Proponiamo una poesia di Nazim Hikmet (1902-1963). Oltre che poeta fu autore di teatro, romanziere, saggista e giornalista. Lasciata la nativa Turchia, durante gli anni venti visse in Russia, dove ebbe contatti con le avanguardie e in particolare con Majakovskij. Rientrato in Turchia, nel 1938 fu condannato a tredici anni di prigione per la sua opposizione al regime di Ataturk. Non trovò mai un editore nel suo paese. Soffrì per tutta la vita di cardiopatia e il suo cuore si fermò definitivamente il 3 giugno 1963. Proponiamo la sua ultima poesia dalla traduzione italiana Poesie d’amore (Milano, Mondatori, 1991).

  • Il mio funerale
Il mio funerale partirà dal nostro cortile? Come mi farete scendere giù dal terzo piano? La bara nell’ascensore non c’entra e la scala è tanto stretta. Il cortile sarà, forse, pieno di sole, di piccioni forse nevicherà, i bambini giocheranno strillando forse sull’asfalto bagnato cadrà della pioggia e al solito ci saranno i bidoni per l’immondezza. Se mi tiran su nel furgone col viso scoperto, come usa qui, forse mi cadrà in fronte qualcosa di un piccione, porta fortuna, che ci sia o no la fanfara, i bambini accoreranno i bambini sono sempre curiosi dei morti. La finestra della nostra cucina mi seguirà con lo sguardo il nostro balcone mi accompagnerà col bucato steso. Sono stato felice in questo cortile, pienamente felice. Vicini miei del cortile, vi auguro lunga vita, a tutti.