Federico Battistutta
In questo numero troviamo trattati due temi francamente centrali all’interno della riflessione religiosa: quello della conversione e della ricerca di senso. La ricerca di senso conduce alle soglie della conversione e, a sua volta, la conversione arricchisce e problematizza la ricerca di senso. Si viene a creare così un circolo virtuoso che alimenta il cammino dell’uomo sulla terra. Ora, questi due temi li troviamo sviluppati in una forma che non vuol certo essere rassicurante per il mondo fin troppo rassicurante delle religioni.
Il primo contributo è un denso resoconto degli incontri tenutisi nel corso del 2007, in Spagna, nell’ambito del progetto “Lo Spirito delle Religioni”, voluto da Raimon Panikkar. In particolare, troviamo la trascrizione degli interventi dallo stesso Panikkar. Il tema è di estremo interesse: la conversione delle religioni. Se è vero - si dice - che le religioni sono considerate il veicolo e lo strumento per la conversione dell’essere umano, esse stesse hanno bisogno periodicamente di essere richiamate e ridestate al proprio carattere e alle proprie finalità. La conversione delle religioni si rivela necessaria quando esse mostrano di scordare l’origine da cui provengono e la propria intima ragion d’essere, scegliendo invece l’affermazione di principi dogmatici. Il frangente storico in cui ci troviamo, così come la cattiva fama di cui godono spesso le religioni, dichiarano tale esigenza di conversione, per cui non possiamo se non simpatizzare e salutare positivamente iniziative di questo genere.
Il tema della ricerca di un significato dell’esistenza umana è centrale nella riflessione religiosa: si tratta però di un senso che non si presenti come mera espressione passeggera della contingenza, ma si trovi inscritto in pieno nelle viscere della realtà. Questo è al centro dell’intervento, sicuramente di piacevole lettura, oltre che stimolante e sufficientemente provocatorio, di Alan Watts, un autore che godette di un notevole, forse eccessivo, successo negli Sessanta e Settanta e in seguito troppo facilmente dimenticato. Anche per queste ragioni ci piace riproporne la lettura. Spesso – ci suggerisce l’autore – la dimensione di senso che ci rivelano le religioni si presenta agli occhi umani poco comprensibile, anzi, insensata, ma tale insensatezza non è neanche un semplice caos dal quale non riusciamo a raccapezzarci. Ed è proprio su questo sfondo di insensatezza – una significativa insensatezza - che ci sembra in certi momenti di poter cogliere il senso più profondo del nostro esistere.
Oltre alle consuete sezioni dedicate alle recensioni librarie, alla produzione narrativa e poetica (che, ci preme ricordare, non vogliono costituire un vezzo o un ornamento rispetto al contenuto della rivista, ma sono, a buon diritto, parte integrante della riflessione, del dialogo religioso), proponiamo in chiusura la scheda dedicata all’esperienza della Stella del Mattino, così come è stata descritta sull’enciclopedia telematica Wikipedia. Lo facciamo per due motivi: primo, perché costituisce una sintetica e completa ricostruzione della nostra esperienza che forse non tutti i lettori conoscono; secondo, perché non sempre chi segue e legge “La Stella del Mattino” frequenta abitualmente o ha dimestichezza con il mondo del web.
Con questo numero si chiude il settimo anno di vita della rivista. Chi è addentro al mondo misterioso dei simboli dice che il numero sette è ricco di significati e riferimenti. Qualcun altro dice che può indicare una fase critica, di passaggio. Chissà, oramai l’abbiamo alle spalle, e si annuncia l’impegno dell’anno che viene, con le consuete speranze e attese. Noi ci auguriamo di poter confidare - come sempre - nel sostegno dei nostri lettori.






