giugno 2011


Ritorniamo su un testo cui abbiamo già accennato nei commenti ad un post precedente: Senza Buddha non potrei essere cristiano, di Paul Knitter. Un libro importante anche se, tutto sommato, modesto. La modestia del libro dipende dalla modesta capacità di penetrazione dell’autore sia in campo cristiano che buddista. Oppure, ed ai fini di questa critica è lo stesso, dal non eccelso livello al quale l’autore prende in considerazione le due religioni. Il valore perciò non sta nell’apporto e fruizione culturale del testo (sul buddismo scrive anche vere e proprie sc…onsideratezze) ma nello spirito nel quale Knitter si è mosso.

A mio parere un buon esempio di dialogo. Non amo pensare al dialogo come “incontro parlato”, tavola rotonda tra persone di appartenenze diverse, che si incontrano per raccontarsi l’un l’altro; lo sento sterile. Per usare una metafora cristiana direi che dialogo esiste nel percorrere un tratto di strada assieme. Questo implica studio, pratica, umiltà. Soprattutto mettersi in gioco sinceramente, essere disposti a rischiare le proprie sicurezze e le proprie credenze. Allora si manifesta la parte più viva del dialogo, tra me e me secondo diverse prospettive di pari dignità. Proprio questo riesce a fare Knitter: sperimentare -almeno in qualche misura- una doppia appartenenza. Ed è questo, l’atteggiamento interiore veramente dialogico, che da valore al suo libro.
Dicevo che, tuttavia, vi sono alcuni gravi abbagli a proposito del buddismo. Direi che i principali sono due: in primis fraintende completamente il senso di śūnya (vuoto). Pensa infatti (o almeno così pare) che śūnya sia il nome di “qualcosa”. Non ha colto che śūnya indica la condizione dei fenomeni (o del “mondo”) esistenti pur in assenza proprio di un “qualcosa” che ne costituisca l’anima, il sé o una vita intrinseca indipendente dalle parti che contribuiscono a formare e a far esistere i fenomeni (cfr. per es. p. 18, 22, 23 s.). Perciò il percorso proposto da Knitter per “leggere” Dio con l’aiuto del buddismo, ovvero śūnya->Vacuità->Interessere->Dio porta a concludere che Dio pare ci sia ma in realtà non c’è. Non credo intendesse dire ciò. Il secondo grave abbaglio nei confronti del buddismo, Knitter lo evidenzia in tutta la parte in cui parla di una fantomatica “dottrina buddista della rinascita” (cfr. per es. p. 106, 112, 113, 116) intendendo proprio “qualchecosa che rinasce dopo la morte”. A me pare sempre strano sentir parlare di “dopo la morte” (cfr. Knitter 103, 106, 108, 117) perché chi ne parla non dice mai né che cosa intenda per “morte” né quanto duri la morte di cui parla, durata necessariamente limitata in modo da permettere un dopo. Comunque, non esistendo alcuna “dottrina buddista della rinascita/reincarnazione” bisognerebbe piuttosto far capo ad antiche credenze indiane -e dal XII sec. anche tibetane- che si sono “agganciate” ad alcune scuole buddiste. In ultimo notiamo che la sua possibilità di passare davvero attraverso la porta senza porta del buddismo si arena di fronte ad una irriducibile e -almeno in senso religioso- del tutto superflua fede nell’io (cfr. p. 117) che pare derivare più da un legame culturale che da un lascito cristiano. Il libro è corredato da una pre-prefazione di p. Luciano che, purtroppo, non è adeguata al testo: incomprensibilmente si limita ad enumerare luoghi comuni del buddismo meno edificante senza entrare per nulla nel merito di un’esperienza di vita che appare autentica e stimolante.
Ho avuto occasione di discorrere di questo libro con un amico, monaco di Bose, che mi ha cortesemente permesso di pubblicare qui le sue parole (in pdf).
Trovate qui il testo completo in formato normale.

A Camaldoli, nel Casentino, il fine settimana successivo a quello dei referendum, ovvero il 17, 18 e 19 giugno, per la serie di incontri pentecostali in dialogo con le fedi viventi, si svolgerà l’incontro intitolato La preghiera nell’Islam. Tra sottomissione e prossimità divina.
Il monastero di Camaldoli è noto da tempo per queste

iniziative a cui, in più di un’occasione, ha partecipato anche la Stella del Mattino. In un mondo in cui tra fedi diverse non è raro che la guerra sia la conseguenza dell’incontrarsi, l’approfondimento sul senso della preghiera islamica in un luogo di pratica cristiana è una testimonianza preziosa. Per informazioni:
Foresteria del monastero, 52010 CAMALDOLI (AR)
Tel. 0575 556013 – Fax 0575 556001
E-Mail: foresteria@camaldoli.it
oppure: direttamente qui