Buongiorno,
Il 7 maggio è stato il decimo anniversario della scomparsa di Kōhō Watanabe rōshi. Non abbiamo segnalato la ricorrenza su questo sito perché non abbiamo dato importanza pubblica alla cosa: Watanabe, in Italia (e altrove, come potreste verificare sul web) era ed è pressoché sconosciuto.

Questa mancanza si è rivelata, forse, un errore alla luce di un fatto accaduto poco dopo quella data. Proprio nello stesso periodo di quella ricorrenza, ad Antaiji è stato ricordato il cinquantesimo anniversario della sua ri-fondazione con la pubblicazione di un bel libretto composto quasi interamente di fotografie, a parte una scritta dove si legge: On March 13th, the anniversary of the passin of master Kōshō Uchiyama, we offered a Kimyo-Gawara and performed a memorial and gratitude sutra recitation. In una lettera di accompagnamento, si spiega che il “Kimyo-Gawara” è un ricordo di Antaiji, distribuito a chi è intervenuto a quella commemorazione e ad altri amici, formato da un pezzo di tegola del hondō, la sala principale, il cui tetto era stato rinnovato di recente. In tutto il libretto e nell’allegato non viene mai nominato Watanabe rōshi, non ostante il cinquantennale coincida proprio con il decimo anno dalla morte di Watanabe e quest’ultimo sia stato l’ideatore, il fondatore, il costruttore e il primo abate di quell’Antaiji del quale si è celebrato il cinquantennale. Siccome uno dei pezzi di tegola, il libretto e la lettera di accompagnamento sono stati spediti a Jisō Forzani, ci siamo consultati su come avrebbe potuto rispondere e il risultato è stato spedire indietro il materiale ricevuto accompagnato da una lettera comune nel quale esprimiamo tutto il nostro disappunto per una tale mancanza che si traduce in un’alterazione della storia: far apparire l’Antaiji attuale come un lascito di Uchiyama e non di Watanabe. Un alterazione iniziata nel 2019 con la pubblicazione sul sito di Antaiji di un intervista all’allora abate Muho Nolke e che trovate qui: alla quale avevamo risposto con il testo che trovate qui con il titolo Considerazioni su un’intervista. Risposta all’intervista rilasciata da Muho Noelke sulla storia di Antaiji.
Perché questo post? Antaiji è un luogo famoso nel mondo dello Zen, molti vi si recano o vorrebbero essere in grado di andarci: è bene sapere qual è il suo background.
Se volete approfondire, qui trovate il testo della lettera che abbiamo spedito ad Antaiji e qui trovate il testo del photo book commemorativo, con le altre foto allegate, e la lettera di accompagnamento.

Anche quest’anno abbiamo il privilegio di ricevere gli auguri di Bz. Il resto dell’anno quel malandrino lo trascorre de cara a la pared, faccia al muro, come si conviene ad uno zen di alto bordo.
Il risultato si vede a occhio: scomparire, aspettando di scomparire, sapendo scomparire, non è da tutti.
Essere di neve, quando esce il sole, potrebbe innervosire, mettere fretta di fare e disfare

Bz non si scompone e si apparecchia ad aspettare
così, l’anno nuovo, è pronto a cominciare

Tatàn!

Pochi giorni addietro è uscito un libro insolito: Incontrare Panikkar, un’esperienza che cambia lo sguardo. È un testo corale nel quale sono raccolte una trentina di voci, una sorta di orchestra dove la melodia, il motivo conduttore, è Panikkar.

La cosa interessante è che ognuno ha colto un aspetto diverso e lo ha rappresentato attraverso il suo ricordo tessendo una tela dai tanti colori. La curatrice e l’ideatrice del progetto è Patrizia Gioia, poetessa, grafica e scrittrice, che ha coraggiosamente raccolto, tra mille difficoltà, le testimonianze di persone anche molto diverse tra loro … Ne è nata una sinfonia dove il soggetto non è più l’uomo Panikkar ma il ricordo di un incontro e ciò che quell’incontro ha generato nella vita di ciascuno. La poliedricità del soggetto diventa uno spartito corale, letto da ognuno in modo diverso. Qui

trovate l’elenco degli “orchestrali”

La pubblicazione del “cofanetto” è andata a buon fine. Grazie alle vostre donazioni abbiamo recuperato tutte le spese di stampa e spedizione ed è pure avanzato qualcosina: gli ultimi cofanetti li abbiamo spediti gratuitamente e siamo contenti che anche chi non poteva permetterselo … se lo sia potuto permettere. Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Michael_Hofmann__Sawaki_Kodo_Roshi__from_The_Zen_Teaching_of_Homeless_Kodo_Wisdom_Publications_2014.jpg
Come sempre utilizzeremo la somma per la prossima pubblicazione in cantiere: una novità assoluta nell’orbe terraqueo. Almeno in una lingua occidentale. Un testo nel quale si rappresenta lo zazen in modo nuovo, diverso da quello al quale siamo abituati che, semplificando, discende da Dogen, Sawaki, Uchiyama, Watanabe e che trovate riassunto qui. Una rappresentazione nuova ma altrettanto efficace.
Se avrete pazienza, al Ciel piacendo, tra un paio d’anni saremo qui a offrirvi questa novità.

PS: Il ritratto di Sawaki roshi qui a fianco è stato ripreso da qui

Buongiorno,
Dopo il recente post di presentazione per sollecitare una vostra opinione, abbiamo ricevuto numerosi incoraggiamenti ed un numero insperato di prenotazioni. Così abbiamo deciso di lanciarci in una nuova impresa producendo un certo numero di cofanetti composti dalla nuova edizione dei due volumi de Il Buddismo mahāyāna attraverso i luoghi, i tempi e le culture, ovvero quello sull’India e il Tibet e quello sulla Cina. Uso il termine “cofanetto”, in realtà i due volumi sono semplicemente cellofanati assieme …

Il lavoro è venuto molto bene, sia perché i redattori della Stella hanno lavorato bene sia perché il tipografo da noi utilizzato è lo stesso che si occupa della stampa dei libri delle maggiori case editrici italiane. Come le altre volte, la coppia di volumi, alias: cofanetto, non è in vendita ma, con il vostro aiuto, vorremmo recuperare quanto speso per la stampa così da poter fornire, in futuro, lo stesso servizio con il prossimo libro, che è già in lavorazione. Se desiderate ricevere il cofanetto, gratuitamente o a fronte di una donazione, scrivete a servizio@lastelladelmattino.org chiedendo istruzioni.

Giangiorgio Pasqualotto, che da ieri 7 ottobre non è più con noi, è uno dei pochi filosofi italiani, forse il primo, ad aver aperto la mente, indirizzato gli studi e intrecciato la pratica filosofica con apporti decisivi del pensiero Orientale, dove l’arte, la filosofia, la religione, i suoi territori amati, non sono ambiti separati da netti confini di pertinenza ma elementi di un unico vivace panorama.

Professore ordinario di Estetica all’Università di Padova, quindi di Storia della Filosofia e Storia della Filosofia Buddhista (una cattedra più unica che rara nel panorama accademico italiano) ha concepito l’insegnamento come una manifestazione di amicizia intellettuale circolare, fra insegnante e allievi, nel rispetto dei ruoli e della comune passione. Ne fa fede l’Alfabeto filosofico (Venezia 2018) che, nato da lezioni e conversazioni con gli studenti, propone un accostamento alla filosofia non tanto tramite lo studio di pensieri altrui quanto fornendo spunti e punti di riferimento intellettuali a pensare in proprio. Fra le sue numerose pubblicazioni Illuminismo e illuminazione (Venezia 1997) accosta alcuni temi forti del pensiero filosofico Occidentale ai punti cardinali dell’insegnamento tradizionale del Buddha; mentre Taccuino giapponese (Udine 2002) è un vivido diario di viaggio fra templi, estetica raffinata, echi zen e natura giapponese. Fra i fondatori dell’associazione Maitreya di Venezia per lo studio della cultura buddhista e presidente della Scuola Superiore di Filosofia orientale e comparativa di Rimini, Giangiorgio Pasqualotto è stato un pioniere gentile, amico sincero e partecipe del nascente movimento buddista italiano, armato solo di coraggio intellettuale, laica simpatia e senso della misura.

Buongiorno,
Come forse qualcuno si sarà accorto, nella pagina Libronline abbiamo appena pubblicato (ed è liberamente scaricabile in pdf) la seconda edizione, ampiamente rivista, de Il Buddismo mahāyāna attraverso i luoghi, i tempi e le culture. La Cina. Oltre agli aggiornamenti, il testo -che ammonta ora a 514 pp, circa 100 in più della prima edizione- è fornito di un nuovo indice dei termini e dei nomi ed uno delle opere e delle raccolte.

È il risultato di un lavoro durato alcuni anni che, grazie alla collaborazione di più persone, ha portato a un risultato di buona qualità sia nella forma che nel contenuto. In considerazione di ciò e dell’altrettanto buona qualità della seconda edizione de Il Buddismo mahayana attraverso i luoghi, i tempi e le culture. L’India e cenni sul Tibet, messa on line in formato pdf ed ebook due anni e mezzo or sono, stiamo valutando l’opportunità di pubblicare su carta ambedue i volumi assieme. Per capire se questa iniziativa possa avere senso per i nostri lettori (il “Mahayana in India e Tibet” è stato scaricato -ad oggi- più di 600 volte) ci sarebbe d’aiuto avere qualche opinione da parte vostra. Ancora non sappiamo con precisione quali saranno i costi di stampa (ovviamente variano a seconda del numero di copie) ma penso si possa supporre che (sino al recupero delle spese, poi invieremo gratuitamente, come sempre) potremmo distribuire la coppia di libri (900 pp in tutto) in cambio di una donazione di circa 25 euri, spedizione compresa. Se cortesemente ci date un riscontro potremo immaginare … in quale guaio ci stiamo infilando 🙂

Potete scrivere un commento in questo post, sulla p. Facebook della Stella del Mattino, oppure a servizio@lastelladelmattino.org. Grazie.

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