agosto 2013


Anche questa volta offro alla vostra attenzione un breve scritto, un articolo. Affatto diverso dal precedente nell’autore, nell’argomento e nello spirito sotteso allo scrivere. L’autrice, Maria Alessandra, giovane dottoranda in antropologia delle religioni presso l’Università di Aix en Provence, è specializzata nelle indagini sulle trasformazioni, sociali e personali, degli occidentali nel momento in cui abbracciano una religione orientale, in particolare il buddismo Vajrayana. Il contenuto di questo scritto

Il martirio di Paolo

Il martirio di Paolo

è una breve, scorrevole riflessione sul pensiero di Paolo di Tarso. Lo spirito che l’accompagna è un poco titubante, la timidezza di chi sa che sta affrontando un tema grande, importante e teme che le sue capacità possano non essere all’altezza.
Ecco a voi Paolo di Tarso, by Maria Alessandra.

PS: a chi volesse approfondire lo studio paolino da un punto di vista storico archeologico segnaliamo che è uscito di recente Paolo di Tarso, sulle tracce archeologiche dell’Apostolo, un testo rigoroso e minuzioso ad opera dell’antropologo tedesco Michael Hesemann, impreziosito dalla traduzione italiana curata da un collaboratore del blog della Stella.

Offriamo al gentile pubblico di questo blog uno scritto inedito, ad opera di aa, autore che già conosciamo grazie ad altre opere qui pubblicate in precedenza. L’ho, un poco pomposamente, definito “letteratura zen” perché penso questo potrebbe essere uno dei filoni nei quali si svilupperà tale letteratura. È, fondamentalmente, una forma di riappropriazione. Come molti sanno (cfr. La Via Libera, p. 59 n. 11 e Il Buddismo Mahayana attraverso i luoghi, i tempi e le culture. L’India e cenni sul Tibet, p. 209 s. n. 5 e 6) lo stile di scrittura ora noto come

gattoleone

stream of consciousness reso famoso da Svevo, Joyce e Virginia Woolf, giunse nella letteratura occidentale via Freud e Jung grazie agli studi indologici di William James che “scoprì”, soprattutto -ma non solo- negli scritti Yogacara, idee quali “sé”, “flusso di coscienza”, “inconscio collettivo” et alia. Inutile dire che giungendo tra le mani di persone che trattarono tali idee come fossero nomi di enti o, addirittura, parti della mente, il senso profondo e l’uso fenomenologico di tali elementi furono completamente stravolti. A parte l’uso, del tutto legittimo, che ne fecero i tre autori citati.
Quando e se l’Occidente avrà praticanti buddisti in grado di maneggiare tali strumenti nella loro corretta dimensione e di scriverne ecco… forse nascerà uno dei filoni della letteratura zen.
Nel frattempo ecco a voi, in pdf, Lo specchio.