L’uomo religioso oggi al confluire della religiosità zen nella via cristiana Luciano Mazzocchi

  • Le due sponde della corrente

L’uomo sperimenta la dissociazione fra due richiami, ambedue costitutivi della sua esistenza.

1) L’uomo sperimenta il suo esistere come un dato che egli riceve, che necessariamente a lui si pone. A questo dato dà il nome di natura. Nell’obbedienza e adesione profonda alla sua natura l’uomo sperimenta la pace. Altrimenti c’è lo smarrimento nel labirinto dell’illusione. L’uomo, non illuminato verso la natura che fonda il suo esistere, tenta di sondarla per possederla. Ricorre agli oroscopi, oppure va alla ricerca di segni premonitori da interpretare, oppure si accascia nel dover esistere così definendo ciò destino cieco. Gli può attribuire anche titoli religiosi quali volontà di Dio, natura delle cose, legge di causa ed effetto. Nel nostro preciso momento storico, l’uomo può anche cavalcare quest’intima insoddisfazione, accarezzandola come grande legge della modernità, corsa al progresso, processo storico. Simula pace, mentre rimane dissociato.

2) L’altro richiamo dell’uomo è quello di emergere dal livello uniforme della natura e posizionarsi sul piedistallo della propria unicità. È prendere in mano le redini della propria esistenza per emergere dal mare della natura dal cui seno è stato generato così. È rivendicare il diritto a plasmare la propria personalità. Esistere è cammino d’individuazione e di differenziazione. Tuttavia, cavalcando la sola sete di libertà, l’uomo tende ad affermare e imporre il suo così mi piace, così decido io, è la mia privacy. Ciò è fonte di violenza e di odio. L’uomo percepisce che la via dell’individuazione si fa amica e luminosa solo nel confronto e incontro con l’altra via.

La religione è l’avventura del fecondo connubio di questi due opposti intrinseci all’esistenza. Quando l’uomo matura a percepire che lo scorrere fra la sponda della natura ricevuta e quella della ricerca personale è la via migliore, la più santa, la più pregna di dignità e di profumo, allora la religione si fa mistica. La mistica è la maturità della vita profondamente conciliata in opera.

Non ottemperato da quello opposto, il richiamo della sola necessarietà della natura ricevuta o della sola ricerca dell’individuazione si fa esasperato. Ed ecco che l’esasperata ricerca della libertà va a toccare l’esasperata resa al destino. Faccio così perché è la mia natura, e basta! È la frase fatta di chi vuole giustificare la sua caduta nella droga! Spento il riverbero dell’altro richiamo, l’uomo viene a ritrovarsi in una atmosfera dove tutto è indistinto, senza il filo né il confine della coerenza. Ecco due esempi molto attuali: nel mondo degli adulti vige la legge del libero mercato, detto libero, ma a cui egli obbedisce ciecamente e basta; nel mondo dei giovani è il piercing, il vestito frusciato, o, peggio, la droga come gesto di ribellione, che però uniforma il giovane al gruppo e a esso li condiziona.

Ci sono nell’uomo due opposte sedi di comportamento. Tradizionalmente una è chiamata natura: è la sede di quell’aspetto intrinseco e costitutivo che si presenta come ciò che unisce e armonizza con il tutto e nel tutto. L’altra è chiamata persona ed è la sede di quell’aspetto intrinseco e costitutivo dell’uomo che si presenta come unicità, libertà. La natura attrae l’uomo a fondersi nel tutto; la persona lo stimola a emergere nella sua unicità. Queste due sedi di comando hanno creato una scissione intima all’uomo odierno. Oggi la religione è la via della salvezza che guida l’uomo al dialogo dinamico fra l’esistere così e lo scegliere così. È il dialogo fra l’aspetto naturale e personale, o, dicendo in modo ancora più conciso, fra la natura e la persona. Scavalcare questo dialogo intrinseco all’esistere, e perseguire il dialogo fra Buddismo e Cristianesimo non può che sfociare nell’accademia di chi tratta qualcosa dal di fuori, senza percepirsi intimamente coinvolto.

È fondato riconoscere l’oriente come l’ambiente umano dove la natura siede sul trono del pensare e dell’agire. La persona, invece, ne è ancella: infatti l’io personale serve all’uomo solo come un bastone per aiutarlo a rincasare nell’intima adesione all’armonia della madre natura. Altrettanto è fondato riconoscere che l’occidente è l’ambiente umano dove la persona siede sul trono del pensare e dell’agire. La natura, invece, è semplicemente la materia prima nelle mani della persona, la quale dà alla materia la dignità di esistere come qualcosa di ben definito. Il buddismo, movimento religioso sorto e sviluppatosi in oriente, dall’oriente ha ricevuto gli strumenti adatti per esprimersi e gli anticorpi per correggersi dalle possibili deviazioni. Così, il buddismo è la via religiosa che si esprime come via della e alla natura autentica. Il cristianesimo, sorto e sviluppatosi in occidente, dall’occidente ha ricevuto i suoi strumenti e i suoi anticorpi. Il cristianesimo è un cammino religioso che si fonda sull’aspetto personale di Dio e dell’uomo, e sull’idea originaria che sottostà ad ogni esistenza. Il buddismo, sorto e plasmatosi in oriente, è pregno di un dinamismo così originario che non lo limita al solo oriente; anzi, balza oltre proprio facendo dell’oriente la base di lancio. Il buddismo, via della e alla natura autentica, tace fino in fondo il nome di questa natura e la indica soltanto balzando oltre. Il cristianesimo, via fondata sull’aspetto personale dell’esistenza, è pregno di un dinamismo che gli fa superare il confine culturale dell’occidente e, servendosi proprio degli strumenti occidentali, lo estende al mondo intero. Questo dinamismo è l’amore, nome ultimo anche del Dio personale. “Dio è amore” (Gv 4,8). “L’amore non avrà mai fine” (1 Cor 13,8).

Il buddismo e il cristianesimo non dicono soltanto due messaggi religiosi seri; ma significano anche due ambienti culturali e due tragitti storici seri. Sono seri al punto che, solo percorsi fino in fondo, conducono a balzare oltre. Conducono all’uomo religioso che è il frutto dell’una e dell’altra religione. Conducono a non aver più bisogno di catalogazione alcuna. Le religioni non sono il punto d’arrivo, la casa; ma la via. La casa è tranquilla, ma la via spesso è scoscesa. La via alla natura autentica nello Zen non è la celebrazione del risveglio, ma il vuoto indicato che lo zazen indica. La via alla carità del Cristo non è l’adorazione della persona di Cristo in Gesù, ma l’amore che il Cristo significa divenendo cibo e bevanda per l’uomo. La via deve avere l’anticorpo che previene dall’attaccamento alla religione.

Il dialogo Vangelo e Zen esige tanta serietà e ciò richiede a noi, nello specifico a me, qualche passo indietro. Meglio, in avanti.

  • La serietà del cristianesimo

Ultimamente ho letto il libro di Dennis Gira dal titolo La scelta che non esclude. Buddismo o cristianesimo. Gira è un laico, sposato e padre, dopo essersi laureato all’università di Chicago si trasferì in Giappone dove per otto anni approfondì la sua ricerca sul buddismo. Attualmente, riconosciuto come uno dei maggiori specialisti della via del Buddha, è docente di buddismo presso alcune università di Parigi. Nel libro suddetto presenta la via buddista con delicata precisione; eppure, alla richiesta se sia buddista, risponde di essere cristiano. Si può ammirare profondamente una via religiosa senza dirsi suo appartenente?

Lo scambio interculturale e interreligioso hanno in buona parte purificato l’uomo da un ingorgo che nel passato ha molto ostruito la reciproca conoscenza. Si tratta della presunzione che la religione, per essere tale, debba detenere il possesso della verità intera. La storia è stata veramente decisa nello sconfessare questa presunzione; tuttavia, come è noto, persistono i tanti fondamentalismi, e non soltanto islamici Nella storia, la vitalità della chiesa cattolica fu molto svilita a causa dei suoi atteggiamenti dogmatici. Il Concilio vaticano II ha definito che la chiesa è principio e sacramento (segno) del messaggio cristiano. Così, ufficialmente, oggi ci è divenuto chiaro che la chiesa non è la custodia che contiene la verità, ma uno specifico carisma della verità, che proviene dalla verità e che agisce per la verità. Gesù disse: “Io sono via, verità e vita” (Gv 14,6). La verità c’è solo camminando la via e riversandola al servizio della vita. Della verità, la religione non può che essere un appello, una forza, un segno carismatico. Ciò equivale a dire che ogni religione ha proprio, nel suo valore, anche il suo limite. Il cristianesimo non è il buddismo e viceversa. Il dialogo non è il banale duello fra due religioni per decidere quale sia la vera e quale la falsa, ma è l’apprezzamento di due carismi fra cui si sceglie umilmente di prendere dimora presso uno, consapevoli di fare sacrificio dell’altro, del cui beneficio si usufruirà di riflesso, grazie alla testimonianza del fratello che ne ha fatto scelta.

Sono convinto che il carisma cristiano, differente da quello buddista, è un valore prezioso per tutti e che, qualora io lo perdessi di vista o lo riducessi, ci sarebbe un calo di verità e di pace nel mondo intero. Descrivo questo valore carismatico con mie parole, in questo contesto di dialogo con il buddismo che, ovviamente, mi richiede di esprimermi con particolari sottolineature.

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