novembre 2009


lettera

Vangelo e Zen

22 Novembre

Vangelo secondo Marco 1,1-8

Una espressione del vangelo di questa domenica mi risuona molto attuale. Eccola: “Voce di uno che grida nel deserto …”. A pronunciarla fu il profeta Isaia alcuni secoli prima di Gesù. Forse il profeta intendeva proprio il deserto fisico, quello che circonda la Palestina; tuttavia l’espressione è pregna di un senso che va ben oltre la geografia. Dice la sensazione che prova un uomo quando ha esaurito le sue energie per cambiare una situazione caotica e ingiusta, ma deve arrendersi allo scorrere inesorabile delle cose che non cambiano. Vuole gridare, ma la voce gli si mozza in gola perché attorno tutto resta indifferente. Rimane un senso pesante di impotenza e inefficacia. Non è detto che chi grida abbia tutta la ragione dalla sua parte. Può essere il contrario, ma è l’indifferenza e l’immobilità che snerva. L’appello della FAO di qualche giorno fa per l’enorme problema della fame fu voce che grida nel deserto. Questo breve vangelo vuole incoraggiare le grida mozzate di tanti settori dell’umanità, preziose e feconde mentre appaiono inutili e sconfitte in partenza. Sono la brace sotto la cenere che conserva il seme del calore e della luce, mentre attorno è freddo e buio.

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Vangelo e Zen

15 Novembre

Vangelo secondo Luca 21,5-28

Con questa domenica nelle chiese ambrosiane (Milano) inizia il nuovo anno liturgico, due settimane prima che nelle altre chiese del mondo. Essendo la prima domenica, viene spontaneo pensare che il Vangelo letto nella messa riguardi comunque l’inizio di qualcosa. Invece è il Vangelo che annuncia la fine. Nel Vangelo, l’inizio di qualcosa di nuovo si attua con la fine di qualcosa di vecchio. Grande insegnamento per noi tentati di pretendere il nuovo senza mollare il vecchio! Come certe mamme che pretendono di fare la suocera senza mollare di fare la mamma, o come noi preti che pretendiamo che i laici facciano i laici maturi mentre non molliamo di vederli immaturi. La fine che Gesù predice è cruda, come cruda è la realtà.

“Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze … Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti …” . Gesù, benché fosse cresciuto in un villaggio dove la vita si svolgeva piana e serena, previde con una precisione scientifica le catastrofi che sarebbero avvenute nella storia. Sorge la domanda come potesse conoscere così nei particolari il devastante fenomeno del terremoto e soprattutto del maremoto, descritto con impressionante vivacità, mentre nulla di simile accadde in Palestina nell’arco della sua vita. Alcuni studiosi suppongono che tali notizie fossero giunte alle orecchie di Luca, redattore del Vangelo, dalla Pompei distrutta dal Vesuvio. Luca avrebbe usato queste immagini per attualizzare la profezia di Gesù: “Verranno giorni in cui di tutto quello che ammirate non resterà pietra su pietra”. Sta per fare la sua comparsa nelle sale cinematografiche un film che prefigura la fine dei tempi e una delle prime scene è il crollo della basilica di San Pietro con la cupola michelangiolesca, tradizionale vanto della potenza della Chiesa cattolica. Sembra un film blasfemo; invece è evangelico.

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Come potete vedere qui, domenica 15 novembre nel monastero di Bose vi sarà un’iniziativa abbastanza inusuale: sarà dato spazio -con ampio tempo a disposizione- ad un buddista dello zen per esporre una visuale che comprenda buddismo e cristianesimo. Dato il luogo ed il tema penso sia un’occasione rara

Monastero di Bose

I “Confronti” si svolgono attorno a temi capaci di interpellare la nostra fede e la nostra testimonianza nella compagnia degli uomini, e costituiscono un’occasione di incontro e di riflessione per chiunque, nella convinzione che nulla di ciò che è autenticamente umano può essere estraneo al credente.

Ogni giornata prevede un primo incontro alle ore 10.30, l’eucaristia alle 12.00, la ripresa con il secondo incontro alle 15.30, seguito dal vespro.

Ultimo confronto 2009

domenica 15 novembre

Buddismo e cristianesimo: un confronto
Mauricio Yushin Marassi
monaco buddista Zen

da Repubblica, 1 Novembre 2009

martini

Sento viva gratitudine per il cardinale Carlo Maria Martini, per i suoi pensieri, per l’esempio che dà ed anche per l’amicizia che mi ha dimostrato. Infine per l’ultimo suo libro, “Meditazioni sulla preghiera” che tra pochi giorni sarà nelle librerie e di cui l’editore Mondadori ci ha autorizzato a pubblicare un’anticipazione, uscita ieri sul nostro giornale.
Stavo cercando un argomento del quale scrivere per i miei lettori della domenica e i pensieri mi si arruffavano mentre mi cresceva dentro un forte disagio. Il caso Marrazzo? L’omicidio dello sventurato Stefano Cucchi, ucciso a bastonate mentre era affidato ai carabinieri e alla polizia penitenziaria? Lo spettro della disoccupazione che avanza in Europa e nel mondo? La possibilità che D’Alema sia nominato ministro degli Esteri dell’Unione europea e Tremonti presidente dell’Eurogruppo oppure che entrambi restino dove sono? Infine lo stato miserevole della seconda Repubblica, avviata ormai verso un’agonia dalla quale difficilmente potrà salvarsi?

Mi sentivo stanco di visitare e rivisitare problemi importanti ma ripetitivi, che per di più dimostrano un tale stato di degradazione da esser diventati ripugnanti per ragioni estetiche prima che ancora morali e politiche. Sicché mi sono assai confortato leggendo la prosa del cardinale. Ho pensato di cogliere l’occasione che il suo scritto mi offriva e intervenire anch’io sullo stesso argomento.
Penso che i miei lettori ne saranno contenti. Il tema del cardinale riguarda la preghiera dei vecchi. Detto in altro modo – e lui stesso ne fa menzione – si tratta d’una meditazione sulla morte da parte di chi, pur in buona salute, la vede approssimarsi incalzata dal calendario.

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Vangelo e Zen

8 Novembre

Vangelo secondo Luca 23,36/43

“Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

È questo il Vangelo che viene letto nella messa di questa domenica, ultima di quest’anno liturgico. Siccome conclude il cammino spirituale di un anno, è dedicata alla regalità di Cristo, ed è detta “Domenica di Cristo re”. Il cammino spirituale è appunto il viaggio che l’uomo intraprende per maturare la regalità dell’esistenza, sua e universale. Ogni religione offre la sua comprensione della regalità e indica il cammino adatto per raggiungerla. Gesù manifestò la sua regalità sul trono della croce.

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Vangelo e Zen

1 Novembre

Vangelo secondo Luca 14, 1a.15-24

LNelle chiese cattoliche del mondo il 1 novembre è la Festa dei Santi, anche se cade in domenica; invece a Milano la domenica di turno ha la precedenza sulla festa. Il Vangelo che questa domenica ci regala è la parabola degli invitati al banchetto offerto da un signore che nella parabola indica Dio. Il banchetto è il simbolo della festa dell’esistenza compresa come comunione. Gli invitati di riguardo rifiutano l’invito, perché impegnati nei loro affari: chi ha comperato un campo e chi 5 paia di buoi, chi ha appena preso moglie. Comunque, tutti sono impegnati nelle loro cose e vicende. Per questi la vera natura della vita è gli affari privati e individuali. Il banchetto della comunione viene dopo: è solo un accessorio alla vita che rimane fondamentalmente affare privato. La ricchezza e gli onori del loro rango hanno spento o soffocato il gusto di stare assieme agli altri, se non c’è nulla da guadagnare.

Allora quel signore, Dio, dà ordine di chiamare al banchetto “poveri, storpi, cechi e zoppi” e, siccome la sala non è ancora piena, dice ai servi di uscire “lungo le strade e le siepi” e spingere ad entrare chiunque incontrassero. Lungo le strade e le siepi, allora come adesso, non si trovavano persone così per bene! Secondo Matteo, Gesù iniziò la predicazione del Vangelo gridando: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. I poveri sono quelli che accettano l’invito ed entrano alla festa. Per fare festa bisogna sperimentare la povertà: sperimentare la fame per gustare il cibo, la sete per brindare con allegria, il peccato per gioire all’incontro con la grazia. Per Gesù, l’accumulo delle ricchezze che ruba all’uomo l’esperienza di aver bisogno dell’altro e gonfia di presunta autosufficienza è maledizione. “Guai a voi ricchi perché siete sazi” (Luca 6,24-25).

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