Federico Battistutta
Questo è il primo numero dell’ottavo anno. Significa, conti alla mano, che sono già usciti ventotto numeri. Ancora: vuol dire l’avvicendarsi di decine di autori, vuol dire oltre mille pagine scritte e tante, tante parole, chissà quante, ad aver voglia di contarle…Se poi intendessimo tener conto anche dei numeri della prima serie della “Stella del Mattino”, usciti e diffusi in forma per così dire artigianale, i conti e i numeri salirebbero ancora di più.
“Si fanno libri e libri senza fine, per troppo studio la carne sfiorisce”
recita in chiusura il Qohelet. Potremmo aggiungere una postilla, inserendo anche le riviste che si occupano di cose religiose fra la carta che appesantisce le menti e intristisce la carne. E non diciamo questo per automortificazione, né per un vezzo malcelato di autocompiacimento (dietro tanta automortificazione si nasconde spesso un sospetto di autocompiacimento). Lo proponiamo come monito, come spia per avvisare della vicinanza di un pericolo. Non si tratta di una negazione; sarebbe un tipo di negazione assai bizzarra: usare parole per negare valore alle parole. Il discorso è un altro e lo riformuliamo con i termini che il poeta tedesco Friedrich Holderlin pronunciava alcuni secoli fa: “A questo uomo fatto a somiglianza degli Dei fu dato il più pericoloso dei beni, il linguaggio.” Si tratta di un bene unico e perciò pericoloso: se non stiamo attenti la mente mente e le parole ingannano, prima di tutto colui che le pronuncia.
![]() | Un francobollo dedicato al poeta tedesco Friedrich Holderlin. Laureatosi in teologia, dedicherà i suoi sforzi alla poesia. |
Queste sono le considerazioni che affiorano spontanee, mentre stiamo ultimando il numero, rileggendo gli articoli, correggendo le sviste. Forse sarebbero stati più edificanti ben altre riflessioni, ma in certe occasioni è bene ancorarci al suolo, anziché lanciarsi in qualche pindarico volo.
Veniamo allora ai materiali presenti in questo numero. Il primo contributo che incontriamo si propone di affrontare, anche in una prospettiva interculturale, la questione della dinamica intercorrente fra legge e trasgressione all’interno del percorso religioso. Il testo (si tratta della condensazione di alcuni argomenti svolti nel corso di una serie di lezioni tenute presso la casa-madre della Stella del Mattino, a Galgagnano), oltre a porre i termini del problema, offre una possibile chiave di lettura, la quale invita però ad allargare la riflessione, senza pretendere di esaurire l’argomento, tracciando una comoda e rassicurante linea di demarcazione in cui collocare i “buoni” o i “cattivi” del momento. (Ma chi sono - se ci sono - i “buoni” e i “cattivi”? Gli ortodossi, fedeli e disciplinati? Oppure i critici e i bastian contrari? O la linea attraversa entrambi gli schieramenti; anzi ci attraversa; anzi l’idea stessa di schieramenti che si affrontano è assai limitata e limitante come categoria interpretativa?)
![]() | Frontespizio del Malleus maleficarum, testo redatto nel ‘400 da due frati domenicani, per combattere la stregoneria e l’eresia. Il manuale non fu mai adottato ufficialmente dalla Chiesa, ma non venne mai inserito nell’indice dei libri proibiti |
Un altro intervento che possiamo leggere è costituito da un mosaico di testimonianze concernenti un’interessante esperienza di dialogo interbuddhista attivo nel torinese per circa un decennio. Sappiamo infatti che ciò che comunemente viene chiamato “buddhismo” è in realtà un insieme di insegnamenti e di pratiche anche molto differenti tra di loro, anche se scaturite da una base e da presupposti comuni. La piccola comunità buddhista italiana, in particolare quella presente e attiva a Torino, ha dato corpo a un’esperienza decisamente particolare nel variegato panorama di quello che nel testo viene chiamato “il buddhismo di casa nostra”: rappresentanti o semplici praticanti delle varie tradizioni buddhiste presenti sul territorio, per alcuni anni si sono conosciuti, si sono incontrati, condividendo l’esperienza, a volte piacevole, a volte fastidiosa, di ritrovarsi insieme, misurando la praticabilità di quella comunione dei cuori che è indipendente dalla settorialità delle specifiche dottrine, scuole o tradizioni di provenienza.
Segnaliamo poi una lettera aperta che pubblichiamo, già apparsa su altre riviste e giornali, scritta da alcune figure di primo piano attive nel dialogo fra ebraismo e cristianesimo. In essa si esprime un sentimento di rammarico per le modifiche apportate dell’attuale papa alla preghiera per gli ebrei che viene pronunciata il Venerdì Santo. Il motivo del rammarico sta in una posizione che fa concretamente pensare a un desiderio e a un tentativo di conversione del popolo ebraico e che risulta inconciliabile con il riconoscimento e il rispetto della verità nella fede dell’altro.
Racconti, poesie, recensioni, completano e arricchiscono, come al solito, il numero.









