Poesie


Rorate coeli
Pioveva pioveva di primo mattino nel giorno di festa gocce rade bagnavano i marciapiedi d’asfalto e la città era come una conchiglia sonnolenta emersa da un fondale marino Pioveva pioveva sulla città di mare sulla baia e sul porto deserto piovevan le lacrime amare e i dolori di un anno trascorso piovevano come stelle cadenti schegge e scintille roventi piovevano chiodi e bulloni pistole e chiavi di prigioni piovevano a miriadi parole ingannevoli e dannose E a tutto questo frammisto non riconosciuto    non visto un Dio fattosi carne pioveva dall’alto    nascosto
Gianni Gasparini

(Poesia per Natale, ricordando il canto liturgico d’Avvento ‘Rorate coeli‘)

Agostino Rota Martir, che da oltre 10 anni vive in un campo nomadi (vedi articolo sulla rivista “La Stella del Mattino” di Aprile-Giugno 2005), ci manda gli auguri di Natale…

Un pane grande
Se io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane così grande da sfamare tutta la gente che non ha da mangiare. Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole, un pane così verrebbero a mangiarlo dall’India al Cile, i poveri, i bambini, i vecchietti, gli uccellini. Sarà una data da studiare a memoria un giorno senza fine! Il più bello della storia!

(Rodari)

  • RICOMINCIARE
Essere nuovi come la luce a ogni alba come il volo degli uccelli e le gocce di rugiada: come il volto dell’uomo come gli occhi dei fanciulli come l’acqua delle fonti: vedere la creazione emergere dalla notte! Non vi sono fatti precedenti: non parlate di millenni o di giorni o di altri millenni. Né creatura alcuna correrà il rischio di essere sazia: principio altro principio genera in vite irripetibili come le primavere. Io debbo essere un segno mai visto ipostasi del non visto prima, goccia consapevole o perla della notte, il lucente attimo d’Iddio che per me solamente così si riveli e si comunichi. Unico male l’abitudine e la scelta tragica: discorrere invece che intuire. E la mente si popola di idoli e il cuore è un deserto lunare: solo la Meraviglia ci potrà salvare aprendo il varco verso la Sostanza.

(David Maria Turoldo, Il dramma è Dio, Bur, La Scala, 2002)