gennaio 2010


lettera

Vangelo e Zen

31 gennaio 2010

Vangelo secondo Matteo 2, 19-23

Il brevissimo Vangelo di oggi ci narra delle difficoltà di una famigliola profuga in Egitto, Giuseppe, Maria e Gesù; e del loro tribolato rientro al loro paese. Niente di speciale: la famiglia di Nazaret si comportò come tutte le famiglie che devono migrare da un paese all’altro, in cerca di pace. “”Morto Erode…, (Giuseppe) prese il bambino e sua madre e rientrò al suo paese”: prima o poi i prepotenti muoiono, per la libertà degli oppressi. Un antico proverbio dice: al soffio del vento il bambù china la testa fino a terra. Il vento passa e il bambù si rialza”. Gesù disse: “Beati i miti, erediteranno la terra!”(Mt 5,5).

Il messaggio della mitezza mi offre l’occasione per soffermarmi davanti alle considerazioni e domande espresse da alcuni amici alla lettura della mia lettera di fine-inizio anno sulla precarietà. Per queste considerazioni clickare: http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/3779#comments

(continua…)

pubblichiamo due poesie del poeta polacco, sacerdote, Jan Twardowski

  • VICINI E DISTANTI
Perché vedi ci sono alcuni che si amano
e devono incontrarsi per potersi evitare
vicini e distanti come davanti a uno specchio
si scrivono lettere di fuoco e di ghiaccio
si lasciano come fiori abbandonati ridendo
per non sapere fino in fondo perché sia successo
ci sono altri che si ritroverebbero anche al buio
ma si oltrepassano perché non osano incontrarsi
candidi e placidi come l’inizio di una nevicata
sarebbero perfetti ma non hanno difetti

alcuni temono la vicinanza che allontana
qualcuno muore – ovvero sa già tutto
l’amore non si cerca o c’è o non c’è
nessuno di noi è solo soltanto per caso
ci sono alcuni che si amano in eterno
ed è per questo che non possono stare insieme
come i fagiani che non vanno mai a coppie
ci si può pure perdere ma dall’altra parte
le nostre strade spezzate s’incontrano di nuovo.

(continua…)

padova

Lunedì 17 gennaio ore 17.30 – 20.30

incontro con p.Luciano Mazzocchi presso la casa dei Missionari Comboniani via S. Giovanni di Verdara 139, Padova

  • Pratica dello zazen
  • Riflessione sul Vangelo
  • Eucaristia

Portare il vangelo e il necessario per lo zazen

(cuscino o plaid da ripiegare + stuoia o plaid da mettere per terra + calzini)

Un saluto a tutti, Giuliano e Maria

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Scarica il volantino PDF

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Sono prete e missionario. Gli occhi dei bambini e le colline dell’Appennino Emiliano dove sono nato mi insegnano a sorridere. I giapponesi fra cui sono missionario mi educano alla delicatezza. Ma anche sotto queste belle apparenze sento la mia italianità soffocare nel tepore asfittico di una serra astorica, di cui gli avvenimenti di Rosarno hanno palesato l’inconsistenza. Nella mia Italia ci si trastulla davanti alla sfida di cambiamenti storici enormi che tutti coinvolgono, ricorrendo a frasette astute che girano ad altri le responsabilità e tirano la misera acqua di qualche voto al mulino del proprio partito. La nostra è l’epoca della rabbia dei poveri di cui parlava Paolo VI. L’inarrestabile fenomeno dell’immigrazione ne è la conseguenza e non c’è astuzia alcuna che possa sedare quella rabbia. Dirsi delle frasette è un autoinganno. Il malessere è loro e nostro assieme. Se ci sono i clandestini è perché ci sono gli italiani che li vogliono sfruttare in nero; se ci sono le prostitute e gli spacciatori è perché ci sono i clienti che li cercano ai bordi delle strade; se c’è la mafia è perché attorno ristagna diffusa l’omertà. Lo stupro è un fatto terribile! Gli uomini italiani beneficiano dell’abbraccio delle loro mogli e i fidanzati dei loro reciproci baci; inoltre non pochi italiani calmano i loro istinti con la compagnia di prostitute e veline. Io prete, ogni giorno sono confortato dal volto tenero della madre di Dio che mi benedice. Ma quelle miglia di giovanotti che dormono in capannoni dopo una giornata di lavoro in nero sottopagato, senza la consolazione di nessuna tenerezza femminile…, quei giovanotti sono terribilmente esposti a compiere atti terribili. E se io, figlio di stupendi contadini delle colline piacentine, fossi nato là dove loro sono nati, forse anch’io sarei in quella terribile possibilità. Si può capire un altro senza mettersi nella sua posizione?

Senza comprendere che il malessere è comune? Affamati di cibo e di libertà hanno il vigore per attraversare i deserti e i mari. Uno di loro oggi è presidente della più potente nazione del mondo. Verso dove va la storia?

p. Luciano Mazzocchi sx

di Andrea Galli in “Corriere della Sera” edizione di Milano del 7/1/2010

La liturgia ha poi seguito la premessa? «Lasciamo da parte le solite polemiche» aveva detto il cardinale Dionigi Tettamanzi a inizio omelia. Nell’omelia, l’arcivescovo ha parlato di «famiglie dei migranti oggetto di proposte dal sapore discriminatorio»; a omelia terminata, prima della benedizione, sul tema dell’integrazione ha ricordato che a Milano «ci sono occhi chiusi e cuori incapaci di aprirsi»; durante l’omelia, infine, in un Duomo affollato soltanto da stranieri (era la loro festa, in ogni modo qualche vecchietto nostrano c’era, era venuto insieme alle badanti) il cardinale ha visto sull’altare due ragazzini rom suonare il violino, bambine cingalesi danzare nei costumi tradizionali, una piccola filippina appellarsi proprio all’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Perché, eminenza, devi sapere che «se mio papà perde il lavoro non può più avere il permesso di soggiorno e diventa clandestino».

(continua…)

lettera

Vangelo e Zen

29 Dicembre

Vangelo secondo Matteo 2, 1-12

All’Epifania, i bambini con molta cura mettono le statuine dei re magi nel presepio! Il bambino trova ovvio che le stelle guidino gli uomini a incontrarsi. E che, nell’incontrarsi fra gli uomini e fra le cose, si manifesti Dio!

Quest’anno, il presepio della Cappellania giapponese è stato ammirato da migliaia di persone. Il breve servizio trasmesso due volte nel giorno di Natale dal TG di RAI 3 regionale ha invogliato molte coppie a condurvi i loro bambini. Avevamo preparato 2.000 origami per i bambini come ricordo e ben presto finirono; così pure sparirono i 650 fogli di presentazione del presepio da mettere in mano al papà o alla mamma di ogni gruppo famigliare. Il nostro presepio aveva ricreato il giardino tradizionale giapponese con vari alberelli e un vetusto bonsai, davanti a cui, in una distesa di sabbia bianca, avevamo posto le figure in origami dei 3 attori del presepio: Gesù bambino in color oro, Maria in color celeste e Giuseppe in color ocra-terra. Attorno nessuna altra figura umana, ma sassi, sabbia, muschio e, sul gradino sottostante, molti origami rappresentanti animali, fiori e stelle. Le 3 figure sacre del presepio in origami sembravano dare al visitatore la misura della proporzione infinitesimale che l’uomo occupa nel cosmo. Molti hanno ammirato e ripetutamente fotografato il presepio con le tre figure sacre in origami, sperse nella vastità della Natura. Ma ci furono anche reazioni opposte. Un signore italiano, uscendo indispettito, mormorò: Che bisogno abbiamo di prendere dagli altri quando noi abbiamo già il nostro modo giusto di fare il presepio! E una signorina giapponese, che mi confidò di essere studente di Belle Arti a Milano, espresse candidamente il suo disappunto: “Dov’è il presepio?”. “Eccolo qui …”. “Ma questo è un giardino giapponese; non è un presepio con tutte le statuine!”.

(continua…)

Altre foto dello splendido presepio allestito nella chiesa della Cappellania Giapponese in piazza Duomo 18 a Milano, spediteci da Reiko.

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