• Antonia Tronti, Impara da… Un itinerario tra yoga e preghiera cristiana, Sotto il Monte (BG), Servitium, 2006
impara_da.jpg

Le righe iniziali di un libro di Maurice Blanchot dedicato allo spazio letterario dicono così: “Un libro, anche se frammentario, ha un centro che lo attrae: centro che non è fisso, ma si sposta per la pressione del libro e per le circostanze della sua composizione”. Il testo che ora ho sul tavolo ha il suo centro dichiarato all’interno in un altro libro, da cui trae motivo e ispirazione. A ben vedere il punto di partenza è lontano e affonda nell’antica tradizione, umile e preziosa, dell’esicasmo, vale a dire nella ricerca determinata dell’hesychia, il profondo silenzio interiore raggiunto per mezzo di quello esteriore. Per parlarne dovremmo risalire all’età dei maestri cristiani del deserto, il cui insegnamento fiorisce nell’arco di tre secoli, dal III al VI, proprio nel momento in cui l’imperatore Costantino si preoccupava di elevare la giovane religione cristiana, consegnandola così alle altezze e alle bassezze del potere e dei traffici che gli sono consoni. Mentre molti cristiani rientravano pacificati nella normalità dei giorni, altri fecero altre scelte: fu il deserto e il cammino in esso compiuto attraverso tre tappe di una povertà sconcertante: fuge, tace, quiesce, che altro non vuol dire che invito sommesso ma convinto a fuggire dal mondo, raccogliersi nel silenzio e sostare nella calma interiore, discendendo in questo modo dentro la cavità del proprio cuore, sconfinata dimora di Dio per tutto l’oriente bizantino. Ma non è il caso qui di soffermarsi più di tanto sui padri del deserto; come ebbe a dire magistralmente Cristina Campo, in un’introduzione a una fondamentale antologia dei detti e dei fatti di questi antichi padri, parlare di loro non è meno impervio di quanto non fosse far parlare loro: bisognerebbe essere loro, ma allora non si parlerebbe.Il libro di Antonia Tronti prende le mosse da un accattivante racconto posto all’inizio di un volumetto dedicato alla tradizione esicasta (cfr. Jean-Yves Leloup, L’esicasmo, tr. it., Torino, Gribaudi, 1992). Lì si narra di un giovane filosofo francese, estimatore della spiritualità ortodossa, che decide di recarsi sul Monte Athos per entrare in contatto diretto con questa tradizione monastica. Le sue aspettative vengono presto frustrate. Nessuno dei monaci da lui incontrati sembra essere all’altezza delle attese e delle letture compiute, finchè s’imbatte in un monaco solitario dalla reputazione ambigua, ma indicato dai più come una figura esperta nel metodo della orazione esicasta. Egli saprà accompagnare il giovane sui suoi stessi passi in un cammino inaspettato. Chi cerca trova, dice il proverbio, ma prima bisogna perdersi e alla fine ciò che si incontrerà avrà una fisionomia assai differente dalle aspettative che l’immaginazione andava almanaccando prima di incamminarsi nel compimento del primo fatale passo. (Diceva rabbi Nachman di Brazlav: “Mai chiedere la strada a chi la conosce, potresti non perderti).

Anziché soddisfare le ripetute richieste di essere introdotto alla pratica della preghiera del cuore, il solitario del monte Athos inviterà il giovane a percorrere un cammino davvero singolare costituito da sei stazioni. La prima indicazione sarà questa: medita come una montagna, chiedi alla roccia come fa a pregare. Dopodiché lo inviterà ad abbandonare la sterilità della montagna per imparare a fiorire, meditando come un papavero. Successivamente accompagnerà il giovane fin sulla riva del mare e gli dirà di imparare a meditare come l’oceano. Dopo aver acquisito una solida postura, un portamento eretto e un’attenzione al movimento del respiro, sarà la volta per il giovane di imparare a meditare come un uccello, lasciando salire in sé il canto silenzioso che viene dal cuore. Poi sarà la volta di meditare come Abramo, assimilando un’interiorità aperta, in grado di stare al cospetto del centro più profondo di noi stessi che è al contempo la presenza dell’Altro al nostro interno. (Come dice santa Teresa d’Avila: “Anima, in Me devi cercarti/ e Me cercare devi in te”). E alla fine sarà la volta di meditare come Gesù, il quale rappresenta la ricapitolazione delle forme meditative precedentemente apprese. Gesù è l’uomo cosmico, simbolo del mysterium coniunctionis, è il cuore senza limiti capace di una compassione così grande da comprendere anche i nemici. Allora, giunto a quel punto il giovane potè cominciare finalmente a comprendere cos’è l’orazione esicasta.

Nel suo libro Antonia Tronti riprende e approfondisce le sei tappe, nella consapevolezza che esse custodiscono un itinerario prezioso che, attraverso la loro pregnanza simbolica, ci aprono un mondo più vasto di quello formato da concetti e categorie. Ogni tappa è collegata e completata da alcune pagine dedicata alla pratica yogica. Queste sezioni, composte in forma di regole sperimentali, possono essere paragonate a certe forme di arte pratica, come ad esempio quella musicale, laddove il compositore non si sofferma a descrivere i sentimenti e le impressioni che produce in lui una determinata sequenza di suoni, ma si limita a trascrivere sul pentagramma una serie di comandi che, un volta eseguiti, possono produrre nel fruitore l’originaria esperienza da lui vissuta. O, ancora, nell’arte del crudo e del cotto, in cui il gusto di un cibo, per quanto letteralmente indescrivibile, viene restituito attraverso quella sequenza ordinata di ingiunzioni che chiamiamo ‘ricette’.

Interessante, a questo proposito, è però la nota al metodo posta all’inizio del volume, in cui si ribadisce con chiarezza che l’itinerario offerto vuol essere uno strumento da esplorare creativamente: non si tratta - si dice - di imparare a meditare o a pregare secondo formule rassicuranti, ma accettare di essere provocati a riflettere e a interrogarci su quel cammino unico e irripetibile che ciascuno di noi è chiamato a percorrere nella vita. L’esperienza e la pratica poi ci diranno dove siamo veramente.

Federico Battistutta