Federico Battistutta

A scorrerlo, questo secondo numero dell’anno si presenta sufficientemente articolato e consistente. Gli argomenti trattati sono sì diversi tra loro, per forma e contenuto, ma a ben vedere affrontano in fondo un’unica questione: il nostro rapporto con la vita.

L’identità personale e il dialogo con l’altro; la ricerca - attraverso il raccoglimento della preghiera - di una parola che conduca a un silenzio autentico; la natura del desiderio umano e le sue conseguenze; il bisogno di un’autorità lungo il cammino religioso e i rischi connessi; la contraddizione lacerante dell’istituzione religiosa quando smarrisce il rapporto con ciò da cui origina, sono i temi che incontriamo sfogliando queste pagine. Autori differenti e testi risalenti a momenti diversi, ma tutti – questo è importante tenerlo presente – parlano a noi e di noi. Proprio adesso.

Il numero si apre con un intervento composto in occasione dell’annuale cerimonia del Vesak. Il lettore non sia tratto in inganno: siamo dinanzi a un contributo per nulla cerimonioso. L’argomento riguarda il delicato rapporto tra identità personale ed esperienza dialogica, situando l’importanza del dialogo in un luogo per tanti inaspettato: il dialogo primario, quello da cui discendono tutti gli altri dialoghi, è quello esistente, a volte in forma nascosta, fra le diverse identificazioni di me stesso con l’idea di un’identità incondizionata che le anima e le fa essere. Situazione estrema, paradossale: si dà dialogo - non rapporto dialettico - anche se propriamente non c’è un io dialogante con un tu che produce un noi, ma è la vita viva che attraversa e anima l’io, il tu e ogni cosa che vediamo e ci circonda.

Troviamo poi la traduzione di una conferenza di Alan Watts, affermato autore negli anni Sessanta e Settanta. Vuol essere un omaggio e un ricordo verso una persona oggi troppo facilmente dimenticata. Il tema è quello della necessità di una guida e di un’autorità spirituale. Il testo contiene indubbi pregi e forse anche alcuni limiti. I pregi sono riconoscibili nella freschezza del discorso, nella critica puntuale e divertita ai vari maestri spirituali, guru, pastori d’anime e alle loro chiese di riferimento. I limiti - a nostro parere - sono rinvenibili nella discontinuità dell’argomentazione: a tratti è percepibile una nitida esperienza personale, a tratti invece sembra prevalere un’affabulazione autocelebrativa, finendo così per fare quello che poco prima lo stesso autore ribadiva che non si dovesse proprio fare: insegnare come stanno per davvero le cose e dirci, di conseguenza, come comportarci.

A seguire un denso e documentato scritto sul tema del desiderio umano. Questione fondamentale per le religioni: partendo dalla percezione tutta occidentale dell’argomento, con puntuali riferimenti sia alla cultura laica che religiosa, il cuore della riflessione è ben presto rivolto all’Oriente in generale - a cominciare dall’India - per poi approfondire la questione all’interno della complessa tradizione buddista. I legami intercorrenti fra desiderio, attaccamento, possesso e sofferenza sono fra i temi presenti nello scritto che proponiamo.

Meritato spazio viene dedicato alla parola poetica e alla narrazione. I lettori noteranno che questa volta abbiamo scomodato rispettabilissimi autori.

Per finire, una novità. Accanto alla ormai collaudata sezione dedicata alle recensioni librarie, inauguriamo con questo numero un nuovo settore, parente del precedente. E’ nostra intenzione presentare di volta in volta la segnalazione di film che trattano temi vicini alla riflessione della “Stella del Mattino”. Ci sembra di non aver trascurato alcunché. A questo punto non possiamo altro che augurare una buona lettura.

2007-2-1.jpg