Considerazioni critiche riguardo allo spirito e alle modalità di organizzazione del corso di istruzione (ango) per il clero dello Zen Soto tenuto alla Gendronnière, in Francia, da settembre a dicembre 2007 dalla Direzione Generale del Soto-shu di Tokyo con la collaborazione dell’Ufficio Europeo del Soto Zen.

Alla c. a. del Direttore Ufficio Europeo del Soto Zen, Parigi

Come gentilmente richiesto nella lettera d’invito all’inaugurazione del corso, Vi trasmettiamo le nostre considerazioni a proposito dei tempi e dei modi con cui si sta procedendo all’organizzazione del primo corso (ango) europeo per il clero previsto alla Gendronnière da settembre a dicembre 2007.

Proponiamo il nostro punto di vista sia riguardo ad alcuni aspetti rilevanti del presente sia sulle future possibili prospettive nelle relazioni istituzionali tra l’Ufficio Centrale del Soto Zen giapponese ed il Buddismo Zen europeo.

1) Osservando i preparativi ed i programmi relativi al primo ango europeo, pensiamo che la strategia con la quale si sta muovendo la Direzione Centrale del Soto Shu conduca a trapiantare in Europa, con minime variazioni, il sistema giapponese di formazione del clero, ovvero l’istruzione che i religiosi giapponesi ricevono nei senmon sodo (monasteri per la formazione del clero).

Se le cose stanno nel modo da noi paventato, riteniamo sia un errore da un punto di vista religioso, culturale e storico insieme. Non intendiamo mettere qui in discussione il sistema di preparazione del clero del Soto Zen in Giappone, tuttavia è evidente che il metodo giapponese di educare il clero ha come obiettivo quello di condurre i monaci giapponesi a seguire la tradizione culturale e religiosa del loro Paese, che non in tutti gli aspetti è necessariamente una tradizione legata al Buddismo Zen.

L’Europa è un mondo totalmente diverso. Lo possiamo dire sulla base della nostra esperienza di monaci zen europei che hanno vissuto e seguito l’educazione per il clero Soto Zen giapponese, in Giappone, nei monasteri scuola (senmon sodo), seguendo completamente l’iter e le regole della scuola giapponese.

Affinché si possa genuinamente sviluppare lo Zen in Europa dobbiamo creare l’atmosfera per lasciar nascere a poco a poco una nuova sensibilità, un nuovo linguaggio, un nuovo sistema educativo.

Dobbiamo dare spazio a una nuova esperienza ed a una nuova possibilità che interagiscano sulla base della cultura europea; ma se importeremo un sistema clericale istituzionale dal Giappone andremo nella direzione opposta.

Non abbiamo bisogno di una vecchia chiesa giapponese in Europa, dove già ci sono troppe chiese: abbiamo bisogno di uno spirito nuovo per rinnovare questo mondo vecchio e malato, all’Est come all’Ovest.

Così non abbiamo bisogno del preciso sistema giapponese di calcolare il rango dei religiosi, del sistema giapponese di determinare le carriere religiose né del sistema di certificazione dello status del clero secondo i criteri giapponesi.

Tra Giappone ed Europa non c’è la stessa relazione che - nel Medio Evo - vi fu tra Cina e Giappone perciò l’Ufficio Centrale della Scuola Soto di Tokyo non può considerare quell’antica relazione come lo standard per gestire la situazione attuale. Temiamo che questo non sia sufficientemente chiaro sia da parte giapponese sia da parte europea.

Sono stati necessari parecchi secoli per poter giungere all’attuale forma organizzativa della Scuola Soto, per adattarla alla realtà culturale e sociale del Giappone: anche noi avremo bisogno di molto tempo perché vi sia qui in Europa un genuino sistema educativo per i monaci.

Pensiamo che la Direzione Centrale di Tokyo e l’Ufficio Europeo del Soto Zen abbiano troppa fretta riguardo a questo punto così delicato e che la maggior parte delle decisioni siano prese soprattutto da un punto di vista giapponese e su considerazioni della stessa provenienza. Una volta che si sarà imboccata una certa direzione sarà molto difficile, o addirittura impossibile modificare quella direzione e le scelte che essa implica.

2) Come è noto, sono necessari molti anni - forse è meglio dire: tutta la vita- per educarsi ad una vera vita zen; questo deve accadere all’interno dell’atmosfera religiosa, culturale, psicologica corrispondente alla natura delle persone di quel particolare Paese. La storia del buddismo ce lo insegna chiaramente. Nessuno può pensare che sia possibile educare un monaco zen, in Europa, grazie a qualche periodo di tre mesi trascorso in un centro di pratica organizzato in stile giapponese.

Se il sistema educativo giapponese per il clero è efficiente e adatto al Giappone, questo lo si deve al fatto che è immerso completamente all’interno della società e dello spirito giapponese.

Abbiamo molte cose da imparare dalla tradizione zen giapponese ma non il nuovo sistema educativo che si deve formare sulla base dell’incontro tra lo spirito dello Zen e la cultura europea e non sulla base dell’incontro tra la cultura giapponese e lo spirito religioso europeo. Questo sarebbe un terribile errore.

Per imparare come gestire i riti e le cerimonie che sono parte importante di una tradizione non abbiamo bisogno di particolari corsi monastici, è sufficiente organizzare dei seminari, come l’Ufficio Europeo del Soto Zen ha egregiamente fatto sino ad ora. I monaci ed i praticanti zen ricevono già un’educazione nelle loro comunità, templi, sale di pratica. Il modo di portare a compimento questo tipo di educazione non è nel trascorrere qualche mese in un centro di pratica di stile giapponese situato in Europa invece che in Giappone: molto presto la motivazione a partecipare a queste esperienze educative sarà condizionata dal desiderio di ricevere qualche tipo di certificazione o qualifica. Nessun tipo di certificazione, non importa quanto alto sia il suo livello, ha mai contribuito ad educare qualcuno, specialmente in campo religioso. Se volete aiutarci, per cortesia, prima considerate che cosa già da 30-40 anni stiamo facendo sul piano dello zazen e prendete la direzione di favorire in Europa la nuova vita di una religione universale, lasciando da parte gli interessi limitati e particolari di una chiesa nazionale.

3) È nostra forte impressione che tutte le decisioni importanti a proposito dell’Europa siano prese dall’Ufficio Centrale del Soto Zen, in Giappone, avendo presente la situazione e gli interessi dell’istituzione clericale giapponese e non la realtà europea e i suoi bisogni.

Pensiamo che il clero europeo del Soto Zen e l’istituzione del Soto Shu giapponese condividano le stesse responsabilità nell’insufficienza degli sforzi per una vera cooperazione: le istituzioni clericali giapponesi continuano a guardare dalla prospettiva di un’istituzione nazionale mentre i religiosi dello zen europeo non pongono con sufficiente chiarezza le loro istanze mentre si accontentano di ricevere qualche documento che certifichi il loro status.

Speriamo di aver esposto con sufficiente chiarezza il nostro punto di vista, per quanto sia possibile in una lettera, e che voi comprendiate perché non intendiamo cooperare alla realizzazione dell’ango organizzato alla Gendronnière.

Abbiamo voluto esplicitare queste considerazioni proprio perché rispettiamo il lavoro di tutti coloro che vi sono coinvolti anche se non ne condividiamo la forma e le finalità e riconosciamo gli sforzi e i sacrifici personali di coloro che tentano di sviluppare corrette relazioni tra l’antica tradizione zen giapponese e la nuova realtà zen europea. Cordialmente

Yushin Marassi Jiso Forzani Daido Strumia

Nota: Ango sono detti i due periodi, estivo e invernale, di pratica intensa nei monasteri specializzati nell’istruzione del clero (senmon sodo). Generalmente il termine si usa col senso di “periodo speciale di pratica finalizzato all’istruzione del clero”.