• Mauricio Y. Marassi, Milarepa Cesena, Macroedizioni, 2004
Milarepa

Mauricio Marassi è riuscito a creare un piccolo capolavoro editoriale, un preziosismo puntuale che ha rimesso in auge un testo edito da Jacque Bacot nel 1925 e ora negli Adelphi del 2001. Il libricino, uscito nel 2004, riaccompagnava il film Milarepa di Liliana Cavani, del 1973, ma da smaltire come home video nei magazzini di Macro Edizioni. Marassi dunque, monaco zen, non ha minimamente voluto affrontare discorsi di sapienza legati ad altre tradizioni limitandosi al redazionale. Traspare comunque il pregevole humus fatto di Piccola guida al buddismo Zen.La vicenda di Milarepa parla una lingua senza tempo della stessa realtà della vita. Milarepa è figura mitica e storica del buddismo tibetano.

Poi, vocazione mistica del perdono al di là di amore e odio. Mila difende la madre e la casa; in lui la speranza di una possibilità di riscatto, che si tramuta nel fuoco del rimorso. Entra in gioco la pietà; che abbraccia tutto senza riserve e giudizi. Mago, poeta ed eremita lo fu successivamente e i tibetani fanno fatica a non separare questi personaggi…

Egli nasce con il secondo millennio (1040-1123), per sottolineare la buona tempra di Mila-buona-novella. Ma sciagure familiari incrineranno la sua biografia. La morte del padre gli riduce la famiglia in servitù. La madre prova desiderio di vendetta. Mila allora segue rinomati stregoni. Seguono orribili sciagure sugli zii. Di qui rimorso e pentimento. La vicenda di Repa nel Paese delle Nevi costituisce per noi simbolicamente lo spazio dell’inizio, un altro inizio.

Thomas Hobbes, 600 anni dopo descrive quello che per lui è lo stato di natura, ovvero la guerra di tutti contro tutti. Impossibilità di dare aggregazione fuori dallo stato. Invece da Milarepa seguì una fioritura di buddismo in Tibet. Mila-gioia-all’ascolto.

Valeriano Massimi