Presentiamo il nuovo capitolo delle Interviste Intraviste. Trovate qui la serie completa.

Katsushika

Come previsto, il pittore è di una cortesia squisita. Un vecchietto arzillo di un’età indefinibile tra 70 e i 140 anni. Ci offre il tè che ha preparato lui stesso, in questa casa disordinatissima e piena zeppa di disegni buttati in ogni angolo possibile.

katsushika.JPG

Per farci posto, il padrone di casa ha dovuto spostare di peso una pila di schizzi di leoni; l’ultimo in alto è incompleto, lo stava realizzando quando il nostro arrivo lo ha interrotto. Sulla parete di fondo è appeso un foglio gigantesco, che però contiene solo un pezzo di ritratto: la curva del mento e qualche piega di un saio. Glielo indico, facendo la prima domanda.

Un Buddha, immagino.
“L’immaginazione gioca brutti scherzi. Però ci siamo andati vicini: si tratta di Daruma.”

Un importante personaggio religioso giapponese… immagino.
“Cinese. Ma non importa, la Cina è vicina. Prego, altro tè?”

Sì, grazie. Diceva che la Cina è vicina. L’Occidente le sembra lontano, invece?
“Lontano, purtroppo. Tuttavia, come dicono i seguaci di una religione delle vostre parti: se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna.”

In che senso?
“Che sono debitore all’Occidente delle risorse più preziose della mia arte.”

Eravamo al corrente del contrario, cioè dell’influsso che la sua arte ha avuto nel nostro mondo. Com’è possibile però che la nostra arte abbia ispirato lei, che non ha mai lasciato il Giappone?
“Proprio perché Maometto è venuto alla montagna… il Fuji. Quei mercanti olandesi sono più furbi che santi, ma grazie al loro amore per le esportazioni sono venuto in possesso di questo. È un… come chiamate voi i manga? Un catalogo, ecco. Prego, dia pure un’occhiata. È un po’ malridotto da tanti traslochi, ma per fortuna è stampato su carta buona.”

Mi venga un colpo! Un catalogo delle opere di Vittore Carpaccio. È stato lui a suggerirle i temi della sua pittura?
“Molto più dei temi, lo spirito che li anima. L’amore per ogni singola roccia, ogni pianta, ogni animale, ogni personaggio anche – cosiddetto – secondario. Il gusto per l’avventura, l’ammirazione per gli eroi. Tocchi di bizzarro che sappiano divertire. Il modo composto di trattare anche la tragedia. Infine, un Divino che si vede e soprattutto non si vede.”

Un momento. Per Carpaccio, come per tutta l’arte occidentale, il drago non ha significato positivo come in Giappone, ma negativo.
“Nessuno è perfetto. Si può serenamente perdonare al grande Vittore questa piccola svista.”

Noto solo ora che lei pronuncia la “r” in modo perfetto, complimenti.
“Luoghi comuni essele bluttissima cosa, lolo fale il paio con l’immaginazione.”

Non sto facendo una gran figura, eh?
“Però ha la fortuna di essere occidentale.”

La fortuna?
“Ormai sono troppo vecchio, altrimenti mi sarebbe piaciuto vedere quel vostro mondo, con le sue meraviglie. Uomini alati, ponti che vanno a zigzag in mezzo al mare…”

Ma… beh… neanche da noi esistono queste cose.
“Fantasie di un vecchio pazzo. Oh, sta cominciando a piovere. Ascoltiamo insieme la pioggia?”

dr