- Introduzione al Buddhismo della Terra Pura di Maria De Giorgi
L’autrice è membro della comunità di dialogo interreligioso Shinmeizan, in Giappone. Sul buddhismo della terra pura ha pubblicato un ampio saggio dal titolo Salvati per grazia attraverso al fede (Bologna, EMI, 1999), in cui si affronta, fra le altre cose, anche la possibilità di dialogo tra il cristianesimo e questa confessione buddhista.
Prima di addentrarmi nella presentazione del Buddhismo della Terra Pura(1) (Jodo Shu) e del pensiero di Shinran, fondatore del Jodo Shinshu (Vera Religione della Terra Pura), mi sembrano utili alcuni cenni generali al Buddhismo giapponese.
(1) Il Jodo o Budhismo della Terra Pura, la più diffusa e popolare Scuola del Buddhismo giapponese, conta attualmente 16 denominazioni con un totale di circa 20 milioni di aderenti. Di queste, ben 10 denominazioni sono affiliate al Jodo Shinshu di Shinran per un totale di circa 14 milioni di fedeli.
Introdotto nel VI secolo d.C., attraverso la Corea, il Buddhismo giunse in Giappone nella forma Mahayana e non nella sua forma originaria Theravada. Le origini del Mahayana, che ha permeato di sé tutto l’Estremo Oriente, dalla Cina, alla Corea fino al Giappone, sono ancora controverse tra gli studiosi. Di certo sappiamo che il suo emergere fu un fenomeno complesso al costituirsi del quale concorsero dinamiche interne, ma anche elementi ed influenze esterne.
Tra gli elementi interni, sembra essere stata decisiva la progressiva disaffezione, da parte dei laici, dell’ideale monastico di salvezza individuale incarnato dall’arhat, il monaco itinerante del Buddhismo primitivo. Ritenuto troppo angusto ed egocentrico, tale ideale si dimostrava ormai incapace di rispondere al bisogno religioso delle masse. Per contro, l’emergere della figura del bodhisattva, modello laico di bontà e compassione, pronto a sacrificarsi per la salvezza di tutti gli esseri, rispondeva meglio all’esigenza popolare di una religiosità permeata di virtù pratiche quali l’altruismo, la misericordia e la solidarietà. Probabilmente favorito da idee popolari di tendenza teistica e soteriologica, l’ideale rappresentato dal bodhisattva si diffuse ben presto oltre i confini dell’India, soprattutto in Cina dove incontrò un grande favore popolare.
Propriamente parlando, la figura del bodhisattva non è esclusiva del Mahayana. La troviamo già nel Buddhismo più antico e Sakyamuni stesso è chiamato bodhisattva. Tuttavia la differenza è netta: nel Buddhismo antico il termine è riferito a colui che ha raggiunto lo stadio finale che precede la perfetta illuminazione ed è attribuito solo a Sakyamuni; nel Mahayana, esso indica coloro che sono ancora in cammino verso l’illuminazione e coloro che, pur avendo realizzato la perfetta sapienza e avendo raggiunto la perfetta illuminazione, rinunciano con “voto”, ad entrare nel nirvāna per dedicarsi alla salvezza di tutti gli esseri senzienti. Questo secondo senso fu riferito soprattutto ai bodhisattva mitici che divennero oggetti di grande devozione popolare nel Buddhismo dell’Estremo Oriente.
Tra questi bodhisattva mitici, alcuni conobbero una popolarità maggiore di altri: Maitreya, il Buddha Venturo, attorno al quale nacque una sorta di messianismo buddhista, e Amida, il Buddha della vita e della luce infinita, che con la forza del suo Voto salva tutti coloro che proclamano il suo nome affidandosi a lui nella fede.
Coerentemente allo sviluppo di questo ideale del bodhisattva, troviamo nel Mahayana anche l’elaborazione di una nuova “via di salvezza”, in cui la compassione (karuna) viene considerata allo stesso livello della sapienza (prajna), e in cui la fede diviene l’atteggiamento interiore indispensabile per la salvezza. In questa nuova concezione sembrano aver giocato un ruolo determinante due movimenti di pensiero già operanti nel Buddhismo primitivo: il processo di idealizzazione del Buddha storico e la devozione popolare verso divinità concepite in forma personale. Il primo fece del Buddha storico l’oggetto ideale di una fede religiosa; la seconda diede vita al cosiddetto Buddhismo della Fede. Sarà questo Buddhismo della Fede che caratterizzerà in modo determinante il Jodo (Terra Pura) e, in particolare il Jodo Shinshu (Vera Religione della Terra Pura) di Shinran.
- Il Buddhismo della Terra Pura
All’interno di questo vasto e complesso movimento mahayana, il culto del Buddha Amida che caratterizza tutta la tradizione della Terra Pura, acquistò progressivamente un’importanza decisiva. Le origini di questo culto, di cui «non ci sono chiari antecedenti in India»1, fa ritenere a molti studiosi che la sua origine debba essere ricercata al di fuori dell’ambiente indiano, probabilmente nella zona a Nord Ovest del subcontinente, al confine con l’attuale Iran, più esposta alle influenze esterne. Il nome di Amida non appare mai nei testi del Buddhismo Theravada mentre è presente in numerosi sutra del Mahayana, sebbene solo in quelli cosiddetti della Terra Pura acquisti una posizione preminente. Tali sutra sono il Grande e il Piccolo Sukhavati e l’Amida sutra o Sutra della Meditazione. Di questi, il Grande Sukhavati narra la vicenda di Amida: ai tempi in cui il Buddha Lokesvaraja, ossia il Buddha eterno, «Signore supremo del Mondo», si manifestò in questo mondo, un giovane principe, convertito dai suoi insegnamenti, abbandonò il regno, si fece monaco, e intraprese il cammino del bodhisattva. Assunto il nome di Dharmakara, dopo aver meditato per cinque eoni, decise di stabilire una propria “terra” in cui potesse nascere – e quindi raggiungere la liberazione definitiva – chiunque pronunciasse il suo nome con fede (nembutsu). Per accumulare i meriti necessari a tale scopo, Dharmakara emise davanti al Buddha Lokesvaraja 48 voti di cui il più famoso è il 18° che recita:
Quando avrò raggiunto la condizione di Buddha, se tutti gli esseri senzienti delle dieci direzioni dell’universo che hanno mente sincera, fede serena e desiderio di nascere nella mia terra (eccetto coloro che hanno compiuto le cinque grandi offese e diffamato la mia legge), non dovessero nascere in esso, proclamando anche solo dieci volte il mio Nome, che io non entri nel perfetto e supremo risveglio
Su questo voto, noto come il Voto originario, si fonda tutto l’insegnamento Jodo.
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