29 – 30 SETTEMBRE – 1° OTTOBRE
- BENI COMUNI E BENI IN COMUNE
RELATORI: Elena Pulcini - (Docente universitaria filosofia sociale) Gianni Tamino – ( Docente universitario di biologia ) Luigi Alfieri - (Docente di filosofia Politica ) Luigi Ferraioli – (Docente Universitario giurista ) Mario Agostinelli - ( sindacalista) Mario Tronti - ( Filosofo politico) Massimo Fini – (Giornalista saggista ) Paolo Ricca – (Teologo Valdese ) Peter Kammerer – ( Docente universitario di sociologia ) Roberto Gatti – (Docente Universitario - filosofo politico) Salvatore Frigerio – (Monaco Camaldolese )
COORDINATORI: Peter Kammerer - Luigi Alfieri

Beni comuni vengono chiamati di volta in volta l’acqua, l’aria, la terra, l’ambiente nel suo complesso, le risorse vitali, la vita stessa, sia nella dimensione strettamente biologica, sia nella dimensione della ricerca di valori e di senso. Ma bene comune, fin dall’epoca classica e dal primo cristianesimo, è anche e soprattutto ciò intorno a cui si costituisce, appunto, una comunità (o una comunione).
Una definizione univoca di bene comune non esiste, ma si tratta, in tutte le accezioni possibili, di un concetto che esprime l’esigenza di difendere beni e diritti ritenuti essenziali per lo sviluppo della convivenza umana.
Si tratta dunque anzitutto di precisare la nozione di bene comune, tenendo conto anche della sua dimensione storica e del suo radicamento in aspetti essenziali della nostra civiltà.
L’umanità si trova da sempre di fronte al problema di come appropriarsi, per la propria sussistenza, dei beni presenti nel mondo. Ogni civiltà e ogni religione ha le sue esperienze storiche in questo campo: dalle forme di appropriazione comunitaria fino a quelle della statalizzazione, collettivizzazione o privatizzazione.
Ed è da ripensare in quest’ottica anche la prospettiva della comunità politica. Il problema è riproposto in forme fino a poco fa impensabili dalle nuove biotecnologie, che pongono le forme stesse del vivente come possibile oggetto di appropriazione, fino alla brevettabilità del patrimonio genetico.
Ciò pone in questione la dimensione stessa della condivisione di vita, a tutti i livelli fisici, emotivi e spirituali, fino alle fondamenta di Eros e Agape. Appare dunque una necessità appunto vitale, in tutti i sensi del termine, un’attenta e poliedrica riflessione sul tema: si rischia altrimenti di aprire le porte ad una illimitata appropriabilità e mercificazione dei mezzi di vita come delle ragioni di vita.
Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione:
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