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Vangelo e Zen

2008 – 2009

Secondo la consuetudine di un piccolo essere vivente detto “donna e uomo”, comparso su un minuscolo pianeta chiamato “terra”, che gira attorno a una stella di media grandezza e luminosità chiamata “sole”, una fra le miriadi di stelle delle miriadi di galassie che popolano l’universo, nel frammento di tempo chiamato “storia umana”, della durata di un miliardesimo del tempo cosmico,

è stabilito

che il 31 dicembre termina l’anno vecchio e il 1 gennaio inizia l’anno nuovo. Per l’avvenimento le donne e gli uomini sulla terra faranno un grande clamore, mentre le stelle continueranno a brillare silenziose. Auguri!

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Vangelo e Zen

Natale ‘08

I cristiani del secondo secolo cominciarono a celebrare il Natale di Cristo nei giorni in cui i romani festeggiavano la nascita del nuovo sole, al solstizio invernale. Nessuno ha ricordato la data della nascita di Gesù di Nazaret, perché chi poteva conoscerla, forse Maria e Giuseppe, non ha riconosciuto alcun senso nel tramandarla. Sì, la nascita fisica è solo una manifestazione della nascita eterna della realtà, come la storia è solo un’onda del tempo eterno. I primi cristiani hanno scelto di celebrare la nascita del Cristo insieme con quella del sole. Il Cristo è Dio che nasce umano; è l’uomo che nasce divino; è tutti noi, è ogni cosa. Dio nasce dal ventre di Maria, Maria dal ventre dell’umanità, l’umanità dal ventre della Terra, la Terra dal ventre del cosmo, il cosmo da ventre di Dio, Dio dal ventre di Maria… e così l’inizio e la fine si abbracciano nell’aspetto più profondo dell’essere che è l’amore; e l’amore non è l’uno che aiuta l’altro, ma l’uno e l’altro che insieme sono; e nessuno, come scrive Paolo nella stupenda Lettera ai Romani, vive per se stesso, ma essendo partorito dal ventre dell’altro è; e, quindi, partorisce l’altro.

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La città di Pisa è quanto mai generosa nell’organizzare conferenze, dibattiti e forum sull’immigrazione, sul valore di una società interculturale che si sta delineando a vari livelli: lavorativo, culturale, sociale, scolastico. Non mancano appelli alla difesa dei diritti degli immigrati per favorire un’integrazione capace di valorizzare le diversità culturali e che eviti le derive razziste.

In genere tutto questo rimane come sospeso, quando i soggetti in causa sono le popolazioni Rom presenti nel territorio Pisano, anzi si assiste ad un tacito consenso degli stessi organizzatori di questi convegni, quando l’Amministrazione di Pisa prende provvedimenti, apertamente discriminatori verso i Rom.

Mentre a Pisa settimana scorsa si svolgeva uno di questi convegni (sponsorizzato anche dall’Amministrazione) il sindaco Marco Filippeschi firmava un’ordinanza indirizzata ai Rom (senza mai citarli!) che, di fatto, autorizza sgomberi di accampamenti abusivi, allontanamento di nuclei famigliari, il divieto di costruire nel territorio comunale baracche, innalzare tende, e prefabbricati, come pure il semplice parcheggio di camper, veicoli e roulotte: “Indipendentemente dalla natura pubblica e privata del luogo.” Un’autentica dichiarazione di guerra a chi vive ai margini della città!

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Vangelo e Zen

15-12-2008

dal Vangelo di Giovanni 1,19-27

In questo brano di Vangelo compare Giovanni detto il Battista, perché dopo anni trascorsi nella solitudine del deserto era rientrato tra la gente e predicava a tutti di “girare la mente”, ossia di librarsi dalle fissazioni e guardare altrove; poi invitava a scendere nell’acqua del Giordano e immergersi nella corrente per assaporare quanto è bello lasciarsi purificare dall’acqua pura. Come si vede, ovunque i maestri dello Spirito hanno insegnato la via del distacco dagli attaccamenti, sia in occidente che in oriente. Come dicessero a chi beve acque impure: prova a gustare l’acqua limpida e fresca di sorgente. Del resto anche l’acqua di sorgente altro non è che acqua che si è intorpidita nei tanti usi e che rientra nel ventre della montagna dove rimane silenziosa a lungo, finché sgorga limpida e fresca. Senza il nascondimento e il silenzio non c’è ritornare puri.

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Vangelo e Zen

7-12-2008

dal Vangelo di Luca 19,28-38 (rito romano domenica 23 nov.)

Il Vangelo su indicato narra Gesù che entra in Gerusalemme cavalcando un asinello che gli apostoli avevano preso in prestito gratuitamente. Gesù sta salendo a Gerusalemme dove sarà condannato e ucciso, di cui egli è pienamente consapevole. Appare più il Vangelo per il tempo di quaresima, ma la Chiesa di Milano l’ha scelto per questa domenica prima del Natale. C’è un intimo rapporto tra il bambino che nasce e l’uomo adulto che muore: nascita e morte sono inseparabili, ambedue aspetti santi e nobili della nostra esistenza. Gesù nasce in una stalla e passa i primi giorni in compagnia con gli animali. Una tradizione dice che il bambino era riscaldato dal fiato del bue e dell’asinello. Gesù poi sale a Gerusalemme a morire, ancora cavalcando l’asinello. Traspare molta mitezza in queste scene. Accogliere la nascita con mitezza, terminare il pellegrinaggio della vita con mitezza. La vita e la morte ci appartengono intimissimamente, perché è ciascuno di noi, proprio io e proprio tu, che vive e muore. Eppure, la vita e la morte sono loro che ci guidano e ci abbracciano. Lasciare che la vita ci plasmi e la morte ci sciolga con mitezza! Si parla tanto del caso Eluana, spesso come se sulla vita e sulla morte l’uomo sappia tutto e possa sentenziare su tutto. Piuttosto l’atteggiamento vero è: con mitezza accompagnare la vita, con mitezza accompagnare la morte. Soprattutto non dobbiamo istigare la vita a farsi nemica della morte, e viceversa; lasciamole amiche.

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Vangelo e Zen

30-11-2008

dal Vangelo di Matteo 25,31-46 (rito romano domenica 23 nov.)

Una nuova domenica (30 nov.) con un nuovo vangelo ci attende, tuttavia scelgo di ritornare sul vangelo letto domenica scorsa nelle chiese di rito romano (tutte eccetto a Milano dove si segue il rito ambrosiano). E’ il vangelo della fine del tempo e del giudizio finale. Qualcuno banalmente interpreta la fine dei tempi come un fenomeno cronologico che avverrà fra un certo numero di anni. La fine dei tempi è una qualità intima al tempo, che è in atto in ogni attimo: ossia il tempo ha l’intima natura di finire. La fine automaticamente è giudizio finale circa l’autenticità del tempo che finisce. Il tempo finendo, si autogiudica. Gesù afferma che il giudizio sarà se abbiamo dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato, il vestito al nudo, la cura al malato, la casa al senzatetto, la visita al carcerato. Quel giudizio, dice Gesù, introduce ciascuno di noi nel regno di Dio o nell’inferno.

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