Innocenzo Gargano
- Il profumo dell’amore
Milano, Paoline, 2007
A far risorgere Gesù fu… una donna. No, no, non è una nuova versione del Codice Da Vinci: a dirlo è il noto monaco camaldolese Innocenzo Gargano nel suo ultimo libro Il profumo dell’amore. Lectio divina su Maria di Betania e la tomba vuota. Il volume raccoglie il commento spirituale di padre Gargano a due episodi del Vangelo: la donna che versa dell’unguento prezioso sul capo a Gesù (Mc 14, 1-9) e la scoperta del sepolcro vuoto il mattino di Pasqua (Mt 27, 57-66).
Ed ecco risolto l’arcano del ruolo della donna, Maria di Betania, nella risurrezione di Gesù: il suo è un simbolo di amore, un’“opera buona” che richiama alla mente la creazione, quando “Dio vide che era cosa buona”. “Il gesto compiuto dalla donna – scrive Gargano – dal momento che le ha permesso di essere partecipe della natura divina (2Pt 1,4), si carica della stessa energia presente nel Dio dei vivi, e non dei morti”. Ai discepoli che brontolano per quello “spreco”, è come se Gesù rispondesse: “Il Padre è dentro l’amore di questa donna e io sono certo che, grazie a questo amore, non vedrò la corruzione nel sepolcro”.
Una chiave di lettura che potrà apparire sorprendente, ma non è l’unica perla preziosa contenuta in questo libro. L’autore, abituato a meditare nel silenzio, riesce a cogliere sfumature sottilissime, a stabilire collegamenti in profondità tra tante pagine bibliche. Un altro esempio della sua finezza interpretativa è il commento al “Non mi trattenere” che Gesù dice a Maria di Magdala. “Gesù è presente e assente simultaneamente… Ciò che si tocca deve essere soltanto un trampolino di lancio per fare un salto ancora più grande. Appena appena un tocco, niente di più, come quando uno fa una corsa velocissima e sembra quasi che i piedi non tocchino terra”.
Altra particolarità è che questa lectio divina è stata proposta all’associazione “Figli in Cielo”, che raccoglie genitori che hanno perso un figlio. Così, tutta la riflessione si tinge di colori delicati, al confine tra la vita e la morte… anzi, ancora la vita.
Dario Rivarossa






