Riflessioni


Ci spediscono e  volentieri pubblichiamo. Nessun messaggio politico. Soltanto riflessioni valide in ogni tempo…

Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

Su Youtube: http://it.youtube.com/watch?v=iLw-WLlM9aw

Milano 4 agosto 2008

lettera agli amici di pratica Vangelo e Zen

l’associazione “Vangelo e Zen”
e il centro di Desio

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Inizio questa lettera augurando a tutti un periodo di riposo fisico e spirituale, mentre il sole infuoca questa nostra dimora. Il testo che segue è piuttosto lungo – per cui chiedo scusa – tuttavia importante.

E’ un dovere da parte mia comunicare a chi condivide il cammino Vangelo e Zen le novità che hanno preso forma in questi mesi. Suddivido questa comunicazione in 4 punti:

  1. la prima testimonianza Vangelo e Zen
  2. la “Stella del mattino”. Galgagnano: il suo passato e il suo nuovo volto
  3. la prossima apertura del centro di interculturalità e interspiritualità Vangelo e Zen in Desio
  4. la nascita ufficiale dell’associazione “Vangelo e Zen”

Già più volte vi ho fatto cenno della trasformazione in corso, ma non ho potuto darvi un resoconto chiaro, perché anch’io ero nell’atteggiamento di chi osserva per comprendere ciò che sta avvenendo. Ora, una certa chiarezza è stata ottenuta e le cose stanno prendendo una forma definita, per cui mi è possibile e gradito inviarvi questa comunicazione.

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Carissimi, dal profondo del cuore l’augurio più sincero di una santa Pasqua. Festa che suscita stupore, perché festeggia la vita inseparabile dalla morte e la morte inseparabile dalla vita. Festeggia l’intima natura dell’esistenza quale Pasqua, passaggio.

In questi giorni madre Natura ci regala la sua testimonianza della Pasqua, la primavera, quasi a incoraggiare ogni uomo e donna che lungo la via della croce dell’esistenza semina e coltiva la speranza. I due alberi di magnolia giapponese, uno dal fiore bianco e uno purpureo, che rallegrano le due aiuole dietro il Duomo di Milano, in questi giorni hanno incantato file e file di passanti che, per alcuni minuti, si sono dimenticati che avevano fretta.

La Pasqua, il Passaggio, è la festa della speranza proprio perché celebra che l’intima natura dell’esistenza non è il possesso, né l’autoaffermazione, ma la gratuità. La meta della vita non è il raggiungimento di un paradiso individuale, ma è il battesimo nella comunione della vita eterna. Ognuno è se stesso, essendo dono, comunione, armonia, perdono, sacrificio, pace. Con il pensiero facciamo visita a ogni luogo dove situazioni irrigidite rifiutano di morire e impediscono alla vita di risorgere nuova.

Una visita particolare al popolo del Tibet.

La Cappellania giapponese di Milano nel giorno di Pasqua celebra il battesimo di alcuni adulti giapponesi che da anni chiedono il sacramento della rinascita nell’acqua e nello Spirito! Nella madre Natura e nell’Anima universale di Dio! E lì, come una goccia, scorrere nella corrente della carità che tutto sostiene. OMEDETO! E’ l’augurio giapponese di queste occasioni, e significa letteralmente: la gemma (della grazia che è in te) si dischiude!

La Pasqua di Gesù avvenne la domenica all’alba e ciò consacrò la domenica come il giorno della gratuità. Domenica, ossia Dies Domini, è appunto il “dì del Signore”. Molti oggi preferiscono l’espressione inglese: weekend, ossia fine settimana. Nell’era del profitto, il giorno di riposo dal lavoro è interpretato come il tempo in cui uno deve disbrigare le tante incombenze che la vita ha accumulato durante la settimana dedicata al lavoro. Il giorno di riposo come ripostiglio degli impegni estranei al lavoro. Quindi: weekend”!

Risvegliamo la memoria che la nostra qualità più intima non è il raggiungimento di qualcosa di fuori di noi, ma è lo splendore di ciò che nel profondo siamo. Allora, la Domenica, pellegriniamo alla nostra dignità e facciamone esperienza! Morendo e risorgendo con Cristo. A Gesù un grazie affettuosissimo per averci indicato che la nostra dignità è l’amore: essere amati gratuitamente e amare gratuitamente. Come Dio! Una santa Pasqua!

padre Luciano

Dopo varie sollecitazioni, sento il dovere di esternare il mio pensiero su aborto ed eutanasia. Comincio da una premessa: per me l’unica “morale” che può così chiamarsi è quella universale, radicata nell’imperativo morale che l’uomo sperimenta dentro di sé, e non dall’appartenenza religiosa. Ciò che è specifico di una religione, è prescrizione religiosa, ma non la morale. Quindi rifiuto ogni dicitura quale morale cattolica o buddista. Qualcuno può pensare che ciò sia solo un giro di parole, perché io sono cattolico e prete. Ma il mio essere cattolico e prete non è affatto il mio punto di partenza o il mio criterio di riferimento; è semplicemente la modalità in cui si esprime in me il mio essere vivente. Parlando di morale, per me l’unico ambito è quello di essere vivente umano, nientemeno come chi non è cattolico né prete.

L’aborto e l’eutanasia sono avvenimenti e comportamenti dell’ambito della vita. Per riconoscere l’etica da seguire, sto davanti alla vita e mi lascio interrogare. La vita è grande: quindi ascolto cosa dicono gli altri, anche loro come fenomeni della vita, ma è dalla mia coscienza che, quando tutto tace, mi è indicata la via. So che la mia coscienza ha un fondo profondo: quindi devo continuare ad interrogarmi e ad ascoltare.

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Gesù disse: “A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio“. Queste sante parole hanno inteso liberare l’uomo dal chiudersi dentro gli orizzonti del finito, del contigente, dello storico rappresentato soprattutto dall’ambito politico. Queste sante parole sono un invito a lasciarsi sempre interpellare e invitare dall’oltre i limiti delle nostre scelte storiche, che pur dobbiamo fare con molta diligenza e passione. Queste sante parole sono spesso abusate per provare che l’ambito politico e quello religioso sono due mondi separati, non intercomunicanti, dando il via libero da una parte all’assolutismo politico, dall’altra alla religione come facenda intimistica, consolatoria e avulsa dal reale storico.

Mi sono chiesto più volte quale pensiero, io pur sempre parte del clero anche se semplice prete, debba esternare davanti a ciò che è accaduto e tuttora accade nel mondo politico di questa Italia, mia patria. La lettera aperta di Mons. Bettazzi, presidente di Pax Christi, mi ha dato coraggio. Con le sue stesse parole esterno il mio pensiero. Il travolgere la politica, ambito pubblico, per motivi personali; come l’opposizione bieca che assolutizza se stesso e non può riconoscere alcunché di bene nell’altro, bramosa solo di capovolgere e ghermire, questi atteggiamenti politici - ambiti di Cesare - hanno a monte una radice malsana davanti a Dio e alla società. Sono malsani in correttezza, in equilibrio, in rispetto. Sono malsani di presunzione e carichi di pericolosità, come è tutto ciò che misconosce il giusto limite delle cose.

Saluti p. Luciano Mazzocchi

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