di Enzo Bianchi
La nostra rivista ha prestato sempre una particolare attenzione, all’interno della riflessione rivolta al dialogo religioso, alle molteplici forme ed espressioni, anche dissidenti, presenti nella testimonianza cristiana. Pubblichiamo in questa prospettiva uno stimolante intervento di Enzo Bianchi, già comparso sul quotidiano “La Stampa”. Sull’argomento intendiamo ritornare.
Per cogliere quanto sia sempre stato arduo nel cristianesimo riuscire a compaginare l’unità nella diversità, basterebbe ripercorrere la vicenda delle “eresie”, leggere le “scelte” (questo infatti significa il termine greco) diverse che nella storia si sono date del messaggio evangelico e delle conseguenze nella vita quotidiana dei cristiani. L’antico adagio patristico che chiedeva “l’unità nelle cose necessarie, la libertà in quelle dubbie, in tutto la carità” è infatti estremamente saggio, ma altrettanto complesso da osservare: chi stabilisce quali sono le cose necessarie, chi fissa i limiti della libertà in quelle dubbie, e chi è davvero capace di carità quando ritiene in gioco principi “non negoziabili”? Anche l’altro criterio, quello di ritenere come fondamentale solo ciò che è creduto “sempre, dovunque e da tutti” come può concretamente coniugarsi con la vicenda storica del cristianesimo che ha visto fin dai primissimi secoli dilatarsi i propri orizzonti geografici e culturali in tutte le direzioni del mondo abitato?
Questi stessi interrogativi, tuttavia, ci danno conto anche delle grandi potenzialità racchiuse in una sempre rinnovata lettura del Vangelo, in un costante sforzo di conversione al Signore, in un’incessante ricerca di linguaggi nuovi per far risuonare con forza ed efficacia l’unico annuncio di salvezza. Una ricchezza, quella alimentata dalla diversità che si spinge fino all’ “eresia”, che non si riduce a bizzarre elaborazioni teologiche, ma che sovente le invera, le concretizza in una condotta esemplare, molte volte più esplicita di tanti discorsi nel richiamare tutti e ciascuno alle esigenze connesse al proprio battesimo. Non a caso san Domenico, uno dei più sinceri fautori dell’esercizio della “carità in tutto”, esortava i suoi discepoli a “predicare come la Chiesa e comportarsi come gli eretici”. Sì, perché sovente l’unico modo – o quantomeno quello privilegiato – che gli eretici avevano per diffondere la propria interpretazione della dottrina, era quello del testimoniare con tutta la loro vita, fino ad accettare la morte, la serietà delle loro convinzioni. Purtroppo, infatti, quando si ripercorrono le vicende delle eresie – come fa con viva partecipazione Michel Théron nella sua Piccola enciclopedia delle eresie cristiane – non ci si imbatte solo in un agguerrito dibattito di idee, ma si incontrano autentiche guerre, lotte violente, persecuzioni: attorno alla retta fede “si muore per delle parole”.

“Si muore per delle parole”, dice l’autore di quest’articolo.
Da un’antica stampa: un eretico al rogo.
L’autore ci presenta in ordine alfabetico (la prima voce è proprio Abbecedariani) non tanto le “eresie” in senso astratto, ma piuttosto “gli eretici”, cioè chi “pratica un’eresia”. Percorre così la storia del cristianesimo in una prospettiva rovesciata che smonta “un pregiudizio tenace”. “Si crede generalmente – osserva Théron – che in materia di religione ci sia all’inizio un’unità o un consenso, e che solo in seguito si allontanino da questa unità coloro che vengono definiti gli eretici. Al contrario, la diversità viene prima, l’unità dopo. All’inizio c’è la complessità, il contrasto, la dissonanza. Non ci sono né unanimità, né sinfonia o accordo di voci… Solo in seguito si instaura una doxa, un’opinione dominante”. [1] Le eresie evocate nel libro, gli eretici che le hanno sostenute, quanti li hanno contrastati e combattuti ci testimoniano, a volte con comportamenti esecrabili, altre volte con vicende esemplari, quanto sia difficile trasformare in comunione quella diversità delle origini e quanto l’unità ritrovata debba fare memoria delle sofferenze dei “diversi” per non degenerare nell’uniformità che uccide lo spirito. “Lo spiraglio d’aria nuova aperto dalla frequentazione delle eresie sarà vivificante – conclude il curatore. Utile inoltre, perché educherà al rispetto dell’altro. E infine salutare: esiste al mondo un uomo che non ha dubbi?”. Ne dubito anch’io.
[1] Michel Théron, Piccola enciclopedia delle eresie cristiane, Genova, Il Melangolo, 2006.

Nell’immagine: La caduta di Simon Mago (particolare). Di lui, noto taumaturgo e rivale di Pietro e Paolo si parla negli Atti degli apostoli.






