Joseph Ratzinger. Benedetto sedicesimo. Gesù di Nazaret. Edizione italiana a cura di Ingrid Stampa e Elio Guerriero. Rizzoli, Milano 2007.
Titolo originale: Jesus von Nazareth – Von der Taufe im Jordan bis zur Verklarung. Traduzione di Chicca Galli e Roberta Zuppet.

Il dialogo tra storia e teologia.

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Benedetto XVI si misura nell’introduzione in modo, volutamente, non approfondito con il problema del rapporto tra teologia e storia. Possiamo leggere vari accenni a correnti teologiche, ma sono solo spunti, che il papa utilizza per presentare la sua posizione: l’affermazione della sussistenza storica di Cristo.

Per Benedetto XVI non si può eliminare la realtà storica di Gesù, il rischio di una tale opera

è la fine stessa del Cristianesimo.

Nello stesso tempo il Papa è consapevole che evidenziare l’aspetto storico potrebbe portare il Cristianesimo ad essere esclusivamente un evento tra gli altri eventi della storia. Una religione non è solo questo, infatti Benedetto XVI ne è ben consapevole quando scrive: “Questo intrinseco valore aggiunto della parola, che trascende il momento storico, vale ancora di più per le parole che sono maturate nel processo della storia della fede. L’autore non parla semplicemente da sé e per sé. Parla a partire da una storia comune che lo sostiene e nella quale sono già silenziosamente presenti le possibilità del suo futuro, del suo ulteriore cammino. Il processo delle letture progredienti e degli sviluppi delle parole non sarebbe possibile, se nelle parole stesse non fossero già presenti tali aperture intrinseche.”

Passiamo alla struttura del testo: sono 10 capitoli scritti con uno stile piacevole e non difficile. Bisogna, comunque, tener presente che quest’opera è stata concepita come un lavoro diviso in due volumi -il secondo non è ancora pubblicato- quindi sarebbe impossibile dare un giudizio completo sulla struttura.

Il metodo è interessante, ovvero, si cerca di riunire l’interpretazione storica con quella esegetica; successivamente partendo dall’esegesi si trattano temi di teologia.

Interessanti i capitoli sulle Beatitudini e sul Padre Nostro. Quest’ultimo tema viene affrontato con interessanti riflessioni sul significato della preghiera.
Le beatitudini vengono analizzate in modo sintetico e non mancano spunti nell’attualità.

In tutto il testo è possibile leggere un serrato confronto con la religione Ebraica; ovviamente per Benedetto XVI Gesù è la nuova Torah.

Il Papa si misura con un autore ebreo, nello specifico con Neusner Jacob autore dell’opera A Rabbi Talks with Jesus. An Intermillennial Interfaith Exchange, Doubleday, New York 1993 (trad. it.: Disputa immaginaria tra un rabbino e Gesù). Quale maestro seguire?

L’utilizzo di un simile testo è una scelta sicuramente da ammirare. Nonostante il continuo riferimento alla religione ebraica si resta sempre in un certo contesto, un contesto conosciuto e dalle conclusioni deducibili.

Penso sia, sotto quest’ottica, un occasione persa; se colui che è il capo della Chiesa prendesse una posizione ecumenica sulla figura di Cristo un tale libro parlerebbe anche ad altri, di altre tradizioni di altre religioni.

La grande preparazione teologica di Benedetto XVI è evidente in tutto il libro, tuttavia negli ultimi capitoli emerge con più forza. Si analizzano i simboli del Vangelo di Giovanni come l’acqua, il pane, il pastore. L’ultimo capitolo è dedicato alla definizione e all’autodefinizione di Gesù ed è particolarmente interessante.
La bibliografia non è eccessiva, ma stimolante.

gi