana per la severità della regola e gli altri due, Gianni e Daido, non ci sono più. Watanabe roshi era giovane, dotato di grande energia, incuteva timore. Ci colpì la sua capacità di “scomparire”: un momento prima era lì, accanto a te, alzavi gli occhi e non c’era più. Solo tempo dopo capii che questo era dovuto alla quantità di sogni, pensieri in cui eravamo presi, distratti, quindi con i tempi allungati: ci pareva fosse stato lì sino a “un attimo prima”, ma per lui di attimi ne erano trascorsi tanti e aveva avuto il tempo di andare altrove. Ora sento la sua mancanza soprattutto come interlocutore: ci son cose che non so a chi dire. mym
🌱Una sera ad Antaiji ci disse: “Anche se questo progetto dovesse fallire, ho in mente varie altre possibilità”. Rimasi interdetto, certo che il compito immenso che volontariamente si era assunto, non avesse alternative. Aveva da poco trasferito il monastero, una rivoluzione inaudita nel morto mare dello zen giapponese, stava impostando una vita nuova di zazen, lavoro e studio, che richiedeva dedizione completa a una ventina di persone giovani, piene di entusiasmo ed energia. Lui era all’opera incessantemente, presente in ogni momento della vita comunitaria con attenzione ferrea. E la responsabilità continua e l’impegno totale non gravavano sulla sua mente, che manteneva sgombera. Così è stato sempre, nell’alternarsi delle vicende della vita. Un uomo a volte terribile, mai opprimente, capace di accollarsi enormi pesi senza diventare pesante. gjf
🌱Watanabe roshi trascorse il primo anno della sua permanenza in Italia presso la comunità dei Missionari Saveriani di Reggio Calabria, di cui allora io facevo parte. Ogni giorno condividevamo lo zazen, la preghiera e l’ascolto delle scritture cristiane e buddiste. All’ascolto seguiva spesso un breve scambio di considerazioni. Era il giorno di Pasqua e Watanabe roshi mi disse. “La Bibbia per pagine e pagine narra l’insegnamento di Mosè e dei profeti. Ma poi ad annunciare la risurrezione fu scelta una donna della strada, la Maddalena, la quale aveva una sola via per annunciare la risurrezione: risorgere lei stessa.” Di Watanabe roshi ricordo la sobrietà del discorso, e la domanda di comportamenti reali: annunciare la risurrezione risorgendo. Luciano Mazzocchi, s.x.

Il 29 marzo, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova, vi sarà la terza e ultima giornata dedicata al tema Nascere e morire: il mistero della vita.

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In quell’occasione il professor Benedict Kanakappally, teologo indiano, terrà una lezione su vita e morte nella traduzione induista. A seguire sarà il turno di parlare, ahinoi, de La questione del nascere e morire dal punto di vista Zen.
A volte ci si chiede perché si accetti di porsi in tali situazioni. La vanità, certamente. In questo caso ha giocato il fatto che il punto di vista Zen su quella tal questione m’interessa proprio e ho voluto dedicarvi tempo per riflettere e vedere che cosa sarei riuscito a tirarne fuori. Non tanto dallo Zen ma da me stesso. Ed ora è quel tempo, e occorre andare.
Comunque, per non sprecare l’occasione, ho approfittato per mettere nero su bianco le ragioni i tempi e i modi che hanno portato alla nascita dello Zen. Un inedito.
Per non rovinare la sorpresa ai padovani, metterò on line il testo al mio ritorno. Lo aggiungerò qui, sotto al PS.

PS: il titolo del post, “Padovani gran dottori”, è il secondo verso di una filastrocca con cui i veneti, pare da secoli, descrivono se stessi

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Come promesso, ecco il testo del seminario de l 29 marzo presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova

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Quando, nel 1990, la Stella pubblicò il Bendōwa, presidente della Marietti era don Antonio Balletto. Amico e sodale di don Gallo, fu tra i primi in Italia a lavorare in favore del dialogo interreligioso. Forse anche per questo accettò di pubblicare il testo di un allora pressoché sconosciuto buddista giapponese del XIII secolo, tradotto da un’improbabile gruppo italo-giapponese: la sua non fu certo una scelta di tipo speculativo. Purtroppo la collaborazione con lui non potè continuare: poco tempo dopo fu estromesso dalla Marietti. A Genova, si sa, l’attenzione all’economia è importante.

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La traduzione del Bendōwa fu un lavoro difficile: avevamo pensato, primo errore, che prima di redigere il testo italiano dovevamo essere tutti d’accordo sia sul significato che sulla forma di ciascuna frase e, secondo errore, pensammo di mantenere questa linea sino alla fine. L’assenza di esperienza complicò ancora le cose ma tutto questo lavorìo produsse anche risultati: rivedendo ora il testo è evidente che le frasi, le singole parole sono state pesate accuratamente e per questo sono ancora valide. Ciò che è fatto con criterio, di solito, dura. Vi riproponiamo quindi il testo sostanzialmente senza variazioni, solo abbiamo aggiunto alcune note esplicative che speriamo siano d’aiuto al lettore. In tutto il lavoro si sente l’influenza di Kohō Watanabe che trasformò il giapponese del XIII secolo di Dōgen in quello dei giorni nostri e che ci sostenne per tutto il tempo che dedicammo alla traduzione. Questa nuova edizione è anche un modo per ricordarlo, a quasi un anno dalla sua morte. Si percepisce con grande vitalità il continuo paziente richiamo allo zazen.

Anche questa volta vi proponiamo il testo in due formati, .pdf ed .epub, per un diverso utilizzo, a stampa o digitale. In questa pagina potete trovare e scaricare liberamente ambedue le versioni del testo.


Anche quest’anno Budda Zot è passato per un saluto e un augurio, a cui aggiungo quello della Stella.
Con un ringraziamento a Doc per i disegni, ad Alex per la musica e a Pierinux per la messa in opera. Di fatto, qui, siamo in un mondo in cui non si muove foglia che Px non voglia…
Un mondo dove potete vedere il Budda Zot di fine anno a schermo intero e, volendo, potete persino scaricarlo sul vostro PC.


E dico poco se dico poco…

La prima edizione de La Via Maestra fu pubblicata nel 2005. Era un periodo nel quale avevo assorbito la profonda stanchezza dell’esperienza come operatore di comunità per tossicodipendenti e avevo consolidato il rapporto con l’Università di Urbino. Due eventi, questi, che avevano contribuito a trasformare profondamente la mia vita: era iniziata l’avventura di portare lo studio e la pratica del buddismo da un’area personale e di ambienti “religiosi” verso la costruzione di un percorso di studio per chi buddista non lo è, ovvero come fatto culturale inserito in

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un contesto accademico. Anche per questi motivi, penso, quando ho ripreso in mano il testo non l’ho trovato scadente. Tuttavia, nel frattempo, sono io ad essere cambiato ed è questo cambiamento che ho tentato di riversare nella nuova edizione che vi sto presentando. Per fare ciò, è stato necessario riscrivere buona parte del libro, in particolare i primi due capitoli, più complessi dei successivi, che contengono gli elementi sui quali si basa l’intero discorso.
Grazie al cielo non c’è fine alle possibilità di miglioramento, per cui tra una dozzina d’anni uscirà la terza edizione, ancor più bella e più superba che pria… ma penso che già questa offra un’accettabile riflessione su quel fenomeno detto “maestro zen” e sul significato della cosiddetta trasmissione.

Come nel caso del Discorso, il disegno di copertina è di Doc mentre, come nel caso della Piccola guida, l’elaborazione digitale della copertina, l’impaginazione e la redazione del file .epub sono di Max.

Anche questa volta vi propongo il testo in due formati, .pdf ed .epub, per un diverso utilizzo, a stampa o digitale. In questa pagina potete trovare e scaricare liberamente ambedue le versioni del testo.

Il mese scorso, sullo stesso sito web del Vaticano segnalato nel post precedente, è stata pubblicata un’intervista-presentazione del Discorso di risveglio alla fede. Pare che il Discorso abbia nuovamente suscitato interesse in campo cristiano.

Il Natale è un giorno o un periodo particolare in Italia, in Occidente; anche se non è una ricorrenza buddista, chi più chi meno tutti ne sentiamo l’influsso. Un augurio di serenità dalla Stella.

Nel 2000 fu pubblicato, con l’Editore Marietti, Piccola guida al buddismo zen nelle terre del tramonto. Era la prima volta che veniva edito un libro interamente scritto da me e mi pareva di aver fatto un buon lavoro. Ma gli anni passano, le mamme invecchiano e così pure i libri mal scritti. Quando terminò il tempo per il quale avevo ceduto i diritti di pubblicazione, pensando di farne un ebook iniziai a sfogliarlo.

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Non mi aspettavo di trovarlo così … traballante, insufficiente. Fu così che decisi di riscriverlo, tutto daccapo. Ho mantenuto intatta la struttura, ovvero i due filoni separati, quello della storia di Medith e quello di saggistica, così pure ho mantenuto lo stesso ordine degli argomenti ma ho rinnovato completamente il testo. Ora penso che sia un buon libro, adatto sia a chi voglia informarsi sulla nascita, il senso e lo sviluppo di quella tradizione senza dottrina detta zen, sia per coloro che già hanno intrapreso questa strada e vogliono spolverare, rinnovare approfondirne la conoscenza.
Ve lo propongo in due formati: epub e pdf, per poterlo leggere su uno schermo oppure su carta, una volta stampato. Lo trovate, liberamente scaricabile, in questa pagina.

Vi segnalo, su questo sito, l’apertura di una nuova pagina: Videospigolature zen. Da tempo pensavamo di organizzare una pagina come questa, ora grazie a AdO e CdM: eccola qui. Naturalmente se conoscete qualche video, film o animazione che desiderate segnalare ve ne saremo grati: potete farlo nei commenti a fondo pagina.

Nei mesi scorsi, su un sito web del Vaticano è stato pubblicato un articolo -scritto su richiesta- di commento alla lectio magistralis su “Fede, ragione e università”, tenuta il 12 settembre 2006 dall’allora papa Benedetto XVI presso l’università di Ratisbona e per questo noto come “Discorso di Ratisbona”. Ve lo segnalo come un passo verso una forma priva di reticenze del dialogo interreligioso. Qui potete trovare il testo.

I
l 23 giugno saranno deposte nel cimitero di Antaiji le ceneri di Koho Watanabe roshi, deceduto sabato 7 maggio, all’età di 74 anni.
Non abbiamo dato notizia della sua morte quando avremmo voluto, ovvero subito, perché per sua volontà così doveva essere.
Un uomo grande e difficile, che ha dedicato la vita, senza riserve, a offrire lo zazen al mondo. Nella tradizione di altri uomini grandi e difficili che sono riusciti nel condurre la loro vita prescindendo dalla loro forza e dalla loro debolezza, con la sua vicenda esistenziale ha saputo indicare con purezza il significato concreto del Grande Voto.

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Voi che leggete e noi che scriviamo dobbiamo a lui questo incontro, le sue premesse, le sue conseguenze.
Sua fu l’intuizione di abbandonare il vecchio Antaiji che, quasi assorbito dalla periferia di Kyoto, avrebbe potuto continuare a costituire un facile centro di attrazione per tanti cercatori Occidentali di passaggio in quella città. Scegliere una località tra i monti, abbandonata dai precedenti abitanti per l’isolamento e l’estrema asperità del clima, fu un azzardo sostenuto dalla fede e dalle energie giovanili di un gruppo di monaci formatisi assieme a lui grazie alla guida del suo predecessore, Uchiyama roshi. La difficoltà rappresentata dal luogo, assieme all’obbligatoria promessa di non lasciare il monastero prima di dieci anni, fecero sì che l’Antaiji inventato, voluto da Watanabe divenisse per poco più di un decennio, dal 1976 al 1987, la casa di una trentina di persone la forza della cui motivazione era in grado di superare gli ostacoli più ardui.
Oggi, fra quei monti Antaiji esiste ancora, più o meno vi si fanno le stesse cose che si facevano trentanni prima, ma la continuità si è interrotta: dopo Watanabe, i due abati succeduti alla guida del monastero, Shinyu Miyaura prima e attualmente Muho Nolke, non ostante il loro grande sforzo (che a Miyaura è costato letteralmente la vita) di mantenere aperto un luogo così difficile, continuando a offrirvi la possibilità di dedicarsi completamente al lavoro, allo studio e allo zazen, non sono riusciti a mantenere aperto e vivo il rapporto con Watanabe.
Nel 1987, lasciato il Giappone, Watanabe venne in Italia, vi si trattenne cinque anni aiutando a mettere le basi di un possibile nuovo corso del buddismo. Un corso che si possa fraternamente intersecare con la nostra cultura, a base cristiana: un nuovo capitolo dell’inculturazione del risveglio.

Yushin&Jiso


Errata corrige
:
Avendo ricevuto segnalazione che due frasi a proposito di Shinyu Miyaura e Muho Nolke, succeduti a Watanabe come abati di Antaiji, contenevano una critica implicita al loro operato, abbiamo eliminato quelle due frasi. Ci scusiamo con chi ha così interpretato il nostro scrivere.

Yushin&Jiso

*Non confinati da una morale codificata, vivere il grande prodursi del presente senza affidarsi a regole prestabilite: questa possiamo chiamarla audacia di vivere” Watanabe Koho

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