luglio 2006


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1

Il secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle non va ricordato solamente per le due guerre mondiali, i vasti movimenti di massa o il dominio incalzante della tecnica e della scienza. E’ stata anche l’epoca di grandi speranze e utopie che, in certi casi, hanno continuato ad indossare abiti religiosi, come era accaduto per secoli e secoli. Gli autori che il libro presenta formano un esemplare trittico eretico del Novecento religioso. Anche per loro vale il detto paradossale: la cosa migliore di una religione sta nel fatto di creare eretici.Personalità di notevole spessore umano e intellettuale, ma poco conosciute e volentieri emarginate dal mondo religioso e culturale (due di loro subiranno la forma più grave di scomunica prevista dalla Chiesa), Ernesto Buonaiuti, Primo Vannutelli e Ferdinando Tartaglia sono stati tutti e tre accomunati, pur con modulazioni e sensibilità differenti, dall’adesione ai principi di quella comunità ideale, quella ekklesìa che esprime il desiderio e la tensione di voler abbracciare con un solo sguardo tutti gli esseri e tutto il creato. Per queste ragioni meritano di venire condotti fuori dall’oblio in cui sono stati relegati, scoprendo l’attualità sconcertante con gli interrogativi cruciali del nostro tempo. Il volume in questione costituisce pertanto una introduzione puntuale alla loro vita e al loro pensiero.

Federico Battistutta
Millenia-Lampi di stampa, Novara-Milano 2005, pp. 136, euro 12,50

Senza Titolo

Lascia le tue mani riposare nel cielo

E i tuoi occhi accarezzare da un petalo

Un’ istante!

È come un lampo che abbaglia

Come un masso che frana

O una lumaca che è giunta,

Se mai sarà giunta

Come un legno che cede e schianta

Come il fragoroso rumore di erba infranta.

26 01 ‘03

Silvano

Ecco qui sotto in breve le attivita’ di questo mese a Galgagnano, che precedono la pausa estiva di agosto.
Auguri di serene vacanze a tutti

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Ven. 7/7 – sab. 8/7 : Incontro di studio e zazen

Ven.14/7 – dom. 16/7 : Ritiro mensile

(Informazioni: tel. 0371-68461)

www.amnesty.it

…Cos’è un lager?

Son recinti e stalli di animali strani, gambe che per anni fan gli stessi passi,
esseri diversi, scarsamente umani, cosa fra le cose, l’erba, i mitra, i sassi,
ironia per quella che chiamiam ragione, sbagli ammessi solo sempre troppo dopo,
prima sventolanti giustificazioni, una causa santa, un luminoso scopo,
sono la furiosa prassi del terrore sempre per qualcosa, sempre per la pace,
sono un posto in cui spesso la gente muore, sono un posto in cui, peggio, la gente nasce…

E un lager…
E’ una cosa stata, cosa che sarà, può essere in un ghetto, fabbrica, città,
contro queste cose o chi non lo vorrà, contro chi va contro o le difenderà,
prima per chi perde e poi chi vincerà, uno ne finisce ed uno sorgerà
sempre per il bene dell’umanità, chi fra voi kapò, chi vittima sarà
in un lager?

Da /Lager/ di F. Guccini, album /Metropolis/, 1981

Cliccare per la versione ingrandita.

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Abbiamo rimosso questo post dopo aver verificato che il citato esperimento di cui parla Beppe Grillo nel suo blog, è in realtà una bufala. L’energia emessa da due cellulari non è sufficiente per cuocere un uovo. Tanto meno è sensato mettere un uovo tra due cellulari per aumentare gli effetti dell’irraggiamento. Le onde radio emesse da un cellulare non sono direzionali ma isotrope (si allontanano a guscio in tutte le direzioni).

Consiglio un punto di partenza (servizio anti-bufala) per verificare le notizie strane che sentite raccolte dalla rete: il blog di Paolo Attivissimo

In ogni caso – a prescindere dalla bufala – l’effetto nocivo dei cellulari è sui tessuti umani è ampiamente provato, e fossi in voi il cellulare ai vostri bambini non lo comprerei, per questa e per un mucchio di altre ragioni.

Pierinux

UN AVIATORE IRLANDESE PREVEDE LA SUA MORTE

Io lo so che sarà là, da qualche parte tra le nuvole,
sarà là che incontrerò alla fine il mio destino;
io non odio questa gente che ora devo combattere,
e non amo questa gente che io devo difendere;

il mio paese è Kiltartan Cross,
la mia gente i suoi contadini,
nulla di tutto ciò può renderli più o meno felici.

Né la legge né il diritto mi spinsero a combattere,
non fu la politica né l’applauso della folla.
Un impulso di gioia fu, un impulso solitario
che mi spinse un giorno a questo tumulto fra le nuvole;

nella mia mente ho tutto calcolato, tutto considerato,
e gli anni a venire mi sono sembrati uno spreco di fiato,
uno spreco di fiato gli anni che ho passato
in paragone a questa vita, a questa morte

AN IRISH AIRMAN FORESEES HIS DEATH

I KNOW that I shall meet my fate
Somewhere among the clouds above;
Those that I fight I do not hate,
Those that I guard I do not love;

My county is Kiltartan Cross,
My countrymen Kiltartan’s poor,
No likely end could bring them loss
Or leave them happier than before.

Nor law, nor duty bade me fight,
Nor public men, nor cheering crowds,
A lonely impulse of delight
Drove to this tumult in the clouds;

I balanced all, brought all to mind,
The years to come seemed waste of breath,
A waste of breath the years behind
In balance with this life, this death.

William Butler Yeats, dalla raccolta The wild swans at cool, 1919. (Trad. di Angelo Branduardi)

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