ottobre 2009


L‘amico dr ci invia la scheda di unpapa_pio-xii libro, uscito di recente e di cui è anche il curatore della traduzione dal tedesco. A proposito di un papa, protagonista di molti episodi discussi, a volte ai limiti della stranezza. Tra le varie leggende più o meno vere si racconta che papa Pacelli volesse che chi gli rispondeva al telefono lo facesse in ginocchio, in silenzio e -quasi sempre- poiché riattaccava la cornetta appena terminava di parlare, senza possibilità di rispondere. È attuale la discussione con Israele a proposito della effettiva volontà di questo papa di salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista. Anche questo è un argomento che trovate affrontato sia nel libro sia nella scheda di dr.

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Michael Hesemann, Pio XII: il Papa che si oppose a Hitler, Paoline, 2009, pagg. 336, euro 24

Un Papa può essere un criminale?
Sì.
Il difficile è distinguere un criminale da un santo.

Il caso più eclatante è proprio quello di Eugenio Pacelli / Pio XII. Un semidio, come era considerato dalla moltitudine quand’era in vita? Un perfido nazista, come lo considera la moltitudine da qualche decennio? Il solo fatto che queste opinioni appartengano alla moltitudine, getta un fondato sospetto su entrambe…

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Le magiche dita di Butchlazy ci regalano un’altra melodia. Una musica che se ne va per conto suo, come se fosse già qui, attorno a noi, e Butch dovesse solo evocarla dal silenzio accarezzando la sua chitarra…


Molti di voi conosceranno padre Zanotelli e saranno abituati alle sue denunce senza peli sulla lingua e a proposito degli argomenti più spinosi. In questo video il padre comboniano parla dei rifiuti tossici scaricati dagli italiani prima in Somalia durante il periodo del dittatore Barre, poi in mare, nel Mediterraneo ed infine dei progetti riguardanti gli inceneritori in Campania. Il quadro che se ne trae mi richiama solo una parola: impressionante.
Conferme e integrazioni su quanto denunciato da don Zanotelli le potete trovare in vari documenti on line. Per esempio qui trovate tre video RAI sull’argomento, qui invece un articolo relativo ai motivi per cui Ilaria Alpi sarebbe stata uccisa.
Che cosa c’entra tutto ciò con il buddismo? E con lo zen? Il male che ci fa chi ci avvelena arricchendosi lo devo accettare senza fiatare, magari ringraziando per l’occasione di pratica profonda, del lasciar andare, che mi sta fornendo?


Chi commette il male
si comporta verso se stesso
come il peggiore dei nemici.
Come il rampicante

che soffoca l’albero
che lo sorregge


Dhammapada, 162

Sarebbe interessante, in un certo senso: bello, se volessimo dire la nostra su quel che qui si potrebbe intendere con “male”. Il rischio, altrimenti, potrebbe essere che si passi su questa frasetta con atteggiamento del tipo “Dio com’è saggio quell’uomo”, tornando poi alle nostre faccende. Il Dhammapada è un testo buddista, secondo questa accezione si dovrebbe ragionare.

Per la pagina Bibliografia commentata-Approfondimenti, l’amico dhr ci invia una scheda su un testo al quale la prima parte del titolo sul “dopo morte” non rende pienamente giustizia. Infatti è più propriamente un librocop_grun sull’arte di quel vivere che comprende il morire, l’ars moriendi come ricorda dhr. Val la pena rammentare che la formulazione “dopo la morte”, relativa per esempio a un aldilà, è quantomai infantile: parlare di un dopo presuppone che si possa rispondere alla domanda “quanto dura?”. Può essere che la morte duri così a lungo che non sia poi così interessante chiedersi che cosa c’è dopo. Forse più intrigante, e meno vano, è il chiedersi riguardo al durante…

Morte, la s’ignora del tutto

Anselm Grün, Che cosa c’è dopo la morte? L’arte di vivere e morire, Paoline, pagg. 196, euro 16.
Tutta la tensione interna a questo nuovo libro del monaco benedettino Anselm Grün è espressa dal rapporto tra

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Presentiamo un film realizzato una decina di anni or sono dalla SDMP, la Stella Del Mattino Productions. Azienda che non esiste, ma è un modo per dire che è di produzione propria. L’opera è stata pensata -soprattutto da Carlo, il regista- per fissare in immagini i ricordi di alcune persone riguardo a Gianni, personaggio base nello sviluppo e nel radicamento del buddismo zen in Italia, quindi in Europa. In un’epoca nella quale “zen” faceva rima soprattutto con “élite”, Gianni -improvvisamente scomparso nel 1984- rappresenta un’eccezione importante. Non per motivi politici, “di classe”, ma perché ha costituito il precedente necessario, il punto d’ingresso tramite il quale la semplicità del linguaggio, l’assenza di cultura “alta”, il tran tran quotidiano dell’operaio sono lo zen senza bisogno di mediazioni né di traduzione.

Nella Tana del Buddha, a c. di Carlo De Mauro

Questo breve video narra, in cinque scene, alcuni momenti della vita di Gianni Bertolo ricavate dai ricordi di persone che l’hanno conosciuto.
– La prima scena è un sogno, forse premonitore,

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