Federico Battistutta

AL’autunno astronomico nell’emisfero boreale ha inizio il giorno dell’equinozio d’autunno. Noi ci troviamo in pieno dentro questa fase. Come si sa, a questo periodo corrisponde una diminuzione delle ore di luce. Anche la “Stella del Mattino” sta andando verso la conclusione di questo anno. Proviamo a fare, allora, qualche rapida considerazione. L’impostazione della rivista è per certi versi consolidata. A volte compaiono delle nuove sezioni, in modo da provare ad allargare lo sguardo, ma possiamo dire che il suo impianto in questi anni è rimasto solido. Forse siamo giunti al momento di scompaginare un po’ le carte, per rimettere poi di nuovo tutto in ordine. Una novità la osserviamo già in questo numero, altre le annunceremo nel prossimo e riguarderanno il nuovo anno.

Sfogliando le pagine, noteremo che si apre con un contributo il quale da solo occupa all’incirca metà dello spazio della rivista. E’ quasi un numero tematico, quello che abbiamo fra le mani. Offriamo ai nostri lettori un ampio estratto della più recente pubblicazione di Raimon Panikkar, che ha per titolo Lo spirito della parola ed è da poco uscita nelle librerie. In questo nuovo lavoro, Panikkar rivendica il potere creativo insito nella parola, che si rinnova e si arricchisce ogni volta che viene pronunciata, rinnovando e arricchendo così anche chi la pronuncia; al contrario, se riduciamo la parola a un termine che sta ad indicare una cosa presente nella realtà, la inchiodiamo a un significato specifico e relativo, spezzandole le ali, impedendole in questo modo di poter volare libera negli spazi della coscienza umana. Come nei suoi precedenti lavori, anche questo non cessa di stimolare nel lettore l’indagine a tutto campo.

Ad integrare le riflessioni di Panikkar sul linguaggio segue un personale contributo di Jiso Forzani, curatore del volume in questione.

La sezione dedicata ai contributi provenienti da ambiti differenti contiene due testi. Il primo è curiosamente dedicato a Achille Campanile, lo scrittore e autore teatrale, noto per il suo umorismo assurdo e per i giochi di parole. Egli soleva dire che l’umorista è una persona che istintivamente sente il ridicolo dei luoghi comuni e perciò in certi casi è portato a fare l’opposto di quello che fanno gli altri. A questo proposito egli amava citare la massima di Giordano Bruno: in hilaritate tristis et in tristitia hilaris; una massima che sarebbe bene evocare in tante circostanze della nostra vita, belle e brutte, per ridimensionare e in parte relativizzare l’impatto.

Il secondo contributo, prende spunto dalla diffusione gratuita un po’ in tutto il mondo, di una corposo volume avente come obiettivo la trasmissione del messaggio buddhista. Pur considerando lodevole una simile iniziativa, l’autore dell’articolo vuole mettere in luce i pericoli soggiacenti a certe iniziative missionarie, le quali sono disposte a sacrificare, anche se in nome di un nobile scopo, l’integrità di un insegnamento, il suo nucleo fondante. Riflessioni per certi aspetti analoghe le ritroviamo leggendo la sezione dedicata alle lettere.

E’ forse inutile dirlo, ma non possiamo esimerci dal ricordare anche le altre sezioni, che per noi costituiscono un appuntamento: vale a dire quella dedicata alla poesia e alle recensioni librarie.

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