dicembre 2009
Archivi Mensili
lun, 28 dic 2009
Il regalo di Natale? Più fiducia ai giovani
…contro il declino della Chiesa e della società
di Carlo Maria Martini (Corriere della Sera 24.12. 2009)
È vero che i Vangeli, in alcuni passi, non ci fanno intravedere un futuro dell’umanità caratterizzato dalla fede e dall’amore. Piuttosto ci mettono di fronte a prospettive di crescente decadenza morale e spirituale. Una parola misteriosa di Gesù, tramandataci dal Vangelo di Luca (18,8), ci scuote e ci fa tremare: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». A questo interrogativo, che certo non lascia molto adito alla speranza, si aggiungono frasi come questa: «Per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà» (Mt 24,12).
(continua…)
ven, 25 dic 2009
Scritto da Pierinux in
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PAGLIA:sa di essere provvisoria, cosa di poco prezzo, senza valore e nobiltà, facilmente sprecata, incapace di germogliare, messa da parte senza scrupolo negli angoli più nascosti e scuri.
Eppure, anch’essa ha un messaggio luminoso e quanto mai utile, legato proprio alla nascita di Gesù.
Non fosti proprio tu la prima Nazareth, che con umiltà accogliesti la nascita del Figlio di Dio sulla nostra terra?
E’ vero, purtroppo il PALAZZO DI ERODE nella sua imponenza ci contagia ancora a distanza di secoli:
- quando pretendiamo di essere eterni, indispensabili e cavalchiamo i nostri successi in cerca dei primi posti e riconoscenze..apparteniamo al Palazzo!
- quando in nome di una presunta civiltà cristiana inchiodiamo in croce i clandestini, umiliamo le loro speranze ci comportiamo come Erode arroccato nel suo palazzo, intento a tramare nuove stragi di innocenti.
- quando in nome della sicurezza assistiamo con un silenzio complice e nella più completa indifferenza le demolizioni di baracche abitate da immigrati, gli sgomberi di campi Rom e alla emanazione di ordinanze che penalizzano sempre più e solo i poveri..è perché confidiamo nella solidità del nostro Palazzo, contribuendo a difenderlo con muraglie, steccati e rigide leggi.
Essere PAGLIA è chinarsi, abbassarsi, prima di tutto dentro noi stessi, con umiltà, con senso di gratitudine e luminosità.
Essere della semplice PAGLIA nello stile di Betlemme è accogliere l’essenzialità di un Dio che non teme di farsi “provvisorio” per amore, in un cammino solidale con i poveri della nostra storia, un Amore fragile ma capace di sconfinare sulle tracce degli esuli e dei clandestini, attento ad evitare le sentinelle sguinzagliate dai palazzi, per nascere e partorire ovunque frammenti di Vangelo dal sapore di pane condiviso e di speranza.
Coltano, campo nomadi, Dicembre 2009
gio, 24 dic 2009
Scritto da Pierinux in
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La Cappellania cattolica giapponese di Milano augura a tutti, in particolare ai bambini, la gioia di Natale.
Breve presentazione del Presepio:
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La scena richiama il tradizionale giardino giapponese, dove alberi e fiori stanno in nobile e semplice compagnia con le rocce, i sassi, la ghiaia o la sabbia, il laghetto ecc. Mentre il giardino italiano mira a creare un angolo più bello del resto della terra e quindi abbonda di fiori, quello giapponese vuole piuttosto celebrare la naturalezza delle cose, invitando il visitatore a sostare davanti alle cose come sono. Naturalmente, dietro c’è tanta e tanta opera umana, comunque nascosta. Basti soffermarsi ad osservare un bonsai. Nella notte del Natale tutte le cose stavano là, senza posa alcuna, attorno a Maria e Giuseppe, a loro volta senza posa alcuna. Fu così silenziosa quella note che si sentivano gli angeli a cantare nel cielo.
(continua…)
dom, 20 dic 2009
Villa Vangelo e Zen, Natale 2009
La scena di una di una giovane coppia che va a campi nei pressi di Betlemme, in cerca di un luogo protetto dove dare alla l
uce un bambino, è la vivida immagine dell’oggi che stiamo vivendo. A me evoca anzitutto la scena dei barconi stracarichi di gente che attraversano il mare in cerca di fortuna; in particolare quelle donne con il pancione, rannicchiate nella stiva, che attendono di raggiungere la riva ove poter partorire il frutto del loro seno. Quel frutto, probabilmente concepito attraverso lo stupro subito da parte di qualche violento compagno di sventura, ha la stessa dignità e purezza del frutto del grembo virginale di Maria. E anche quella donna, stuprata violentemente, ha la stessa dignità di Maria così delicatamente accudita dallo sposo Giuseppe. Contrasto di miseria e santità che si perpetua nella barca dell’esistenza, mentre la vita rigermoglia sempre nuova, sotto il cielo terso che avvolge l’alto mare.
Mai come in questa epoca – epoca storica, oppure epoca personale di un settantenne – sento la precarietà che ci avvolge fuori e ci abita dentro. La sento come l’umidità che permea le ossa nei giorni di nebbia. La precarietà del lavoro! Ma anche la precarietà interiore di chi ha e si tiene caro il suo lavoro fisso, perché così può lasciarsi vivere precariamente nella deriva delle cose che capitano. Piace esistere precariamente e vestire casual. Piace non avere confini delineati, per darseli di volta in volta, spostando i paletti in qua o in là, casualmente. In Francia i bimbi che nascono fuori dal legame matrimoniale sono più numerosi di quelli nati dentro la consolidata tradizione della famiglia, sancita in comune ed eventualmente benedetta in chiesa. Oggi, piace andare a campi! Però manca la serena dignità della coppia che prese rifugio nella capanna di Betlemme. Oggi, noi precari, siamo tesi; perfino cupi.
Agostino ha definito la pace Ordo rerum; ossia: la pace c’è quando ogni cosa è al suo posto. Ma, oggi, le cose scomposte appaiono più vere, più se stesse: graffiti, tatuaggi, piercing, jeans casual … Anche noi adulti cominciamo ad amare la precarietà e ad affezionarci alla non compostezza, espressione forse più accettabile che scompostezza. Sentiamo l’attrazione verso la non compostezza, mentre ci rimane il senso del dovere di perpetuare la compostezza e così siamo diventati abili nel provvedere i tempi per l’una e per l’altra. Astutamente separiamo la vita privata da quella pubblica, relegando nella prima l’amicizia verso la scompostezza e nell’altra il rigore della compostezza. Ci piacciono i proclami altisonanti: più l’ideale è alto e lontano, e più è garantito che non disturberà i tempi e gli spazi che diamo al non ideale.
(continua…)
gio, 10 dic 2009

Lunedì 14 dicembre ore 17.30 – 20.30
incontro guidato da Giuliano Burbello presso la casa dei Missionari Comboniani via S. Giovanni di Verdara 139, Padova
- Introduzione e pratica dello zazen
- Lettura del Vangelo
- Studio di un testo religioso della tradizione buddhista
Portare il vangelo e il necessario per lo zazen
(cuscino o plaid da ripiegare + stuoia o plaid da mettere per terra + calzini)
Un saluto a tutti, Giuliano e Maria
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Scarica il volantino
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mar, 1 dic 2009
lettera
Vangelo e Zen
29 Novembre
Vangelo secondo Luca 7, 18-28
Non ho visto nemmeno una puntata della fiction Don Matteo (RAI 1), ma sento dire che riscuote molto successo, audience 7.863.000. Il regista Luca Bernabei crede che il successo venga dal fatto che don Matteo incontra le persone non da quel che dovrebbero essere per giudicare quello che sono, ma da quello che sono per comprendere come dovrebbero essere. La differenza sembra minima; invece è abissale. Il vangelo di questa domenica ci presenta un grande asceta che viveva ai tempi di Gesù di nome Giovanni, a noi noto come Giovanni Battista, al cui nome sono dedicate molte città cominciando da quella che attende i mondiali di calcio: Johannesburg. Giovanni, ben presto aveva lasciato la casa paterna per aggiungersi al gruppo degli Esseni, asceti che vivevano nelle grotte presso il Mar Morto. Queste grotte, riscoperte a metà del secolo scorso, oggi sono una delle principali attrazioni per pellegrini, turisti o studiosi che visitano la Palestina. Gli Esseni ricercavano la giustizia e la pace dentro la più radicale negazione del mondo, convinti che il mondo è definitivamente perduto nella malizia e nella lussuria. Un giorno l’esseno Giovanni, probabilmente percependo insoddisfazione in quell’austerità misantropa, lasciò il deserto e si recò alle rive del fiume Giordano, una posizione geografica e morale equidistante sia dal deserto sia dalle città dove vivevano gli uomini. Quando al fiume ricorrevano i palestinesi, alla ricerca della frescura dell’acqua colà così rara e preziosa, Giovanni predicava loro la via della penitenza austera da lui praticata nel deserto. I penitenti scendevano nel fiume e Giovanni li battezzava nell’acqua; ma a quel battesimo mancava lo Spirito. Forse, immergendo nell’acqua quei corpi sudati, quelle mani e quei piedi incalliti nel lavoro e nel cammino, Giovanni aveva percepito un rimorso interiore per averli in precedenza disprezzati come corpi dediti agli affari di questa vita condannata alla perdizione. Decise, quindi, di mandare due suoi discepoli da quel Gesù, che egli aveva battezzato e che ora predicava come lui, ma non sulla riva del fiume, bensì nel bel mezzo delle città, circondato dalle folle. “Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?”, chiesero i due messaggeri. E Gesù: “Andate a riferire ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me”. Scandalizzati erano gli Esseni e sono gli esseni di oggi: coloro che amano più l’irrealtà che la realtà, che si affezionano più al se stesso della loro proiezione mentale che al se stesso reale, forse cieco, sordo, zoppo, lebbroso e perfino morto.
(continua…)