Presentiamo il nuovo capitolo delle Interviste Intraviste. Trovate qui la serie completa.

Ludwig Andreas

La conversione del noto filosofo ateo al buddismo ha colto un po’ tutti di sorpresa, per cui ci precipitiamo anche noi a intervistarlo il prima possibile. Assolutamente refrattario a comparire in tv, il professor Ludwig accetta però di parlare con noi – unica eccezione – non appena scopre siamo

Feuerbach

amici della “Stella del mattino”. Il giorno seguente, di fronte al negozio di ceramiche dove abbiamo appuntamento, crediamo di essere arrivati per primi perché non vediamo nessuno che gli assomigli; ci vuole qualche minuto perché ci accorgiamo che lui era già lì: senza la barba, è irriconoscibile.

Questo sì che è un bel cambiamento!
“Sai com’è: se Nietzsche si fosse tagliato i baffi, avrebbe potuto entrare perfino in Vaticano senza essere notato.”

Vero. Ma insomma, che cosa l’ha spinta a questa clamorosa svolta?
“Quale svolta?”

Ah-ha, comprendo. In fondo, si tratta di una conversione dall’ateismo al non-teismo, il passo non è poi così lungo. Tuttavia, il suo carattere bellicoso sembra poco in linea con l’impassibilità Zen.
“È che l’impass… quella che impropriamente hai definito impassibilità Zen… consente modi molto più sottili per gettare sassi in piccionaia.”

Per esempio?
“Se uno dice che Dio non esiste, viene bollato come ateo irrecuperabile, e la cosa finisce lì. Se uno invece dimostra concretamente che ogni concetto su Dio è una costruzione idolatrica, allora la gente si arrabbia sul serio.”

Era lei stesso, tuttavia, a sostenere che in Dio noi proiettiamo i nostri ideali più alti
.
“Infatti, ma il discorso meritava un ulteriore approfondimento. Anche l’identificazione di Dio con questa visione antropologica, se all’inizio poteva avere un salutare effetto dirompente, alla fine si trasformava in un nuovo idolo, in nome del quale fare macelli in giro. Ormai se ne dovrebbero essere accorti anche i colleghi che a suo tempo mi accusavano di non essere abbastanza impegnato.”

E in cosa si sta impegnando?
“Sto compiendo delle ricerche di botanica. Ma sempre applicata alla vita quotidiana, che resta il mio chiodo fisso. Si tratta di analizzare i micronuclei che compaiono nei campioni delle piantine di Tradescantia per valutare il tasso di inquinamento nelle città. Ho sempre detto che noi siamo ciò che mangiamo, e ora aggiungo: ciò che respiriamo.”

Si sente felice della sua nuova vita?
“Mi sento felice della vita tout-court. Perché il mito greco di Filemone e Bauci, morti anziani e sereni dopo una vita onesta, dovrebbe essere più meschino del desiderio di esistere in eterno, dotati di super-poteri come i Fantastici Quattro?”

Vedo che ha perso il pelo ma non il vizio.
“Qui a perdere il pelo, cioè l’hair, il filamento dello stame, è solo la povera Tradescantia. Oltre alle informazioni sulla contaminazione dell’aria, abbiamo tanto da imparare dalle piante. Come scriveva Schopenhauer: la pianta disvela tutta la sua essenza al primo sguardo e con perfetta innocenza, né si perita di ostendere al proprio vertice gli organi della generazione, che in tutti gli animali si trovano invece nel luogo più nascosto.”

Non aveva mai digerito Schopenhauer!
“Solo quando giocava a fare il buddista.”