Ecco la nona, e ultima, puntata de L’ovra inconsummabile. Ringraziamo l’amico Cibì.
Potete trovare qui le puntate precedenti

(A cura di Cibì)

PARADISO

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Canto 23

E per la viva luce trasparea

[“Quello” lo si scorge solo in trasparenza]

Canto 24

… salta la penna, e non lo scrivo

[questo è un Canto in cui Dante si sforza di dimostrare tutto il dimostrabile su Dio; per fortuna ha un sussulto di consapevolezza]

Canto 25

… “Perché t’abbagli
Per veder cosa che qui non ha loco?”

[uno dei versetti più belli in assoluto dell’intero poema]

Canto 26

Tratto m’hanno del mar dell’amor torto

“Fu’ io con vita pura e disonesta”

[il viaggio di Dante in sintesi: che cosa lo ha allontanato dall’errore? E la vita di Adamo, il primo uomo, fu “pura e disonesta” in due tempi successivi o in simultanea, come la nostra?]

Canto 27

O senza brama sicura ricchezza!

Canto 28

In questo ciel, di sé medesmo rise

[il personaggio più simpatico del Paradiso. Trattasi di san Gregorio il Grande]

Canto 29

L’amor dell’apparenza e il suo pensiero!

[quanti guai che combinano!]

Canto 30

E lasciommi fasciato di tal velo

[esperienza mistica – non mistica: Dante vede la luce, anzi no, ne viene avvolto come in un sudario]

Canto 31

Per tutte quelle vie, per tutt’i modi

Canto 32

… Baldezza e leggiadria

[le due virtù che, secondo san Bernardo di Chiaravalle, fanno innamorare Maria dell’arcangelo Gabriele. Non stanno male neanche in un maschietto umano]

Qui farem punto, come buon sartore

Canto 33

All’alta fantasia qui mancò possa.
Ma già volgeva il mio disio e il velle

[dal nirvana al samsara… e viceversa, in eterno]