Lo scorrere delle stagioni ci porta una novità puntuale ed è sempre la stessa: adesso si affaccia l’autunno che, sebbene mite, invita poco a poco a ritirarsi prima del solito nelle case; le giornate le vediamo abbreviarsi, mentre già da un po’ si è ripreso, magari a malincuore, il lavoro consueto e con la mente già corriamo all’inverno che pensiamo imminente. E così via, di corsa, ancora una volta. Viene in mente una massima di P. Valery: “Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta”. Ma se il futuro è malridotto, pesantemente ipotecato, il suo stato è tale per la scarsa cura che sappiamo dedicare al presente e alle novità, grandi e piccole, da riuscire a scorgere dentro ogni nuovo giorno.
Veniamo allora a questo nuovo numero, il terzo dell’anno, il numero autunnale. Il primo contributo intende affrontare la questione del rapporto tra ciò che usualmente chiamiamo ‘religione’, da una parte, e quel sistema di riferimento noto come ‘buddismo’. Invece di basarsi su definizioni preconfezionate, il più delle volte provenienti da contesti culturali differenti o lontani da quanto si vuole comprendere, l’invito, qui, è di partire dall’autocomprensione, cominciando cioè con il definire dall’interno ciò che s’intende quando si usa la parola ‘buddismo’, ricordando al medesimo tempo che il termine stesso ‘buddismo’ è di stampo occidentale (come del resto tutti quanti gli ‘ismi’) e infatti, sebbene appaia paradossale la parola ‘buddismo’ non esiste nelle lingue in cui il ‘buddismo’ si è formato e sviluppato.
L’intervento successivo si colloca all’interno della testimonianza cristiana, ma affronta un tema che è centrale nello stesso buddismo, vale a dire il tema del desiderio. Il desiderio, contrariamente a molte vulgate religiose non possiede solo una valenza negativa da riconoscere, da denunciare e da combattere, magari eroicamente; in esso c’è qualcosa di irriducibile che finisce per identificarsi con la vita e la sua energia. Il punto di partenza per questa meditazione partecipata sta racchiusa in una frase di Gesù, riportata dal vangelo di Luca: “Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi”.
Connesso, seppur indirettamente, a questo ordine di pensieri segue poi un denso articolo dedicato ad alcuni aspetti dell’ultimo capolavoro di William Blake, il poema Jerusalem, illustrato dallo stesso autore. Qui il confronto con il mondo variegato dei simboli si fa quantomai complesso e stringente per far percepire alla fine che la salvezza può avvenire per sola grazia, la quale invece di sopprimere la libertà umana, si manifesta come l’unica, autentica forma di libertà.
Dopo questi tre articoli troviamo una piccola novità costituita da una nuova sezione della rivista: l’abbiamo chiamata ‘Dialogando’. E’ nostra intenzione proporre periodicamente una conversazione intorno a qualche argomento centrale per la riflessione della “Stella del Mattino”. Interlocutori privilegiati di questo nuovo capitolo saranno uomini e donne che hanno saputo coniugare lo studio, la ricerca e la riflessione con l’esperienza vissuta fino in fondo e in prima persona. In questo numero sentiremo la voce di Luigi Soletta, profondo conoscitore della cultura e della religiosità giapponese.
Infine, non mancano neanche su questo numero, anzi sono ben rappresentate, le pagine dedicate alla parola poetica e alle novità librarie.







