Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie recita una nota poesia di Ungaretti, intitolata Soldati, bosco di Courton luglio 1918. Il tema della fugacità della vita è al centro della nuova puntata de All’ombra del Partenone. Un’audace e azzeccato richiamo al Leopardi e la Grecia antica ci parla del dramma del tempo che sfila via mentre la vecchiaia annuncia la fine della vita. Una traduzione originale, sempre per la penna di CC.

Come le foglie
I doni di Afrodite.jpg

“Noi, quali le foglie che la stagione di primavera dai molti fiori genera non appena crescono ai raggi del sole, ad esse simili godiamo per il tempo di un cubito dei fiori di giovinezza, dagli dei non sapendo né il bene né il male; ma già ci stanno vicino le nere Parche, reggendo l’una il termine dell’odiosa vecchiaia, l’altra quello della morte: il frutto della giovinezza dura un attimo, quanto sulla terra si diffonde il sole. Ma quando il termine di questa stagione sarà passato oltre,

allora l’esser morto è meglio della vita, molti infatti sono i mali del cuore: ora la casa è in rovina e ne vengono le dolorose molestie della povertà; uno desidera figli, per la mancanza dei quali più che per ogni altra cosa soffrendo scende sottoterra nell’Ade; un altro ha una malattia che distrugge l’animo; e non c’è nessuno degli uomini al quale Zeus non dia mali in gran copia.” (Mimnermo 2 D.)
“Quale vita, quale gioia senza l’aurea Afrodite? Che io muoia quando non mi stiano più a cuore queste cose: l’amore furtivo e i dolci doni e il letto, fiori di giovinezza che sono desiderabili ad uomini e donne; ma una volta che sia giunta la dolorosa vecchiaia, che rende un uomo brutto quanto spregevole, sempre odiosi affanni a lui logorano la mente, né si rallegra vedendo i raggi del sole, ma inviso ai ragazzi, spregevole alle donne: così il dio volle penosa la vecchiaia.”

(Mimn. 1 D.)

Eracle e la vecchiaia.jpg