Canzoniere
- Portinaio del Tartaro (Vergogna) Adolfo Profumo
L’autore, genovese di origine, vive dagli anni Ottanta negli Stati Uniti. Attualmente svolge l’attività di psicoterapeuta a New York. Suoi testi narrativi e poetici sono già apparsi su alcune riviste.
Questo è lo scritto di uno che lavora con quello che muore di AIDS. Quello che muore nei quartieri dove lavoro, qui, ad Harlem e nel Sud Bronx, è nero o d’origine ispanica. Questi corpi di tossicomani poco, quasi nulla hanno avuto. E, io, mi chiedo: ma io, io ho avuto? E, poi, mi dico: sì, io ho avuto e ancora posseggo e ho investito il mio capitale e una barca mi sono comprato e… Caronte mi chiamo! E depresso nocchiero porto corpi al di là dello Stige. (Così poveri che manco la moneta sotto la lingua hanno, le ossa come grissini, il viso ad angolo acuto, la bocca piena di vomito, la pelle così unta di piaghe che persino a Cerbero schifa.) E durante il tragitto io consolo e tocco, e piango e sorrido, e vampiro a volte mi sento, nutrito dall’altrui sofferenza che vivo mi fa sentire, io, portinaio del Tartaro.

Nella religione greca e in quella romana, Caronte era il traghettatore dei morti verso l’oltretomba.






