L’amico Doc ci scrive: “L’altra sera, dopo una breve discussione con quella compagna di **** riguardo alle ultime uscite di Ratzinger, ho pensato di razionalizzare il ragionamento e metterlo per scritto. Ne è uscita questa paginetta che ti invio. Non so se ti parrà interessante: cestinala pure senza riguardo o fanne ciò che credi“.

Ve la proponiamo qui di seguito:

I preservativi, il papa e la scienza

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Non è certo per difendere Ratzinger e la sua ‘gestione’ della Chiesa cattolica che propongo questa riflessione-provocazione, bensì per la preoccupazione che lo scontro ideologico – chiesa da una parte e politica dall’altra – sacrifichi la correttezza dell’informazione a spese del vero problema, che è la diffusione dell’HIV e la sofferenza di milioni di persone contagiate o a rischio.

C’è qualcosa che non mi convince nel ripensare alle reazioni emotive che i media ed alcuni governi (quindi la ‘politica’) hanno avuto a seguito della dichiarazione del Papa sull’uso del preservativo, e cerco di spiegarne i motivi. Il paradigma scientifico della prevenzione prevede una logica rigorosa che si articola in una serie di tappe strategiche ordinate per priorità.

  1. Al primo posto (prevenzione primaria) sono la rimozione del rischio e la rimozione delle cause di rischio. Per una industria chimica potrebbe trattarsi di sostituire una sostanza notoriamente tossica (es un solvente) con una innocua. Nel caso dell’HIV va da sé che non è possibile al momento storico attuale ‘eliminare il rischio’, cioè eliminare l’HIV così come si è fatto ad es. con il vaiolo. E’ tuttavia possibile agire sulla causa di rischio, che è nota: lo scambio ematico, che può avvenire in vari modi e che prevalentemente oggi si concretizza nel rapporto sessuale ‘incauto’ più che nell’uso promiscuo di siringhe o il malo uso di strumenti medici in condizioni di emergenza e povertà estrema ed altre cause minori.
    Per cui, coerentemente con tutti i modelli di prevenzione sanitaria, la strategia di difesa primaria è e resta ‘evitare il comportamento a rischio’. Quindi, limitandoci al tema della sessualità che è quello dove lo scontro ideologico trova terreno di belligeranza, la castità è sicuramente il modo più efficace. Ma, sappiamo, anche quello meno proponibile su larga scala.

    La seconda scelta rimane la fedeltà nel rapporto di coppia: è noto come negli USA la comunità omosessuale fu solerte a comprendere questo punto ed a modificare radicate abitudini di massa, la promiscuità senza regole, con ottimi risultati.

    Terzo, l’attenzione o la eliminazione di pratiche ad alto rischio: ricordo ad esempio che una delle cause più frequenti di trasmissione HIV nella comunità omosessuale californiana fu la moda del fist fucking, pratica che aumenta la probabilità di scambio ematico.

  2. Al secondo posto, (in realtà contestuale o addirittura precedente alla prima tappa) c’è la corretta informazione ed educazione, che prevede però una adeguata compliance, ovvero una verifica del corretto apprendimento delle informazioni da parte dell’utente. Questo significa, ad es. in una industria, che una procedura di sicurezza va illustrata e spiegata, ma anche che deve essere fatta una verifica della corretta comprensione della procedura stessa da parte dell’utente finale. Pare ovvio che una errata comprensione possa di per sé costituire un rischio aggiuntivo (vedi punto 3 ).

  3. Al terzo posto (prevenzione secondaria) vengono – ultima ratio – i mezzi di difesa personali: le cinture di sicurezza ed il casco, per intendersi. O il preservativo. Con alcune precauzioni: che siano efficaci ed efficienti (la cintura non deve strapparsi ad es. ad un peso di 100 kg), che siano usati nel modo giusto e non oltre le loro capacità di ‘tenuta’ (se una cintura tiene 100 kg, deve essere legata in alto: se fosse legata ad altezza piedi, una eventuale caduta rischierebbe di romperla comunque perché un corpo in caduta libera ‘pesa’ ben più di 100 kg).

Una cattiva o assente informazione/formazione ed un conseguente uso incongruo dei dispositivo di protezione individuale, aumentano – notoriamente – il rischio, poiché inducono una ‘falsa sicurezza’ nell’utilizzatore; il quale abbassa per così dire la guardia e viene inconsciamente indotto a comportamenti a rischio nella (falsa) sicurezza di essere protetto dal dispositivo. Allo stesso modo anche il preservativo può essere male utilizzato e generare falso senso di sicurezza: preservativo non integro, riutilizzato, di misura inadeguata e quindi non stabile, utilizzo parziale ecc. (Un esempio di buona informazione l’ho trovato ad esempio qui).

Dunque, ritornando al nostro tedesco Pastore, cosa ha detto di così tremendo? questa dovrebbe essere la frase incriminata :

L’HIV-AIDS è una tragedia che non può essere vinta attraverso la distribuzione gratuita di condom,che possono anche aumentare il problema”.

(per il testo completo vedi qui). E poi:

“E’ di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l’astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l’infezione e per fermare la diffusione dell’Aids”,

(per il testo completo vedi qui)

Leggo anche su un altro blog: “Nel testo che compare sul bollettino e sul sito della Santa Sede, Ratzinger afferma:

Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema.

Dalla sbobinatura della registrazione in possesso dei giornalisti, le parole di Benedetto XVI risultano invece nel seguente modo:

Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con i soldi, che sono necessari, ma se non c’è l’anima che sa applicarli, non aiutano; non si può superare con la distribuzione di preservativi che, al contrario, aumentano il problema

Ora, a me non pare che ciò che Ratzinger dice sia contrario al paradigma scientifico della prevenzione, anche se sicuramente sarebbe stato opportuno ‘dirlo meglio’ o almeno approfondire il tema e spiegare bene a posteriori ciò che si intendeva comunicare.
Mi lascia invece perplesso la reazione isterica di molti media e politici occidentali – che denota ignoranza scientifica e scarsa propensione al pluralismo delle idee – preoccupati più che altro di salvaguardare una visione beceramente ‘laica’ del potere: controllo delle sfera di egemonia politica in Africa, interessi delle industrie del settore (i preservativi sì, ma le medicine a basso costo no!), e via discorrendo. Lavarsi pubblicamente la coscienza enfatizzando la ‘strategia del preservativo’ e rifiutandosi per es. di concedere i diritti per la produzione di antivirali a costi accessibili e di promuovere e finanziare azioni di pacificazione e di sviluppo che permettano efficaci (in quanto coerenti con le culture locali) strategie di educazione sanitaria; questo sì mi pare ‘antiscientifico’ ed irrazionale. Da quale pulpito vengono le prediche!?
Laddove la laicità diviene ideologia e viene piegata ad interessi di bottega, dio ci salvi dalla Laicità almeno quanto dalla Religione. (Per la serie ‘non beviamocele proprio tutte’!).

Questo detto da un ‘laico ad oltranza’ quale amo definirmi.

doc