Con un poco di ritardo pubblichiamo la consueta “puntata” di Interviste Intraviste.

Edgar

Durante la pausa pranzo intravedo per caso il noto scrittore a un tavolino del bar e mi precipito dentro. Lui ha appena terminato di scolare una bottiglia di gin e ne sta ordinando un’altra.

Scusi l’intrusione. Accetterebbe un’intervista al volo?
“Perché no… Vuole favorire?”

RAVEN

No, grazie. Ehi, andiamoci piano con quella roba!
“È tutta generosità nei confronti dei miei nemici. Così, quando verrò trovato cadavere, potranno sempre scaricare la colpa sul delirium tremens.”

Una vita all’insegna dell’horror, eh?
“Perché, dove lo vede?”

Beh, nei suoi racconti…
“E me li chiama horror? Specchietti per allodole. Essendo piuttosto seccato dei sospetti della gente sul mio stato mentale, ho deciso di punirla tranquillamente con un po’ di fredda mistificazione. Il mio interesse principale resta però la filosofia.”

Davvero?
“Solo qualche volta in modo esplicito. Se non lo ha ancora fatto, le consiglio di leggere due tra i miei capolavori, Bon-Bon e Il diavolo nella torre.”

A proposito, nelle sue opere il diavolo compare spesso. Chi è, per lei?
“Il guastafeste che manda in tilt gli orologi troppo precisi.”

Un po’ come Mefistofele nel “Faust” di Goethe.
“Bah, i tedeschi possono avere delle buone idee ma poi le guastano perché si prendono troppo sul serio. A me piacciono l’arte di Marcel Duchamp e la letteratura divertente.”

Questa è bella!
“Oh insomma, mi intervista, e salta fuori che non ha mai letto le mie cose! Se uno non ride di fronte a ciò che scrivo, mi chiedo che cosa trovi di allegro nella vita. Mmfff, scusi lo sfogo… Davvero non gradisce un goccetto?”

No, sul serio. Parlavamo del diavolo…
“… E non è spuntata la coda. In compenso, le corna.” Si volta a metà e indica con un cenno della testa una coppietta al tavolino accanto, lui e lei teneramente abbracciati, entrambi in uniforme scout.

Come fa a saperlo?
“Un po’ di esperienza nei piedipiatti serve.” Tracanna gin, tossisce.

Dopo il diavolo, ci resta da parlare di Dio. Come lo definirebbe?
“Con una frase che, in un racconto, uso per descrivere un mio personaggio: vederlo e dimenticarlo era tutt’uno, ma quando lo si era dimenticato si restava con un desiderio vago e incessante di ricordarlo.”

Un Dio raffinatamente aristocratico…
“Niente affatto. Assolutamente democratico, come la morte. Del resto è così che di solito lo raffiguro.”